Quando Irving Crane spese oltre 150 dollari in attrezzi di giardinaggio, tutti, a Lonefrost, pensarono che fosse uscito di testa. I Crane – e Irving non faceva eccezione – riuscivano a far appassire anche i fiori di plastica.
La notizia corse di bocca in bocca, tra scuotimenti di testa e sospiri compassionevoli, ma nessuno fece commenti troppo feroci. Barbara, la moglie di Irving, se n’era andata con quel decoratore d’interni e, insomma, Irving meritava un po’ di rispetto e considerazione.
Essere piantati era già brutto, ma che il cornificatore fosse un tale che sbarcava il lunario riempiendo di perline colorate, mandala e altri aggeggi da finocchi le ville di quei ricconi dalle parti del Castle Lake, be'… era francamente troppo.
Quindi, se Irving intendeva buttare alle ortiche – sempre che fosse riuscito a farle crescere – un’inveterata tradizione di famiglia, che facesse pure.
E poi, chissà, avrebbe potuto uscirne qualcosa di buono. Per esempio, se le fosse cresciuta davanti un po’ d’erba, o qualche albero, o addirittura qualche fiore, la vecchia, scrostata casa dei Crane, che sorgeva in fondo a King Street, avrebbe avuto un aspetto più decente.
Noi ragazzi ci passavamo davanti ogni volta che andavamo a fare il bagno nel Kenduskeag, da quelle parti ancora lindo e cristallino.
Spesso ci fermavamo davanti al mucchio di rottami (auto, mobili, elettrodomestici, attrezzi agricoli e chissà cos’altro) che Irving lasciava a marcire (a frollare, diceva lui) nel giardino terroso sul davanti.
La scusa era che, una volta o l’altra, Irving avrebbe riutilizzato metallo, vetro, gomma o legno, ma tutti sapevano che quella ferraglia era destinata a trasformarsi indisturbata in quieta, placida ruggine.
Il mucchio di rottami era la versione locale della Grotta di Alì Babà, soprattutto da quando avevamo scoperto che c’era un po’ d’erba nascosta dentro un frigo arrugginito e che Georgina Shuster e Tony Blaine ci davano dentro come ricci sul sedile posteriore di una vecchia Pontiac.
Dal canto suo, Irving Crane era lo Strano Vecchio In Fondo Alla Strada.
Irving aveva poco più di cinquant’anni, ma a noi, che andavamo per i dodici, bastava e avanzava e poi penso che anche voi abbiate conosciuto uno Strano Vecchio In Fondo Alla Strada. Se non vi è successo vi è mancato qualcosa.
Il fatto era che c’erano delle storie sul perché Barbara Crane aveva deciso di non essere più Barbara Crane e diventare Barbara Diosolosacosa.
Il fattaccio era successo prima della nostra nascita, ma le storie di corna, nelle piccole comunità rurali come Lonefrost, dovevano tuttora essere tenute nascoste alle orecchie pure dei bambini. Avevamo così i bisbigli, le occhiate, i doppi sensi, le dicerie e, in fondo, era anche meglio, soprattutto se si pensava che, per andare al cinema, si doveva scendere fino a Castle Rock e spendere un quarto di dollaro.
All’ombra della grande quercia che cresceva di fronte alla casa di Irving, proprio dove King Street si restringeva e sterrava prima di trasformarsi in sentiero, ci raccontavamo l’un l’altro un mucchio di storie, in parte inventate e in parte no.
Per esempio, ci dicevamo che un sacco di ragazzi, in paese, potevano vantare gli occhi azzurri e i neri, fluenti capelli di Barbara Crane, oppure che laggiù, in quella casa piantata ben oltre il limite del bosco, quasi ci fosse entrata di soppiatto, succedevano strane cose– e, nella parola “cose” erano racchiuse infinite, allettanti, proibite potenzialità.
L’anno in cui Irving Crane si dedicò al giardinaggio, però, avevamo un nuovo racconto da narrare, una storia che era solo nostra perché noi l’avevamo scoperta per primi.
Quell’estate, infatti, fu chiaro che il vecchio Irving aveva infranto la maledizione di famiglia.
Mentre il mucchio di rottami continuava a disfarsi tranquillo e mentre un temporale apriva un buco nel lato del tetto che guardava a sud ovest, il giardino di Irving Crane, l’unico tra i Crane, era fiorito.
Era verdura, per lo più. Pomodori, zucchine, zucche, bietole, cavoli, spinaci, fagioli, patate, insalata, ma c’erano anche fiori.
Fiori utili, s’intende, dato che dai loro semi si poteva ricavare olio, ma pur sempre fiori.
Girasoli, insomma.
Non sono fiorellini, casomai qualcuno non lo sapesse. Sono padelle sgargianti e dorate, alti anche un paio di metri, con una corona di petali gialli, vistosi come la corona di un re, e un ammasso di semi che, a guardarli con la luce giusta, sembrano occhi di un insetto gigante.
Erano spuntati ridosso allo steccato, crescendo straordinariamente in fretta, quasi a compensare tutte le generazioni di vegetali assassinate dal pollice grigio dei Crane, e premevano sulle vecchie assi come se volessero romperle e invadere la strada.
Erano strani, sì.
Fu Connie Chambers a capire il perché, in un torrido giorno di luglio nel quale era venuta a fare il bagno nel Kenduskeag – le ragazze potevano ancora andarsene a zonzo con noi, non c’era nessuna ragione per cui smettessero di farlo, ma, improvvisamente, c’era una ragione per non dirlo ai nostri genitori, anche se non avremmo ben saputo o voluto dire quale.
«Non seguono il sole» disse lisciandosi i capelli ramati (erano quei capelli la ragione per la quale non avevo detto a mia madre che Connie si era unita a noi? Poteva essere) «si girano dalla parte opposta».
Era vero.
Non c’era molto sole intorno alla casa di Irving, giusto quel poco che filtrava dai rami degli alberi (la contea non si curava di potarli: quel vecchio orso abitava troppo fuori mano), ma quei fiori non lo guardavano mai.
Al mattino, quando la luce batteva impietosa sul mucchio di rottami e sul fin troppo rigoglioso giardino di Irving, erano voltati verso la casa come vecchi scontrosi, mentre al pomeriggio, quando il sole si era ridotto a una striscia luminosa arrampicata sul tetto malconcio, erano voltati verso King Street, chini come passeri sul becchime.
Erano sempre voltati verso l’oscurità.
Fui io a trovare loro il nome, forse per la stessa ragione per la quale sono io e non Connie, anche se è diventata mia moglie, a scrivere queste righe.
Girasoli che non seguivano il sole, ma le tenebre, rivolti verso il lato sbagliato del mondo.
Girabuio.

 

Tutti i racconti

0
0
4

9 domande e mezza all'artista che vede l'immensità a luce spenta

... per poi illuminare di bellezza lo spazio

03 January 2026

Amici lettori questa è un'intervista, il tema mi è caro e lo sarà anche per voi perché l'arte è un gran bene, quindi eccomi a presentarvi un artista che fa del suo linguaggio un libro aperto nel quale attraverso le immagini vedrete storie e ambientazioni viaggiando in un fantastico immaginario [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

0
0
2

Il bambino 1/2

03 January 2026

I — Il Presagio (72 ore all’attacco) Il bambino sapeva dell’attacco. Non perché qualcuno glielo avesse detto: le parole erano entrate nella sua mente in sogno. Una voce aveva attraversato il silenzio, una voce antica come la terra gli aveva lasciato un numero nitido nella mente: tre giorni. Da [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

3
6
55

Il copione 2/2

02 January 2026

La sera seguente l’atmosfera è cambiata. Alba si muove nervosa, liscia l’abito nero che indossa in modo ossessivo, ogni volta che lo sfiora però sembra irrigidirsi ancora di più. Federico indossa un completo grigio con movimenti meccanici, si muove come un automa. Prima di uscire dalla camera [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Ecate: Grazie per i likes e per i vostri commenti. Volevo sperimentare un nuovo modo [...]

  • Paolo Ferazzoli PRFF: Grazie della spiegazione.
    Un motivo in più per rinnovarti i miei [...]

3
3
55

Teresina 2/2

fingere per non piangere

02 January 2026

«Pasquale! Pasquale…Teresina! Insomma ci senti o no?» «Scusate don Salvatore, abbiate pazienza, ho abusato della vostra guardiola. Stasera non ci sto con la testa, mi sento strana. Sarà colpa del tempo non so. Avete visto che schifo? Me ne sono dovuta scappare e mi sono pure bagnata e con questa [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Rubrus: Il racconto è quasi speculare al suo compagno di uscita. Là il [...]

  • Dax: Un racconto intriso di malinconia e tristezza.Se non ci si accetta non si può [...]

2
3
34

Il copione 1/2

01 January 2026

La sala da pranzo è troppo luminosa data l’ora. La luce del tramonto invece di attenuarsi s'intensifica e scende sulle finestre come liquido dorato che inghiotte le superfici. Le tende bianche sono mosse da un vento lieve, oscillano a ritmo lento e costante, quasi ipnotico. Ogni volta che si spostano [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • GiuliaCango: Bellisssimo racconto a sorpresa finale anche se si tratta della prima parte [...]

  • Dax: Una truffa?Un film? Chissà....Like

3
2
47

Teresina 1/2

realtà nascosta

01 January 2026

Erano le sei del pomeriggio di un giorno di fine ottobre. Il sole si nascondeva dietro grosse nuvole nere spinte dal vento di tramontana. La visibilità in strada era poca e la gente camminava frettolosa. Erano figure senza sorriso, che non si capacitavano di quel cambiamento così inaspettato. Le [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

3
8
134

Boris

31 December 2025

La solitudine in quella buia cantina, abbellita per così dire dalla sporcizia tipica di un luogo trascurato, sarebbe stata insopportabile se non fosse stato per la presenza di quei simpatici amici. Essi erano: tre topi, a cui diedi il nome di Hubert, Marjory e Jeremy, un carismatico scarafaggio [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
5
47

La maga Malvina

Una maga strampalata che cura i malanni dei bambini insieme ai suoi fedeli amici Giulia la gatta e Carletto il folletto.

31 December 2025

In un luogo assai lontano c'era una volta, moltissimo tempo fa, un villaggio su una collina un po' bislacca, ma assai carina con un imponente castello, decisamente strano e un po' mattarello. Il maniero, infatti, era solito cambiare colore a seconda del proprio umore... Ieri rosso, oggi verde [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

8
11
57

Il gatto e il topo 2/2

30 December 2025

In un altro sogno ero nel giardino della villa e Luca era lì, ancora una volta. Il suo sguardo mi diceva di stare attenta. Vedevo poi Marco comportarsi come se stesse pianificando qualcosa di terribile. Luca lo bloccava per proteggermi, era più reale di qualsiasi cosa intorno a me. Al risveglio [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Lawrence Dryvalley: Benvenuta! Onestamente anch'io alla fine della prima parte non avevo capito [...]

  • La Gigia: @Lawrence credo fosse proprio intenzione dell'autore non essere troppo [...]

6
4
47

Il lampo di Natale

30 December 2025

Erano giorni che fervevano i preparativi. Tutti o quasi, sembrava fossero alle prese con acquisti spasmodici come se non ci fosse un domani. Strade affollate, bancarelle prese d'assalto per non perdersi l'occasione migliore, buste stracolme di alimenti e chissà quanti di questi sarebbero finiti [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Rubrus: Non c'entra se non in parte, ma mi è venuto in mente un film in [...]

  • Dax: Scritto bene... purtroppo gli "invisibili" esistono e il protagonista [...]

6
4
56

Il gatto e il topo 1/2

29 December 2025

“Il mio desiderio più grande è vedere un topo che mangia vivo un gatto. Prima, però, dovrebbe anche giocarci abbastanza a lungo.” Da “Il gatto e il topo”, Elias Canetti, 1973 Non avrei mai immaginato che la mia vita potesse cambiare così in fretta. Fino a pochi mesi fa vivevo in un piccolo [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
6
72

Manuale di Zoologia Urbana

Sopravvivere tra Broensis e Ironicus

Miu
29 December 2025

PROLOGO Prima di leggere questo estratto del mio Manuale di Zoologia Urbana serve una piccola prefazione. I nomi latineggianti non sono lì per darmi un tono, ma per catalogare due tipi umani molto reali che mi capita spesso di osservare. L’Homo Broensis, per esempio, è il giovane moderno che vive [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

Torna su