-ENTRA IN SCENA DA SINISTRA. LE LUCI SONO DEBOLI. CAMMINA LENTAMENTE. SI GUARDA UN PO’ INTORNO,SENZA CURIOSITA’. SI FERMA AL CENTRO, LA LUCE SEGUE IL SUO CAPO-

 

Non capita spesso, di avere un po’ di pace. La pace quella vera, intendo.

“Perché, ne esiste anche una falsa?” voi, che poi nemmeno vi conosco, direte.

Ma non posso saperlo se lo direte o meno, proprio perché non vi conosco. Quindi, non risponderò.

Non capita spesso di avere un po’ di pace, dicevo. Senza l’aggettivo, che mi pare meglio. Meno complicato. Perché di complicazioni già ce ne stanno tante. Non è necessario immaginare anche un uditorio rompipalle. Che poi è un po’ un ossimoro, non credete? No no, non rispondete, che senno poi che ossimoro è.

 

-ABBASSA LA TESTA E SORRIDE-

 

Mi siedo alla scrivania, va’. Sono così stanco che ho ancora addosso gli indumenti da lavoro. La tuta pesante che una volta era grigia, e per una volta intendo stamattina, è ora di un nero cupo e unto allo stesso tempo. E l’unto che sa anche di cupezza è decisamente la peggiore delle sfumature, perché nonostante sia evidentemente lucido.. non vedete? Mette comunque una gran tristezza.

Ma poi, che ve ne frega a voi?

Ma non vi conosco, quindi non lo so. Quindi magari vi frega di sta storia delle sfumature unte e cupe.

Come vi rigiro, eh! Come sono bravo.

L’unica che non riesco a rigirare come voglio, però, è mia moglie. L’unica che varrebbe la pena rigirare, d’altronde. Perché, amici miei, perché siete amici vero? Ve lo dico in confidenza.. riuscissi a rigirarla come voglio, magari non avrei quest’ansia che mi pesa sulle spalle. La stessa ansia che mi rende gobbo, goffo, pesanti le palpebre e la testa. Per non parlare del collo. Non lo so più quanto è mia moglie e quanto la cervicale a pesarmi su sto benedetto collo.

E pensare che quando ho fatto questa stessa considerazione di fronte al fisioterapista, m’ha risposto: “Gianni! Ma perché no un po’ di ginnastica posturale?” io ho risposto “Alfredo mio. Ma perché no il divorzio?”. E il caro Alfredo, che è uno sveglio, anche se è giovane, o proprio perché è giovane, di rimando: “beh, ci mancano gli avvocati a rubarmi il lavoro!”

E è finita lì, quella conversazione. Che, oddio, m’ha fatto riflettere, sì, ma sul fatto di cambiare fisioterapista!

 

Mia moglie, dicevo. Quell’arpia sta sicuro di là in cucina. Lo so perché quando son passato davanti alla porta chiusa, una volta entrato in casa, ho sentito in sottofondo strani gemiti…capito?... dai! I gemiti di quando si fa quella cosa lì.. dai!.. Su però! Devo spiegarvi tutto?? I gemiti di due…  che copulano…che si riproducono…che scopano! INSOMMA! Volete farmi dire proprio tutto stasera eh!?

NO NO NO, tu non ridere! Non provarci!

 

- INDICA IL PUBBLICO CON L’INDICE, E L’ESPRESSIONE DI RIMPROVERO-

 

Sì sì, t’ho visto! Tu in settima fila! Sì! Tu che fai il serio indifferente ma che sotto sotto stai contando il numero delle file per vedere se t’ho sgamato!

 

-PAUSA SERIA-

 

-PAUSA-

 

-SCOPPIA  RIDERE SONORAMENTE-

 

Che vai a pensare!

 L’idraulico c’è stato settimana scorsa!

 

-SORRIDE-

 

E  poi mia moglie chi se la piglia…

 

-PAUSA-

 

Eeeee, ad ogni modo, stavo parlando di quelle.. com’è che si chiamano.. le fiction! Quelle cazzate epocali in cui ogni ridicolo e insignificante dialogo è interrotto da una scopata. Quelle cose che somigliano ai porno ma so trasmesse in prima serata. Insomma. Ecco, vedete, mia moglie ne va pazza. Da quando ci sono le fiction il destino dell’uomo è segnato irrimediabilmente dall’inSenSato. STUpido. RiDIcolo. InaCCeTTabile paragone con il bellissimo e impeccabile protagonista!

 

-BATTE UN PUGNO SUL TAVOLO E LO SEGUE CON LA TESTA APPOGGIANDO LA FRONTE SULLA SCRIVANIA-

 

-SI RIALZA PIANO-

 

E noi. Uomini tristi e perfettibili, appartenenti al maledetto mondo reale, siamo costretti NON SOLO all’eterna recriminazione per non essere COME LUI

 

-INDICA CON L’INDICE IN BASSO DIETRO DI SE, SENZA PERO’ VOLTARSI-

 

Ma anche, ahimè, a rimanere fuori dalla cucina.

E io, inizio ad avere fame.

 

  • SI ABBASSA LA LUCE PUNTATA SU DI LUI E SULLA SCRIVANIA E SI SPOSTA DALL’ALTRA PARTE DEL PALCO DOVE ORA, ILLUMINATA, C’è’ LA MOGLIE, SEDUTA A CAPOTAVOLA, CON ENTRAMBI I GOMITI APPOGGIATI AL TAVOLO E LE MANI CHIUSE POGGIATE DAVANTI ALLA BOCCA. LA DONNA TIENE IL COLLO LEGGERMENTE SPORTO IN AVANTI E FISSA LANGUIDA UNA VECCHIA E PICCOLA TELEVISIONE CON L’ANTENNA, CHE POGGIA SOPRA UN MOBILETTO DI LEGNO.-

 

  • L’IMMAGINE DURERà POCHI SECONDI, LA MOGLIE STA GUARDANDO INTENERITA UNA SCENA D’AMORE-

 

  • SI SPEGNE LA LUCE E LENTAMENTE TORNA DAL PROTAGONISTA-

 

-CON VOCE CALMA-

 

Allora, ogni sera, quando torno dal lavoro  evito di entrare in cucina. E attendo più o meno un’ora dentro allo studio. Seduto a questa scrivania.

E cosa faccio per un’ora intera alla scrivania?

Beh, signori miei. Quello che non faccio per tutto il resto della giornata. Niente.

Compreso in questo niente, anche se già son convinto che qualcuno di voi avrà da ridire, è compreso il pensare, il riflettere.

Per mettere le mani avanti, vi comunico che innanzitutto questo tipo di niente mi piace da matti. In secondo luogo, rispetto alla quotidiana concretezza del “fare”, il riflettere è un “niente” non come tale, ma in quanto cosa piacevole, gratuita, spontanea. L’unica parte piacevole della giornata. E infine, dettaglio ultimo non per importanza, mi permette di fare pratica con quella questione con cui, ahimè, ho sempre avuto, e sempre avrò, credo, qualche problema.

La questione della libertà.

E non una libertà qualsiasi. Parlo della libertà più bella, la più difficile, sia da accettare che da mettere in pratica. La più pericolosa, affascinante, dolorosa, a volte. La più vera, forse. La libertà dell’individuo. La libertà di sé e per sé. Dell’individuo in sé, e in nient’altro.

No perché, signori miei

 

  • INFORCA GLI OCCHIALI-

Siamo fin troppo abituati a calare quest’io che ci accompagna, e di cui facciamo parte, in mille vesti, in infinite scenografie che ci fanno da cornice, in infiniti contesti di vita che, un po’, ci inglobano, ci assorbono e ci rendono come i colori nei disegni dei bambini. Sfumati.

Fino a che capita che non percepiamo più il reale contorno del nostro essere, e non possiamo fare a meno di sentirlo visceralmente legato al diverso da noi. A quel ‘separato’ che però ci si incolla addosso come un francobollo in una cartolina. E ci spedisce nella direzione prefissata. Che magari nemmeno vogliamo andarci in quel posto, magari nemmeno ci interessa partire. Ma quella cosa fastidiosa e sudata che ci si è appiccicata addosso parla chiaro. Non c’è più confine.

 

  • TOGLIE GLI OCCHIALI, QUALCHE SECONDO DI SILENZIO, SOSPIRA.-

 

Vi ho messo abbastanza angoscia?

 

-CHIEDE QUASI INTERESSATO ALLA RISPOSTA, SORRIDENTE-

 

No perché è normale. Non vi spaventate. Scommetto che già la metà  di voi sta pensando di andare dallo psicanalista domattina.

 

  • CONTINUA  A SORRIDERE-

 

Ma magari è meglio dall’avvocato, no?

… e stavolta vale anche per le mogli!

 

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