T.J. Morris si preparò come ogni mattina per andare a lavoro, prese la macchina e una volta in banca, si comportò come sempre: salutò Jack, l’uomo della sicurezza, informandosi sulle azioni che gli aveva fatto comprare e se tutto procedeva bene; nella break-out area, prese una tazza di caffè, salutò una collega di passaggio, poi andò verso la sua scrivania, accese il computer e cominciò a lavorare, se le cose andavano per il meglio nessuno si sarebbe accorto di nulla.

La giornata fu lunga, aveva solo il terrore di incontrare il direttore e, ogni volta che lo vedeva, cercava di scappare, non voleva essere di nuovo intrappolato.

Rientrò a casa e preparò le sacche del riscatto.

 

Ore 16:00. Thomas mise le sacche davanti alla poltrona del salotto. La casa era terribilmente silenziosa. A quell’ora si sedeva sul divano a guardare i cartoni animati con sua figlia Jenny. Ma che fare ora? L’attesa cominciava a deprimerlo, nella testa iniziarono a prendere forma strani pensieri: la figlia che urlava mentre gli veniva strappata dalla mani e portata via chissà dove, o magari incatenata in qualche posto sconosciuto e altre cose orribili. Doveva tenere la mente occupata e calmarsi altrimenti sarebbe impazzito. Provò a chiamare Anne, ma a rispondere fu sua nonna informandolo che la ragazza in quel momento era sotto la doccia. Era ancora in collera con lui, del resto non poteva sperare che le sarebbe passato in un Amen. "Ma forse riuscirò a farmi perdonare in un altro modo, in questo momento ho un problema più grosso da risolvere. Spero solo che la piccola Jenny stia bene. Se solo le hanno fatto del male avranno di che pentirsene, e amaramente..." pensò Thomas.

Il tempo non passava più, cominciava ad essere nervoso e non era un buon segno. Dopo circa mezz’ora squillò il telefono.

«Salve Morris, amico mio, come stai?» Era la stessa voce di qualche giorno fa.

«Bene grazie, ma non sono un tuo amico. Sai che stavo per chiedermi quando ti saresti fatto vivo, cominciavo a preoccuparmi».

«Devo ammettere che hai del fegato, Morris» si congratulò la voce.

«Non hai idea di quanto ne abbia, e ora fammi parlare con mia figlia», la voce di Thomas scattò ferma e sicura, la sua non voleva essere una richiesta ma un ordine, l’uomo chiamò la bambina e le passò il ricevitore.

«Papà dove sei? Il signore mi ha detto che venivi ieri, io ti ho aspettato mapperò non sei venuto», disse la piccola.

«Sì, Tesoro, hai ragione, papà ha avuto tanto da fare e non ha potuto, ma tra un po’ verrò a prenderti. Tu stai bene? Ti hanno trattato bene i signori?», si informò Thomas.

«Sissì, mi hanno comprato il gelato e una bambola...», rispose con tranquillità la piccola, evidentemente non sapeva ciò che le stava succedendo.

«Ok. Basta così, hai parlato con tua figlia, ora parliamo di affari», la interruppe la voce.

«Va bene, ho il tuo denaro, ma c’è un cambio di programma».

«Hey! Morris, non crederai di cambiare le regole del gioco!?»

«No, niente affatto! Ecco, ho una proposta per te, ascoltala e se non ti sta bene mi dirai tu quello che devo fare, ok?»

«Sentiamo».

«Dunque, stavo pensando, non sarebbe meglio se, invece di mandarmi in giro da qualche parte, a lasciare due borsoni alquanto pesanti di carta moneta e tutte quelle stronzate da film, be’! Mi sono chiesto: “perché non farlo venire a casa, così può contare il denaro con calma e quando avrà finito può portarselo via e dirmi dove si trova mia figlia o magari portarla direttamente qui”. Ok!? Che ne pensi, ci stai? Nessun imbroglio, ne da una parte ne dall’altra», contrattò con la voce.

L’uomo rifletté per qualche secondo, forse si stava consultando con il suo compare, Thomas sentì un’altra voce in sottofondo ma non riuscì a capire bene di cosa stessero parlando, dopo qualche secondo:

«Ok ci sto! Ci vediamo da te tra dieci minuti. Ah! Non ti disturbare, conosco già la strada» disse sornione il rapitore.

«Bravo, fa lo spiritoso. A presto, stronzo!» e chiuse il telefono.

 

Tornò a sedersi nel suo divano in salotto e dopo venti minuti udì le gomme di una macchina parcheggiare davanti casa, andò verso la porta e dallo spioncino vide scendere un uomo magro: avrà avuto si e no trentacinque-trentasette anni, capelli castani di media lunghezza, occhiali da sole Ray-Ban, indossava una giacca pesante color muschio, o forse di muschio, pantaloni scuri e scarpe da tennis bianche, sfoggiò un sorriso ammiccante da teleimbonitore e una camminata da vitellone che non gli era nuova, Thomas l’aveva già vista da qualche parte, ma non riusciva ricordare bene dove.


Santiago Montrés

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