Non era agevole arrancare nel fango sulla salita che conduceva ai ruderi dell'antica chiesa ma dovevano farlo costretti dalla polizia. Loro due erano colleghi del professor Martucci ed erano stati gli ultimi a vederlo ancora vivo.

Della vecchia cappella era rimasta intatta l’abside e i suoi due muri laterali su uno dei quali si apriva una volta. L’ambiente era stato illuminato con l’ausilio di potenti torce elettriche una delle quali era puntata proprio verso l’alto.

I due guardarono in direzione di quel fascio di luce ed entrambi rimasero inorriditi.

"Ce la fa dottoressa Lenzi?" domandò l'ispettore.

"Ci proverò" rispose Silvia.

Il cadavere dell'archeologo Saverio Martucci giaceva completamente nudo all'interno di una specie di grande cesta di vimini in cui era stato posto seduto con le gambe incrociate e le mani legate dietro la schiena. La cesta era stata appesa alla volta attraverso delle corde, al di sotto, sul pavimento era stato sistemato un’ammasso di legna e sterpi.

L'ispettore di polizia fece un cenno e la cesta fu calata giù.

“ Se non è troppo, vorrei che lei si avvicinasse professor O’Brien, guardi bene come è stato ucciso.”

Peter si avvicinò con qualche titubanza ed osservò la testa del Martucci, rapata a zero e con un taglio profondo e longitudinale proprio in cima al cranio. Provò disgusto e si voltò rapidamente.

Il poliziotto riaccompagnò fuori i due professori sconvolti. Silvia non si era mai avvicinata troppo ed era rimasta in silenzio.

L’ispettore chiamò il coroner, che aveva già effettuato la ricognizione del cadavere.

“ La morte è dovuta ad un unico colpo preciso inferto con un oggetto contundente, una piccola accetta o una piccozza e risale a non più di ventiquattr’ore fa, l’omicidio è avvenuto altrove perché non vi sono tracce ematiche in loco.”

“ Grazie, è stato esaustivo. Vi è venuto in mente nulla?” Chiese poi ai suoi ospiti.

"Cosa intende?" domandò Silvia.

"Siete studiosi di storia antica, pensavo che le modalità di questo omicidio potessero esservi familiari!"

“ Druidi” Ripose per primo Peter “ Sono stati trovati scheletri in cui pare che la vittima avesse ricevuto un trattamento simile… il sacerdote uccideva il prescelto con l’ascia rituale,  la pira sottostante doveva disseccare il corpo che successivamente veniva sotterrato”

Silvia lo interruppe: “Alii immani magnitudine simulacra habent, quorum contexta viminibus membra vivis hominibus complent; quibus succensis circumventi flamma exanimantur homines.”

“ Come dice signorina?” Chiese l'ispettore.

Tradusse Peter per lei “Altri hanno simulacri di straordinaria grandezza, le cui membra intrecciate con vimini essi riempiono di uomini vivi, accesi i quali gli uomini che vi sono dentro circondati dalle fiamme sono arsi. Giulio Cesare nel De Bello Gallico, così li descrive….”

“ Come pensavo, un rito” scosse la testa il poliziotto.

“ in questo caso però è stato ucciso prima” precisò Silvia titubante.

"Vi devo chiedere di tacere i particolari del delitto, non ho intenzione di alimentare speculazioni pruriginose alla stampa e… di seguirmi in centrale.” li invitò l'ispettore

Silvia e Peter si guardarono non capendo cosa significasse tutto ciò.

Furono interrogati separatamente, volevano conoscere i loro rapporti con il Martucci; la polizia era stata già informata del litigio con Silvia.

 “ E’ a conoscenza dei motivi dell’ultima furiosa lite tra Silvia Lenzi e Saverio Martucci?” chiese a O’Brien.

“ Si”

“ Che cosa sa esattamente?”

“ Che lui le aveva rubato la paternità di una ricerca.”

“ Ne ha mai parlato personalmente con il professor Martucci?”

“ Si.”

Peter tornò  casa molto turbato da quel colloquio e si insinuò nella mente il dubbio che Silvia fosse una pazza assassina, ma come era possibile che una giovane donna da sola avesse potuto avere la meglio su un uomo grande e grosso come il Martucci, trasportarlo e issarlo fino a quell'altezza? Impossibile, a meno che avesse avuto complici. Tuttavia ultimamente Silvia, la donna per la quale aveva un debole ma che aveva sempre preso da lui le debite distanze, era cambiata. Gli aveva confidato di sentirsi osservata da strane presenze ma  si era ben guardato dal dirlo alla polizia. Decise di prepararsi un the da bravo inglese qual era ma gli prese quasi un colpo quando udì una voce dietro di lui: "Ascoltami, pallido figlio delle maree!"

Peter si voltò ed istintivamente afferrò un grosso coltello da cucina "Chi sei? Come hai fatto ad entrare?” urlò.

C'era un uomo dai tratti mediterranei, indossava una tunica corta, un corpetto di cuoio, schinieri dorati ed a tracolla sul lato sinistro portava una spada corta racchiusa in un fodero di cuoio rivestito da una lamina di bronzo.

"Mi chiamo Serthur, ed abito il regno delle ombre!”

Peter brandì la sua arma improvvissata.

L’altro gli si avvicinò incurante del pericolo e con estrema tranquillità allungò il braccio verso Peter, che sferrò il colpo ma oltrepassò la mano dell’intruso che rimase indenne.

“ Non con questi mezzi potrai liberarti di me!” Disse schernendolo.

Peter lasciò cadere l’arma e si appiattì verso la parete.

“ Che mi prenda un colpo!” Balbettò.

“Siediti!” Gli ordinò quella presenza

Gli ubbidì.

“Vuoi uccidermi come hai ucciso il Martucci?”

L’Etrusco rise "non sai usare una spada, né un pugnale, né una lancia, scommetto che non sai neppure menare le mani; le tue gambe tremano e la tua voce è rotta dalla paura, hai la mente offuscata dai pregiudizi perchè credi solo a ciò che puoi toccare. Non riesci a trovare nulla nelle tue conoscenze, che spieghi quello che ti sta accadendo, adesso, qui con me. Sei in preda al panico non è vero? Non sei degno di starle al fianco e dovrei ucciderti se solo potessi! Ma non posso, questo corpo effimero non me lo consente, se non con estremo dispendio di energie che adesso non mi posso permettere. L'uomo di cui tu parli non mi interessa né da vivo e né da morto e riguardo ad Aneitha...”

"Aneitha? Chi è Aneitha?" domandò Peter con un filo di voce.

"Tu la chiami Silvia... ed è la donna che un tempo ho amato e ora corre un terribile pericolo"continuò Serthur "Se ciò che deve avvenire non accadrà, lei morrà e poi rinascerà e morrà di nuovo,fino alla fine del mondo! E’ l’unica occasione per il mio riscatto e perché i nostri spiriti abbiano la meritata pace.”

“ Io non capisco, che dovrei fare?” il giovane professore allargò le braccia.

“ Se le vuoi bene fai quello che ti dirò, tu sarai il mio braccio.”

“ Che succederà?"

“ Il fine di queste cose al nostro sguardo è oscuro, né sappiamo se felice…” mormorò Serthur.

“O sventurato questo ritorno riuscir ne debba…” continuò Peter quei versi dell'Iliade

“ Conosci le odi degli antichi padri, è una buona cosa, presto ci rivedremo e impara ad usare un'arma, pallido figlio delle maree!"

Serthur gli girò le spalle e scomparve, Peter ripiombò come un sasso sulla sedia e mormorò tra sè "Peter, mi chiamo Peter.."

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