Nel suo celebre libro, Flatlandia, E.A. Abbott discute un ipotetico mondo bidimensionale. L’osservazione cruciale è che, in un tale universo, nessun organismo vivente potrebbe possedere un tubo digerente passante. Questo, infatti, lo dividerebbe inevitabilmente in due parti. Il lettore osserverà come in tre dimensioni la connessione corporea è assicurata dalla terza dimensione.

Anche Liu Cixin, nella sua opera Nella quarta dimensione, esamina il destino della vita in un universo collassato in 2D: morte per fame.
Eppure, un metabolismo è teoricamente possibile in un universo bidimensionale. Sarebbe sufficiente che, in presenza di cibo, l’organismo si invaginasse, inghiottendo il nutrimento, metabolizzandolo e poi scartando i residui per la stessa via, come fanno certi animali semplici, le amebe o le idre. Queste ultime sono animali multicellulari e posseggono un “sacco digestivo” in cui il cibo viene inghiottito, digerito e espulso, sempre dal medesimo orifizio. 

La coincidenza di ano e bocca, tipica dei celenterati, potrebbe risultare sgradevole per taluni. La natura tuttavia ci offre un’altra soluzione forse meno sgradevole, quella adottata dai platelminti o vermi piatti. In tali animali una bocca si estroflette per ingoiare il nutrimento e subito dopo si  richiude per digerirlo. Il bolo alimentare si muove attraverso l’organismo per mezzo del movimento peristaltico di certi muscoli. Quando non sono rimaste che scorie, queste vengono indirizzate verso la superficie dell’organismo e espulse attraverso un ano temporaneo. Il meccanismo descritto permette di costituire un canale in modo che, a ogni istante di tempo l’organismo rimanga connesso, senza doversi dividere in due parti. 
Se quindi, come Nella quarta dimensione, un’intelligenza aliena lanciasse contro di noi un “foglietto bi-vettore”, forse potremmo difenderci prendendo ispirazione dalle idre o dai vermi piatti. Nel primo caso dovremmo rinunciare al lusso biologico di possedere bocca e ano distinti, nell’altro, per assicurare la nostra continuità topologica in 2D, saremmo costretti a ricercare nel tempo una terza dimensione. Ma tant’è.

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