In quel tempo lontano, noi ragazzi avevamo poco da dire. Si cantava a squarciagola, la sera, passeggiando lungo la strada che costeggiava il piccolo lago. Poi radunati intorno ad un fuoco, davamo fondo ad un bottiglione di vino rosso che dava smalto alla nostra gioia di vivere e spensieratezza. Qualcuno aveva portato alcuni pezzi di coniglio arrosto della cena (ne ricordo ancora il sapore sublime), altri del pane, del formaggio e salumi vari. Tutto era talmente in armonia con il cosmo, che nessun debole pensiero avrebbe mai potuto contaminare quell’infanzia straordinaria e oggi irrepetibile per chiunque. Si cantava e si rideva, si sorrideva, si ammiccava senza proferire una sola parola. Si intuiva, si alludeva ...

Matilde si alzava ed io mi imboscavo con lei qualche metro più la dal fuoco fra l’erba alta, mentre un raggio di luna penetrava leggero le nubi nere della notte, come dentro un sogno senza tempo. I risolini ironici degli amici si confondevano con i gemiti dell’amplesso, e ben presto, tutti, dopo un breve e timido silenzio, scomparivano nell’ombra a consumare i loro desideri; grilli, cicale e ranocchie intonavano la colonna sonora di quello spazio arcaico, mentre le lucciole si illuminavano intermittenti come diamanti nella notte.

E non è facile romanticismo o mera nostalgia del tempo che fu, ma il quadro reale di un recente passato che la violenza liberista consumista ha messo a tacere per sempre. Era un mondo semplice, diretto, dove i fatti si anteponevano alle parole, dove l’amore primeggiava indomito sopra ogni cosa.

Oggi un chiacchiericcio assordante e insensato avvolge l’umanità: televisioni che parlano, cellulari che squillano, giornali che trattano, riviste, gossip, messaggi, e-mail, mezzi di comunicazione dai poteri sovrannaturali .. , e dentro tutto questo solo una profonda solitudine, un’abissale infelicità e paura.

Quale futuro potremo mai dare ai nostri figli se non inculchiamo loro l’amore per la natura, la passione, la gioia del lavoro dei campi? 

Dobbiamo insegnare loro la semina oltre il deserto rovente della stupidità umana, perché quel santo giorno raccolgano i miracolosi frutti del proprio sudore, risparmiandoli così dalla paura, dalla disperazione e dalla schiavitù di questa modernità canaglia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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