Era la prima macchina che guidava. Aveva un bel po’ di chilometri. Fece benzina. Il minimo. Non aveva soldi. Ma bastava per andare da lei… le avrebbe fatto piacere vederlo con una macchina. Suo padre non lo sapeva. Gli avrebbe dato fastidio che lui quella sera prendesse la macchina senza dirglielo. 
La notte era fredda ma lui era all'apice. “Sono all’apice”, si ripeteva guardandosi allo specchietto. Lei non si aspettava di vederlo. Si erano visti la sera prima. 
Parcheggió vicino a casa di lei. Si incamminó, ma dopo un po’ di metri si fermò. 
Lei stava uscendo di casa e ad aspettarla c’era Giorgio Amitrano, il guizzante centravanti della Saronno F.C. 
Un tuffo al cuore per lui. Lei lo stava tradendo. Chissà da quanto tempo. 
Ritornò alla macchina. Rimase immobile a pensare. Si guardò di nuovo nello specchietto. Non si sentiva più così tanto all’apice. Pensò di mandarle un messaggio ma ci rinunciò. Tornó a casa. Mise la macchina in garage. Suo padre era già andato a letto. Lo sentiva russare dalla cucina. 
Si sedette in cucina a mangiare un po’ di prosciutto. Poi accese la TV. Cercava di non pensare a quello che aveva visto ma l’immagine di lei che usciva di casa e baciava Giorgio Amitrano era lì nella sua mente, appesa come un quadro storto su una parete sporca. 
Gli arrivò un messaggio di lei. “Sto per andare a letto. Ti amo tesoro. Mi manchi.” 
Lo prendeva pure per il culo, la stronza. “Ti amo anche io", rispose. Non gli andava di fare una scenata per telefono. Andò a letto. 
Aveva bisogno di dormire. L’indomani aveva una partita. 
Era il rude e arcigno difensore della Cislago F.C. e lui e la sua squadra dovevano giocare con la prima in classifica, la Saronno F.C.
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