Il Signore del Nulla


 

Un giorno qualunque si apre su una crepa invisibile.
Tra feste che si deformano, amori illusori e visioni apocalittiche, prende forma il Nulla: non un demone, ma la trama stessa che divora ogni realtà.


 


 

Era una giornata di primavera, tiepida, quasi banale. Decisi di andare alle terme con Sandro e Giovanni. Un giorno qualsiasi, se non fosse che certi giorni hanno una piega invisibile, un’increspatura nel tempo che li rende destinati.

Le vasche ribollivano all’aperto, e il vapore saliva lento, grigio come fumo di candele. I bambini giocavano spruzzando schizzi d’acqua, le coppie ridevano. Eppure, ogni tanto, mi sembrava che i loro movimenti si spegnessero per un istante, come se qualcuno avesse interrotto il tempo per poi rimetterlo in moto. Guardai Sandro: era intento a parlare con una ragazza sconosciuta, ma la sua voce sembrava arrivare in ritardo rispetto al movimento delle labbra. Mi voltai verso Giovanni: aveva lo sguardo perso, fisso in un punto sopra la nostra testa, e quando lo seguii non vidi altro che cielo.

Fu allora che la scorsi. Vichy, al bar vicino alle vasche. La luce le scivolava addosso come se la seguisse. Era circondata da persone che ridevano, che cercavano di attirare la sua attenzione, eppure i loro volti mi sembrarono sfocati, quasi trasparenti. Lei, invece, era netta, precisa, come se fosse stata disegnata con un tratto più deciso rispetto al resto del mondo.

Mi avvicinai. Fumava, la sigaretta ardeva come una piccola promessa.
«Domani andrò al lago» disse. Bastò quella frase. Mi offrii di accompagnarla. Non pensai. Non esitavo mai con lei, nemmeno quando taceva.

La seguii fino all’ostello. I vicoli della città, di notte, erano pieni di echi: i nostri passi non suonavano uguali ogni volta, a volte erano leggeri, a volte pesanti come se qualcuno altro ci camminasse accanto.

La stanza era piccola, i muri nudi, il letto stretto. Ci sdraiammo. Non accadde nulla. Dormimmo.

All’alba, un suono mi svegliò: un fruscio, come se qualcuno stesse sfogliando pagine invisibili. Vichy era davanti allo specchio, già pronta, truccata, vestita con abiti che la ringiovanivano. «Devo andare a una lezione» disse, come se fosse naturale. «Per i nuovi studenti. Devo sembrare una di loro.»

Non feci in tempo a chiedere nulla. Aprii la porta.

Sul pianerottolo, sospeso a mezz’aria, c’era un vortice. Non era luce. Era tagliente, freddo. Da quella fenditura emerse una figura. Capelli lunghi, corvini; corpo avvolto in un bagliore insostenibile. Tre bocche si aprivano una dentro l’altra, mormorando come un coro di voci sepolte sotto la terra. Attorno a lei, uomini comuni cadevano in ginocchio. Le loro pupille si svuotavano, i lineamenti si scioglievano, i volti si unificavano in un’unica fessura mostruosa. La luce li stava riscrivendo.

Scappammo. In fondo alle scale, due uscite: la piazza interna o la strada principale. Vidi Sandro fuggire a sinistra; noi prendemmo la destra.

Corremmo. Quando sbucammo nel cuore della città ci trovammo immersi in una festa. Musica, luci, tavoli all’aperto, gente che rideva e brindava. Un carnevale che strideva come una risata dopo un urlo.

«Forse era un sogno» disse Vichy. Entrò in un bar, si sedette con altri studenti, come se nulla fosse. Io non riuscivo a scrollarmi di dosso l’immagine del vortice, gli adoratori che si perdevano.

Fu allora che la vidi. Una ragazza biondo platino, occhi azzurri come il cielo. Debole come vetro, magnetica. Stava davanti a un ostello. Mi avvicinai. Svanì. Rimase solo una borsa di vestiti da bambina e un peluche accanto a un cassonetto di vestiti usati. Cercai di infilarla nel contenitore, ma non entrava. Quando mi voltai, la ragazza era di nuovo lì, come se il tempo avesse piegato le sue regole attorno a lei.

Parlammo. Ogni parola era una promessa. Camminammo tra le bancarelle: palloncini, stelle filanti, striscioni. Cercai di abbracciarla. La sua pelle era fredda, ma rassicurante.

Entrammo in un negozio di vestiti. Lei si perse tra i tessuti. La vidi riflessa negli specchi in più forme: bambina, donna, anziana. Poi tornò una sola.

«Sono innamorato di te» dissi.
Lei rise. «Prima devi conoscere mia madre.»

Ci incamminammo in vicoli sempre più stretti. La musica dietro di noi si spense, come inghiottita. Raggiungemmo un arco antico. Una porta nera si aprì su una nebbia viva.

Al centro, sospesa, c’era una donna. I suoi occhi erano pozzi. La sua voce si insinuò nella mia testa.

«Ti ho osservato. Tu che corri, che desideri. Io sono la madre di ogni sogno che svanisce. Io sono il Nulla.»

In quel momento compresi: il vortice, gli adepti, Vichy che negava tutto. Eravamo nel suo regno: il regno dei desideri abbandonati, delle memorie perdute.

La ragazza bionda mi prese la mano. «Se resterai con noi, vedrai ciò che gli altri non vedono. Niente dolore. Niente domande. Ti fonderai con noi.»

Indietreggiai. «E Vichy?»
Lei sorrise. «Un’illusione. Come tutto ciò che credi reale.»

Il cielo si squarciò. Dal blu colò sangue nero. Cadde in gocce incandescenti, dissolvendo tetti e strade. La festa si mutò in urlo collettivo. I corpi si contorcevano, le ossa si piegavano, mandibole che si spezzavano. Dal petto esplodevano bocche nuove, divorando carne e aria.

Sandro emerse. Il volto spaccato, un occhio da cui colava luce acida, dall’altro un fiume di larve. Urlava il mio nome, ma la voce era cento echi. Crollò, stritolato, divorato.

Vichy apparve dopo. Sangue sul volto, terrore negli occhi. «Scappiamo!» gridò. Ma la ragazza bionda le afferrò il cranio. Le dita affondarono come nell’argilla. Un suono secco. Il corpo cadde. Il volto non c’era più, solo pelle liscia e pulsante.

La Madre del Nulla emerse in tutta la sua immensità. Non più donna. Una massa di oscurità pulsante. Occhi che si aprivano e chiudevano come piaghe. Bocche che sputavano luce e risate disumane. Le sue braccia erano colonne d’ombra che stringevano la città.

Ogni edificio crollava, divorato. Le campane suonavano da sole, spezzate. Dalle crepe uscivano mani scheletriche che afferravano chi fuggiva. Le strade si trasformarono in vene pulsanti, fiumi di sangue e denti.

Camminai tra loro. La gente rideva e piangeva nello stesso tempo. Alcuni mi guardavano senza occhi, altri ripetevano frasi identiche, come registrazioni rotte: «È solo una festa… è solo una festa…»

Io caddi in ginocchio. La mano della ragazza era intrecciata alla mia. I suoi occhi erano pozzi di luce. Sorrise.
«Adesso sei con noi.»

Dietro di me, la città bruciava, urlava, si spegneva in una voragine di ossa e viscere.

Non rimase nulla.
Solo silenzio.
E dentro quel silenzio, una risata.
La mia.


 

Tutti i racconti

1
1
7

La grande battaglia del Tempo 3/4

10 February 2026

Quando suo padre lo riportò a casa, Luca prese una decisione. Andò alla finestra e, con la mano, fece un cenno a una forma indistinta che vide avvicinarsi verso la casa e la finestra. «Beh… cosa devo fare? Vengo con te!» «Ti sei deciso finalmente?» «Sì.» «Allora vieni sulle mie spalle… cioè sulle [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
1
10

Tirana è un flipper e noi siamo la pallina

10 February 2026

Al volante c'è un uomo che sembra uscito da un funerale di Stato: abito nero corvino, spalle rigide, un'espressione così cupa che mia madre, sul sedile dietro, si sta già ripassando le preghiere. Per lei non ci sono dubbi: non è un autista, è un becchino. Guida come se dovesse scappare da un fantasma. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

1
1
61

La grande battaglia del Tempo 2/4

09 February 2026

Poi arrivò lei. All’inizio era solo “una collega”. Così disse il padre. «Si chiama Elena.» Luca alzò le spalle. «E quindi?» «Niente. Solo… volevo dirtelo.» Elena cominciò a comparire a casa sempre più spesso. Luca la osservava con un nodo allo stomaco. Un giorno il padre disse: «Ci frequentiamo.» [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

3
2
58

Il Bambino e il Pesce

09 February 2026

Nella storia che sto per raccontarvi, c’era un bambino che un giorno salì su un autobus e si sedette di fronte a una vecchina… Sì, una vecchina! Ma non era una vecchina qualsiasi, parlava e parlava senza fermarsi un attimo. Tra le altre cose, disse al bambino che se qualcuno fosse andato a nuotare [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

5
7
157

Ieri, oggi, e domani?

08 February 2026

Una bella domenica di inizio estate. Il sole non ancora implacabile e una piacevole brezza marina proveniente da Sud, avevano reso l’atmosfera gioiosa e attirato una moltitudine di passeggiatori sul boulevard Prymorskyi che, attraverso l’omonima scalinata, consentiva l’accesso diretto all’area [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

2
2
19

La grande battaglia del Tempo 1/4

08 February 2026

Il giorno dell'incidente che avrebbe cambiato la vita a Luca era iniziato sotto i migliori auspici. Lui non vedeva i suoi genitori così spensierati da molto tempo, e quella gita improvvisata l’aveva accettata più per loro che per sé. L’auto correva lungo l’autostrada, incastrata tra la roccia e [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

7
7
153

La Decadenza della Cultura e il Futuro di una Società in Crisi

07 February 2026

In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, ci troviamo a vivere una situazione inquietante: la cultura, in tutte le sue forme, sembra essere stata relegata a un ruolo marginale. Assistiamo a un fenomeno preoccupante: i giovani sono “educati alla superficialità”, anche tramite l'utilizzo [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Walter Fest: E allora che si fa? la societa' sprofonda e sembra non esserci via d'uscita, [...]

  • Dax: Non preoccupiamoci, ci sarà l'I.A. ad aiutarci...😅 Like

2
3
110

Nel Cerchio Del Tempo

07 February 2026

Quando il sole, nel terso cielo, declina il suo sguardo cocente nel suo dorato seno, e le verdi foglie tremule, al lieve sibilo, sussurrano il loro addio ai nembi che ovattano, l’estate dai fiori si dissolve in un respiro di seta grigia, che, come un sogno che svanisce al primo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Laura Lapietra: Il nostro animo infondo è sempre verde, quando è terso dalla [...]

  • Maria Merlo: La dolcezza del nostro autunno dipinta con parole e immagini molto belle.

3
3
108

Il Grande Anno Errato

06 February 2026

Le diedero un nome fin dal primo giorno, nonostante fosse nata durante il Grande Anno Errato, un periodo in cui, sul pianeta Bioz-4, il tempo era instabile, incerto, sospeso. Il Grande Anno Errato era un vero e proprio “interregno temporale”: in quel tempo stesso non si sapeva più cosa fosse reale [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Lo Scrittore: ai confini della realtà, un mondo immaginario ma non troppo. mondi paralleli [...]

  • Dax: Bella storia...alla fine sono vissuti entrambi. Like

2
3
65

Biografia della morte 2/2

06 February 2026

Tutto era cominciato con un tocco leggero sulla spalla. Ero solo in casa, seduto davanti al portatile. Mi voltai di scatto, ma non vidi nessuno. Mi alzai e ispezionai la stanza: i libri sparpagliati sul pavimento, il letto sfatto, le tende mosse dal vento che entrava dalle finestre socchiuse. Solo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Rubrus: Leggo il racconto come una buona storia di fantasmi, una storia sui confini [...]

  • Dax: Molto carino....ma poi è tornato con Giulia?Like

4
7
114

L’ape, il riccio e il segreto dell’amicizia

05 February 2026

C’era una volta, su una collina morbida e verde come una coperta di velluto, un prato fiorito che profumava di primavera tutto l’anno. Tra papaveri, margherite e campanule viveva Milla, un’ape speciale dalle ali luccicanti. Milla non raccoglieva solo nettare: ogni fiore le regalava un sogno bello. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lawrence Dryvalley: Favola di scorrevole lettura e buoni sentimenti, like di benvenuto! Ciao

  • La poetessa: complimenti per il tuo racconto e molto interessante e hai saputo mettere [...]

2
3
361

Biografia della morte 1/2

05 February 2026

Quella notte sentii qualcuno sdraiarsi accanto a me. Rimasi immobile, mentre il materasso si abbassava sotto un peso leggero. Mi girai di spalle; il suo respiro mi sfiorava la schiena. In silenzio, ci avvicinammo l’uno all’altra come se fosse già deciso da tempo. Quando tutto finì, rimasi sveglio [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

Torna su