Sono appena tornato a casa. Sono appena le cinque di mattina. So cosa ho dovuto sopportare.

E vi giuro, cercherò di non farlo più. Ho fatto il cattivo stanotte, mi sono sentito anche male. Ma non sono svenuto. Tutto è iniziato molte ore fa.

''Allora stasera sei dei nostri? Andiamo in discoteca! Dai che si rimorchia di brutto, e so benissimo che ne hai bisogno...''

Ma quando mai?! Io non ho bisogno di rimorchiare, stanne certo. É vero, la considerazione del mio amico non è del tutto errata. E' noto che desidero qualcosa, qualcuno. Ma non di certo una compagna fissa, che ti sta addosso ventiquattro ore su ventiquattro, una di quelle storie che se devi andare in bagno hai l'obbligo di farlglielo sapere per non sentirti dire ''Dove sei stato in questi due minuti?''.

Avrei bisogno di una presenza che mi compatisca, a cui possa esprimere il mio essere me, e basta.

Senza fingere, senza le più colorate maschere per dimostrarmi diverso. Non mi piace chi indossa le maschere. O vestiti attillati e neri per ''dimagrire'' giusto per una sera. Ma questo è il vecchio e famoso discorso della parte mancante.

La macchina era pronta, anche se sembra smontarsi centimetro dopo centimetro, chilometro dopo chilometro.Era una Regata 70, bianca, con paraurti nero. Una macchina molto vintage, una di quelle che ho sempre desiderato di avere. Spaziosa, puzza di chiuso. Il volante era gigantesco, tutto grigio e il clacson faceva un rumore buffo. La macchina era sfornita di servosterzo e per girare il volante ci volevano tre chili di fette di carne, pane in abbondanza ed energy drink a più non posso.

Sono golosissimo di energy drink, ne berrei a litri. Questo penso sia il motivo di una buona parte della mia schizofrenia e iperattività.

Abbiamo fatto una strada di periferia, quasi una scorciatoia. Era buia e sprovvista di luminarie. Non si vedeva un beato nulla, solo i fari della Regata riuscivano a dare chiarezza al percorso. E già mi immaginavo il fine serata con il mio amico alla guida spudoratamente brillo, e vi confido, che mi stava salendo l'ansia. Ma tutta questa ansia raddoppiò appena vidi l'insegna del nuovo ''fantasmagorico, eccezionale, muy caliente'' locale di tutta la città. Ma va all'inferno.

Scesi, ci siamo avviati verso l'entrata. Un uomo abbastanza corpulento e vestito di nero, con due anfibi che neanche un soldato delle SS, controllava i biglietti. Davanti a noi una fila lunghissima.

Ho pensato a mio padre al supermercato quando deve fare la fila per la cassa. Se fosse stato li avrebbe incominciato a sbuffare, ed io ad implorare di starsi zitto. Lo odio quando sbuffa, incomincia a pensare a voce alta, però la maggior parte delle volte aveva ragione, ecchecavolo.

Un cretino ebbe la brillante idea di fare il guappo e di presentarsi davanti all'uomo ''SS'' senza avere il biglietto: ''Tu non sai chi sono. Io sono pieno di soldi, posso comprare te e la tua famiglia. Ora fammi entrare brutto gorilla negro.'' Brutto gorilla negro. Volete sapere che fine ha fatto? Ospedale. In prognosi riservata.

Quell'uomo ''SS'' mi stava sempre più simpatico. Si sistemò la sua giacca di pelle nera, si tirò un attimo su i pantaloni taglia cinquantasei e continuò ad obliterare biglietti. Anche il nostro.

Finalmente, per sfortuna entrammo.

Le persone da escludere sono come quel cretino di prima. I razzisti. Mi fanno veramente schifo perchè hanno paura, provano odio verso le persone di colore. Hanno paura e non so il perchè. Io non ne ho mai avuta. So molto bene che bisogna prendere da queste culture diverse gli aspetti folkloristici, le belle usanze, la lingua, il modo di vivere, perchè mi interessa scoprire cose nuove. Io penso che il centro di tutto questo scoprire cose nuove sia la città di Londra. Le metropolitane sono proprio belle lì. Poi c'è uno scambio culturale enorme dovuto a molte etnie che sono arrivate in questa città per costruirsi un futuro.

Ora vorrei descrivere l'ambiente che ho visto.

Prima di tutto, faceva un caldo boia. Cioè si soffocava. Ma i proprietari non si  accorgevano di quel caldo asfissiante ? Pare di no e secondo me è voluto.

Qui, nelle zone di paese, quelle semplici, quelle non tanto rilevanti né geograficamente e né storicamente, la discoteca è rovinata da una mentalità ottusa, data al pensiero del ''Mi sballo, mi porto una tipa, e chi si è visto si è visto.'' È rovinata dalla clientela appunto. Scadente. E poi dalla gestione, che più che un luogo di musica da ballo la fa sembrare un luogo da very idiot people. In altri posti dove il "clubbing" è una cultura molto più seria non va così, in un posto a caso, Lloret de Mar, dove sono stato e mi è anche piaciuto un casino, la gente va senza problemi, senza far caso a come vestirsi, con il solo scopo di divertirsi. Mi ricordo che la musica era anche abbastanza gradevole.

Dubstep ben calibrata, ben suonata con un nuovo strumento molto particolare detto ''ReacTable'', che sarebbe un grande tavolo touch-screen sulla quale vengono messi e posizionati vari oggetti cubici che generano diverse forme d'onda per formare un pattern sonoro.

Ma lì dentro, in quella discoteca all'ultimo grido (il mio però, quello prima di lasciarci le penne, sia detto), c'era una musica nauseante. La chiamano musica ''House'', ma di house non ha nulla, perchè se lo fosse, la definirei dolce, avvolgente. Costruita mattone su mattone.

La musica house è proprio un obbrobbio.

Per me è assurdo che vengano dimenticati i violini e le chitarre nelle soffitte per sostituirle con l'house, che alla fine fa solo ''Tunz, tunz''. Cioè, ci fossero dei ''Pa, pum, cià, badapum, tà, tam'' la cosa si poteva pur capire/sentire. Ma è un tunz tunz e basta. Per intere e lunghissime frequenze. Non c'è melodia. Non c'è suono. C'è rumore. Ma non inteso come caos; solo rumore, fastidioso, da motosega, da trapano alle sei del mattino e con la sveglia alle sei e mezza.

Barbaro.

Secondo me, ora che è diventata una moda più di qualunque altra moda imposta da oltreoceano,

può essere paragonata ad una patologia grave. Una di quelle che non guarisci più anche se ti fai visitare da uno esperto. Mi da fastidio, sento la necessità di trovare una via di fuga, ma non tanto per me, ma per le mie orecchie.

Io sembravo molto goffo rispetto agli altri. Me ne stavo vicino al bancone in attesa di un cocktail e osservavo attentamente dei tizi spintonarsi per una ragazza. Uno che secondo me, stava applicando la strategia del ''Che dj è questo?''; l'altro, più fisicato e alto, non badava a ciance e faceva intendere alla ragazza che lui era pronto a scatenarsi con lei. Aveva una espressione vuota. Da uno qualunque. E guardava la preda immaginandosi il Leonardo Di Caprio della situazione. Solo che più di Leonardo Di Caprio, assomigliava a Rowan Atkinson, Mr. Bean, quando si accorge di non aver messo il freno a mano e la macchina comicamente va indietro in una discesa ripida, per poi schiantarsi.

I ragazzi che frequentano le discoteche sono chiamati truzzi.

Si sentono dei tipi cool, perchè pensano di avere un bell'aspetto estetico. Sono freschi, per intenderci. Io non sono riuscito a dialogare con loro perchè non hanno neuroni, o se li hanno, fanno tunz tunz, o peggio ancora stanno per scoppiare. Da fonti attendibili, parlano sbadigliando, usando a ripetizione le parole ''cazzo, minchia, bella lì, bum'', mettendo sempre in primo piano il loro essere virili raccontando delle loro straordinarie performances sessuali avute in passato (in genere durano quanto un loro sbadiglio), pensano che il Dalai Lama sia un personaggio di Topo Gigio e guardano i reality.

Curiosità. Questi personaggi guidano macchine di cilindrata cinquanta, con impianto stereo-tunz.

Altra curiosità. Dicono ''Se io avrei'' e scrivono ''Quanti hanni ai?''.

Mi spiegate perchè si fanno i risvoltini ai jeans? Hanno casa allagata?

Poi ci sono le tipe, le ragazze. Finte. O anche vere. Ultimi dati dicono che sono in crescita quelle finte, però.

Dopo questo breve aggiornamento, dico che le ragazze in discoteca sono spassose. Consolanti. Penso almeno che qualcuno più inguiato di me c'è nella faccia dell'universo. Se non fosse per una nota marca di vestiti adatti alle serate di questo genere, non uscirebbero di casa.

Nota marca di vestiti, io ti troverò, e ti farò fallire.

Sono composte da diversi aspetti caratteriali cardine: competitività, invidia e il ''no inibitions'', che riescono facilmente a perdere subito dopo il primo cicchetto di acqua gassata.

Come i truzzi, ci sono delle ragazze fresche. Devono pur sempre accoppiarsi, poverini. Attenzione! Sembrano dolci, di una bellezza oggettivamente riscontrabile, ma sono dei bluff assurdi nel momento dell'approccio.

Intanto il cellulare di una ragazza cade al suolo, non se ne accorge, ed io gentilmente glielo faccio notare.

''Scusa se ti disturbo, il tuo cellulare ti è caduto, tieni!''

''Ma chi cazzo ti conosce? Fatti i cazzi tuoi! Oh cazzo, Gianrenzo! Non ti avevo riconosciuto. Beh grazie, ora vado.''

Oh, no. Anche tu qui.

Mi spiego.

Era una ragazza che conoscevo, frequentavano le superiori insieme, poi lei decise di cambiare scuola. Me la ricordavo più educata però. Comunque lei è e resta tutt'ora una bellissima ragazza. Non la vedo da parecchio, anche se spesso la invito per un caffè, ma lei non mi risponde mai.

Bionda, alta come me. Penso sia fidanzata. Le ragazze che prima erano mie amiche, una volta fidanzate, non mi cagano più. Ma tralasciamo. Posso capirle. O forse no. Perchè il guaio loro è stato quello di conoscere dei ragazzi possessivi e, di conseguenza, sono illuse dall'utopia di un'ancora sicura, di una presenza fissa che gli reca premura verso di loro, cioccolatini assicurati a San Valentino e soldi.

Tutte illusioni, appunto. Tutti capricci, anche.

Io mi vesto bene però, senza saperlo. So evitare le brutte figure, non metto a disagio nessuno. Sono innocuamente feroce. Quando perdo lo faccio con stile.

Non soffoco, vivo e lascio vivere, non posseggo, ascolto. A me piace ascoltare una che mi piace. Voglio farmi fare la testa piena di chiacchere e di fermo immagine delle sue labbra.

Perchè tutte queste belle considerazioni di me poi? Forse volevo farmi figo ai suoi occhi. Ma silenziosamente. Senza volerlo. Dirgli indirettamente, da vigliacchi, che sono quello giusto. E che quel bacio, dietro alla lavagna, da vigliacchi, non l'ho dimenticato mai.

Il tempo passò.

Non combinai niente di che. Assecondavo i miei amici con risate sforzate, ma credo di essermi comunque divertito. Mi sono mascherato da discotecaro per una notte. Non mi è piaciuto, ma come attore non sono male. Dai scherzo, poi quel cocktail era pesante, mi ha aiutato a sciogliermi e a ballare come ballano ''quelli lì''.

D'un tratto quella ragazza di prima viene e mi fa:

''Scusa se prima sono stata stronza con te.'' - e mi baciò. - Di sfuggita, come se fosse uno di quei baci rubati perchè l'attimo non comprendeva nel menù la religiosità del gesto: L'intensità.

La strada era ancora buia. Per radio passavano ''Sunday Morning''.

Poesia. Quelli che l'hanno passata, forse, mi hanno pensato.

Si saranno detti: ''Povero pirla, mettiamoci una canzone per riprendersi.'' Grazie tipi della radio. Siete Rock, io no però. Sono infettato dal germe-tunz, passeranno giorni prima di guarire. Però quella Sunday Morning fu una buona flebo, ci voleva proprio, ci voleva come il parmigiano sulla pasta al sugo di mia mamma, come un bel fiocco anarchico annodato al collo nelle occasioni adatte. Come un se io avessi, coniugato bene.

Sono le sei. Tra tre ore ho l'esame orale di Stato e Pirandello sta ballando la break-dance.

 

 

Tutti i racconti

3
3
70

Dare un colore all’ombra 2/2

01 February 2026

Mentre cercava di capire come entrare senza farsi notare, una porta interna si aprì all’improvviso. Livia si fermò, trattenendo il respiro. Le figure nel magazzino si voltarono, ma non le prestarono attenzione, come se la presenza di estranei fosse normale. Fu allora che notò qualcosa che le [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Rubrus: Piaciuto. Un racconto armonico, con suspence e coerenza interna, un senso esplicito, [...]

  • Rubrus: PS: benvenuto.

3
1
67

La battaglia del generale Luud 1/2

01 February 2026

C’era una volta un cavallo anziano, dal mantello grigio segnato dalla polvere e dalle cicatrici. Spesso si fermava sotto il grande fico, un albero dalle radici contorte e dal tronco ruvido, impregnato dell’odore di terra umida. Restava immobile, il capo appena chino, a osservare il mondo in silenzio. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

3
1
115

Dare un colore all’ombra 1/2

31 January 2026

Livia, supina sull’impalcatura, stava passando un leggero strato di smalto sull’affresco. Con un minuscolo pennello, cercava di ridare luce a quel volto annerito dal tempo. Ogni gesto richiedeva precisione assoluta, il solvente steso aveva tempi specifici e doveva essere applicato senza interruzione [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

10
11
220

Ipocondria

31 January 2026

Marta aveva un rituale. Ogni mattina, prima di alzarsi dal letto, apriva l’app del meteo e poi quella del monitoraggio dei sintomi della salute. Non era, questa, una vera app medica, era più un forum chiamato “Corpo e Disgrazie”, dove utenti anonimi si scambiavano diagnosi improbabili e consigli [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Red roses: bravissimo Dario garbato e pieno di speranza

  • Miriam: me gusta mucho

7
14
257

Pedalata assistita

30 January 2026

Ero già avanti con gli anni quando decisi di passare dalla scrivania alla bicicletta. Cresciuto in un’epoca in cui il “maschio” godeva di esagerati privilegi, a fronte di dover sempre essere degno di appartenere al sesso considerato forte, nonostante la mia interiore certezza circa la parità dei [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Virginia Lupo: buongiorno. Un altro bel lavoro. Prima quello del signor Dario adesso il suo. [...]

  • Luigia: Grazie.

4
8
307

Il predatore

30 January 2026

Il canto stonato di un uccello notturno lo stava facendo impazzire. Quel maledetto gracchiava a singhiozzo come un antifurto e non sembrava intenzionato a smettere. Avrebbe continuato per tutta la notte, non gli avrebbe fatto chiudere occhio, anche perché in quel momento era incapace di ignorarlo. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

1
2
71

L'uomo con la cravatta (2/2)

29 January 2026

“Forse è ora di liberarsi da tutta questa burocrazia” aveva detto un collega mentre lui cercava di raccogliere il tessuto della cravatta adagiato sul tavolo. Poi era avanzato l’omino che, lui sì, indossava la cravatta, e lo faceva con eleganza, garbo. Peraltro era un capo di sicuro pregio, lo si [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
6
114

È arrivata la Befana!

29 January 2026

“Tutto pronto.” Ilaria controllò con dovizia ogni cosa, non poteva permettersi un solo errore. Per giorni si era preparata a quell’evento e sbagliare non era contemplato. Non lavorava da mesi e l'esistenza le aveva già scaraventato addosso tutti i demoni che abitano l'inferno. La perdita dell’impiego [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

2
2
61

L'uomo con la cravatta (1/2)

28 January 2026

Con una strana lentezza, l’enorme ombra cilindrica si allungò sopra la sua testa. Era di tale estensione che non se ne vedevano i confini, ammesso beninteso che ne avesse. L’oblunga oscurità pareva a tratti puntellare il cielo plumbeo, che in effetti figurava fragile e destinato a rovinare sugli [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

5
7
208

Il bambino del tappeto

28 January 2026

C’era una volta un bambino che viveva sotto i tappeti della casa. Anzi, era nato proprio lì, sotto i tappeti. Un giorno la cameriera, spazzando, sollevò un tappeto. Lo faceva ogni giorno, come tutte le cameriere del mondo: ammassare sotto il tappeto lo sporco con la scopa. Ma quel giorno, quando [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • AliDiNotte: Grazie a tutti ma in particolare ad Adribel :)

  • Lo Scrittore: bella storia surreale e fantastica, mi ricorda un film di animazione molto [...]

5
6
72

Cosa successe quella notte

27 January 2026

La notte scelta fu quella dell’11 aprile 1904. Enrico Fumagalli e Sandro Mariani sarebbero entrati nel palazzo del barone Cesare Rodolfo II Alborghetti con l’intento di derubarlo mentre Pietro Locatelli, loro complice, li avrebbe attesi con un’automobile a motore — cosa ancora rara — in una viuzza [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

6
5
127

Il barattolo 2/2

26 January 2026

Luca tornò a casa, lasciò la bicicletta sul vialetto e, con il barattolo ben stretto in mano, salì i gradini della scala a due a due. Aprì la porta e sentì che il televisore nel salotto era ancora acceso. Forse sua madre si era addormentata. Non dovette attendere molto per saperlo. «Dove sei stato? [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Miu: Mi ha colpito il tono quasi normale con cui viene raccontata una storia così [...]

  • Lawrence Dryvalley: Benvenuto Paolo su LdM! Racconto interessante per l'ambientazione e il [...]

Torna su