Chiusi gli occhi

pensando,

pensandoti;

L’unica cosa

a cui riuscivo a pensare

erano i tuoi occhi,

e a quel modo di battere

le palpebre

e l’incavatura delle sopracciglia,

&

fare di tutta la stanza

un nascondiglio

segreto

tra le tue labbra.

 

I tratti umani dentro ai quali mi confondo,

reduci da una folle ricerca;

É spirito d’osservazione,

(dicono)

saper distinguere chiaramente 
anche oltre lo sguardo.

Poter vedere

ciò che non ho saputo custodire.

Le cose che non hanno avuto ribalta su di me,

che non sono soltanto cose,

ma luoghi

turbolenti

in spazi aperti.

 

Questa carne non ha fuga,  
non può scappare,  
ti contorce,  
una distrazione acuta,  
acuito  
lo spazio sotto ai piedi.

Supponiamo  
le 2 del mattino,  
di incontrarci,  
materializzarci,  
prendendo forma  
come mani che si stringono  
e parole pulsanti.

Ti direi:  
lascia passare questo corpo,  
oppure lasciati attraversare  
come sospiro.

 

Se gli uomini potessero nuotare senza stancarsi,

immedesimandosi nelle creature marine

sino a sciogliere l'arcano mistero

della natura incontrollabile;

per esser mistero,

per esser branchie o

respiro umano,

sino a immergesrsi scandagliando

gli abissi curiosi e oltre,

per esser destino,

per esser uomini.

Di fronte al mare nessun uomo è un isola,

è estensione di egli stesso come spazio,

come confine!

Abbiamo raccolto l'ultimo fiato a pieni polmoni, come inteso,

abbandonando ogni terrana cosa

senza mai più trasalire.

Se fossimo umani,

cari pesci,

capiremmo cosa vorrebbe dire chinarsi a cogliere una pietra,

scorgendoci verso il mare.

 

Abbiamo ceduto il passo ai toreri,

concludendo il conguaglio novizio.

Il Paseíllo fu breve, intenso,

Chi non conosce la morte

non ha mai osato,

nè provato sentimenti reali.

Destreggiandoci fra un tavolo di persona senza proferire parola.

Silenzio come colpa,

abbiamo saputo delle incertezze della pace

combattendo un rituale moderno.

Io me ne intendo di bevute folli,

di occhi di donna,

di sacro spirito.

Ebrezza

non è che dare alle fiamme se stessi.

Beviamo:

alle gesta eroiche,

agli sciocchi sorrisi,

al barlume lontano ove lavorano i ricordi.

La fiesta è cominciata

ed è già finita.

Ci siamo guardati negli occhi

facendo finta di niente,

senza premura di sceglierci.

 

Dio conosce le tue abitudini,

e anche tu le conosci.

Lascia che questo fiato

ti raggiunga

come un corridore

all'ultima curva.

Lascia che queste parole

ti osservino,

che siano quadro

che non distoglie lo sguardo,

e che queste mani

ti afferrino

saltando insieme

le barricate oltre le margherite per non stropicciarle.

Osserva

l'estate

raggiungerci impreparati;

Ricorderemo le mani intrecciate più del sole, più del tempo se dovuto.

Resta,

qui,

dove nulla fiorisce per caso.

 

Ho le mie poesie d’emergenza,

Ho le mie parole

(Per fortuna)

Diventano note,

Oppure notte.

È uno stridolio di ruote,

Una frenata

Che diventa non so cosa.

È uno sguardo sconosciuto che ti osserva,

il finestrino

ove si specchia la strada che passa e tu insieme a lei.

Ho le mie rotte,

indecifrabili coordinate che non riconoscono

la mia stessa calligrafia.

Ho il mio cuore e pezzi di stoffa

per far parte

del mistero associato ad esso;

Per dire é solo un altro giorno,

o un altra notte che passa

e io ci sono dentro 

con un bicchiere in mano 

e mille parole non dette.

 

Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che il tempo non esiste,

E da altri presupposti.

Supponendo

diverse condizioni

di energia.

Abbattere;

Non continuare a leggere se non hai mai visto il poeta ubriaco di prosecco e altre idiozie;

Scorro le dita su questa tastiera affinché tu possa capirmi.

Marzo è stato figlio di un tempo mal speso.

 

Degli istanti che non hanno sguardo,

cauti, leggeri,

di quelli che

guardando lentamente,

attendono che svanisca

il riflesso dietro l’angolo,

oppure

il luogo ove bruciano gli amori finiti;

Non c’è musica,

né ragione di sregolatezza.

È tale il desiderio

che alla fine non desideri più.

Nessun pericolo,

né alterazione:

due gocce d’acqua

ciascuna necessaria ad essa:

di luce,

di musica,

di altre virtù,

fino a subire un involuzione nel movimento.

 

Il domani non è un giorno semplice

e non lo sono i tuoi occhi

mentre cerchi di prender sonno

materializzandoti

come animale dormiente.

Non lo sono stati mai

quando indomitamente

hai cercato di raggiungere con lo sguardo

quella barca in fondo al mare;

Hai concesso a tutta la tua attenzione

di osservare

e alla fine vedere,

scoprendo i motivi delle tue esperienze,

annegando

con gli occhi chiusi.

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