C'era una volta un bimbetto che aveva mille desideri.

Desiderava proprio di tutto, dai balocchi, tanto amati dai bimbi della sua età, fino ai desideri dei grandi: profumi, cravatte, orologi, e tutto quello che gli frullava in testa.

Era, insomma, un professionista del desiderio.

 

Desiderare gli veniva naturale, ma non era sempre stato così: si era allenato a lungo, con costanza e determinazione, per arrivare fino a quel punto, ed oramai per lui desiderare era una bazzecola; era diventato talmente bravo che diverse volte, un po' per caso ed un po' per mettersi alla prova, si era messo a desiderare delle cose senza senso, come una bustina di te impermeabile o una caraffa che segnasse l'ora.

Aveva una predilezione per i desideri più assurdi, quelli per i quali le speranze concrete di realizzazione erano ridotte al lumicino, come la chiusura della scuola o un torrone che non facesse venire il mal di pancia se mangiato tutto in una volta sola: era bello desiderare questi desideri, perché nel farlo il bimbetto si sentiva libero e felice.

 

Non pensiate che questa situazione rappresentasse per lui un idillio; tutt'altro, invece: giorno dopo giorno, dovunque egli andasse, il povero bimbetto era costantemente inseguito da frotte vocianti di desideri da desiderare che gli si accalcavano nella testa, bisticciavano tra loro e mettevano tutto a soqquadro coi loro schiamazzi, fino a quando il povero bimbetto non concedeva loro di essere desiderati, foss'anche per il tempo di una caramella.  

 

Come mai i desideri inseguivano sempre e soltanto lui, è presto detto: per farla semplice, quel bimbetto possedeva un dono fuori dal comune: tutto quello che desiderava, infatti, si trasformava, seduta stante, in realtà.

Non faceva neanche in tempo a desiderarli appieno, i suoi desideri, che se li vedeva realizzare davanti il proprio naso, come il disegno di una macchinina che sfrecciasse via dalla punta della matita che lo abbozzava sul foglio.

 

Lusingato dalla preziosità di questo dono straordinario, il bimbetto lo custodiva gelosamente e lo utilizzava senza sosta, trascorrendo entusiasta le giornate a spremersi le meningi per desiderare sempre nuovi desideri, facendo solo una breve pausa per i pasti e per giocare col suo cane Toffee.
Inutile dire che la sua stanza era piena zeppa di cianfrusaglie di ogni forma, colore, dimensione, accatastate in malo modo per fare spazio a nuovi desideri pronti ad essere desiderati.

Un giorno il bimbetto aveva preso un quaderno nuovo ed aveva cominciato ad annotarli uno per uno, i desideri, man mano che questi si affacciavano alla sua mente desiderosa venendone realizzati: non era riuscito nel suo proposito, tanto erano numerosi.

Dato che sapeva contare fino a novecentonovantanove, il bimbetto aveva concluso che doveva aver desiderato mille desideri.


Ad un certo punto, non riuscendo più a stare dietro a quella che doveva sembrargli una tortura, il povero bimbetto si era recato piangente da una maga, che abitava sul cocuzzolo più alto della montagna, per chiederle di porre fine a questa assurdità. Le aveva promesso che, se lei lo avesse accontentato, avrebbe realizzato un suo desiderio, il numero mille più uno.

La risposta della maga non si era fatta attendere: per spezzare l'incantesimo da cui il bimbetto era stato colpito bisognava desiderare un desiderio assolutamente irrealizzabile, di quelli che mai e poi mai avrebbero potuto essere esauditi.

Il povero bimbetto, sempre più confuso, si era messo a pensare e ripensare alle parole della maga, fino a che non gli era venuta l'idea giusta. 

 

L'aveva sempre desiderato, in effetti, ma sapeva bene che quel desiderio non sarebbe mai potuto diventare realtà.

Vivere per sempre tra le pagine di un libro, diventare il protagonista di una favola che sarebbe passata di bocca in bocca, rendendo felici i bimbetti di ogni tempo e di ogni età: sarebbe stato quello, il suo desiderio irrealizzabile.

Con un pizzico di tristezza nel cuore, il bimbetto aveva tirato un sospiro di sollievo all’idea che, per lo meno, con quel desiderio la faccenda dei desideri si fosse potuta considerare conclusa.


A quel punto, desideroso di distrarsi, aveva aperto il suo libro preferito di favole, che conosceva ormai a memoria, ma… quale meraviglia quando, al suo interno, vi aveva letto…

 

 

“C’era una volta un bimbetto che aveva mille desideri. Desiderava proprio di tutto…”

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