Si narra che nelle Terre Lontane, oltre le Colline Silenziose, si estendeva un regno dove non c’era un re e nessun castello opprimeva il panorama con la sua presenza imponente. C’era solo un popolo che lavorava la terra e viveva dei suoi frutti. La gente, felice, viveva in armonia e nei momenti liberi si riuniva per dedicarsi alla musica. Ognuno era bravo nel suonare uno strumento e, insieme, formavano una grande orchestra affiatata. Le fanciulle danzavano librandosi nell’aria con leggerezza, nei loro vestiti colorati, come farfalle variopinte. Le giornate erano sempre piene di musica che si spandeva nell’aria in simbiosi con la natura. Gli strumenti che suonavano erano preziosi e magici, si tramandavano di padre in figlio e tutti custodivano il proprio, con amore. Finora nessun abitante di quel regno si era spinto oltre la barriera delle Colline Silenziose e nessuno dall’esterno era mai entrato in quelle terre. La Foresta Spinosa intorno era un muro insormontabile.

Nessuno di quel regno felice aveva osato uscire dai confini fino a quando Peter, il figlio del fabbro, durante un'estrazione di minerali alla miniera, non provocò il crollo di un cunicolo.

Il ragazzo si salvò riuscendo a buttarsi di lato al cumulo di rocce cadute e rimase bloccato e completamente al buio. Passato il primo momento di sgomento e dissipata la nuvola di polvere che si era alzata, cercò tentoni di capire in che situazione si trovava. Il giovane era ardimentoso e non si fece prendere dalla paura. Tentò di trovare una via d’uscita, ma i suoi tentativi furono vani. Deluso si accucciò per terra per riposarsi. Rimase in quella posizione a lungo, tanto che gli occhi alla fine si abituarono al buio: cominciò così ad intravedere qualche contorno di roccia e si accorse del vuoto che si era aperto davanti a lui. Spinto dalla necessità di uscire, si accinse ad inoltrarsi nel budello oscuro in cerca di un varco. Percorseagevolmente un tratto di galleria in discesa grazie all'altezza della volta, poco dopo, però il tunnel si restrinse e dovette avanzare carponi continuando a scendere verso le viscere della terra. D’improvviso davanti a lui vide un chiarore soffuso, come una specie d'alone fluorescente che partiva dalla profondità più remota. Quella piccola fonte di luce rimbalzando contro le pareti si frantumava in mille riflessi di luce brillante.  Migliaia di piccoli cristalli conficcati nelle pareti catturavano il debole chiarore e lo trasformavano in puntini luminosi, come un cielo stellato. Incantato da quella meraviglia il ragazzo si fermò ad osservare, prese dalla tasca il suo strumento, un flauto a più canne, che portava sempre con sé e Ispirato, si mise a suonare.

Immediatamente una melodia struggente riempì di musica celestiale lo spazio che lo circondava.

Peter, seduto a suonare con gli occhi chiusi, rapito dal posto e dalla sua stessa musica,  non si accorse che  tanti piccoli animaletti cominciarono ad uscire dal buio, dalle fessure nella roccia e che piano piano si avvicinavano a lui attratti dal suono incantato del suo strumento.

Insieme agli animaletti apparvero anche  piccoli folletti con dei vestiti dalle fogge strane, colorati di rosso e argento con dei berrettini neri. Avevano le orecchie lunghe, aguzze e la faccia rugosa.

In breve attorno al giovane suonatore si era formata una folla d'animali e folletti. Gli strani omini si misero in cerchio per seguire con attenzione il suono che scaturiva dal quel piccolo pezzo di legno.

Sentendo che qualcosa era cambiato intorno a lui, Peter aprì gli occhi e per poco non urlò dallo spavento quando si vide circondato da strani esseri e da un numero enorme di insetti e piccoli animali che non aveva mai visto.

- Aiuto! – esclamò impaurito – Chi siete? Cosa volete da me? Andate via!

- Calma ragazzo. - gli rispose uno dei folletti che aveva una barbetta rossiccia e un cappellino a triangolo color oro – Non devi spaventarti, anzi direi che dovremmo essere noi a tremare: è la prima volta che un umano ci vede, e se si viene a sapere che esistiamo, qui dentro non ci sarà più pace. Dimmi come mai ti trovi qua sotto. Non puoi e non dovresti essere qui, la tua galleria é sopra di noi!

- Per il momento sono io ad essere spaventato. - rispose Peter ancora scosso - Non ho mai visto esseri come voi, eppure vengo sempre in miniera per prendere il ferro. Io sono il figlio del fabbro e il ferro è il nostro lavoro!

- Lo so benissimo che cosa fate! Ma forse non sai che tutta la terra, dove siete voi adesso, è sempre stata nostra da quando avete cominciato a scavare qui nella miniera.

Il nostro regno era il bosco dove vivevamo felici, insieme alle fate e agli elfi, adesso siamo costretti a vivere sotto terra, avendo perso, per colpa vostra, la libertà di andare in superficie. Spero che non vorrai divulgare la notizia di averci visto, potresti pentirtene. Segui il mio consiglio: dimentica quanto è accaduto e vattene subito.

- Davvero mi chiedi troppo: come faccio a non raccontare cosa ho visto? E poi vista la mia prolungata assenza mi chiederanno cosa mi è successo. Per la faccenda di andarmene subito era proprio quello che stavo facendo, quando è crollato tutto e mi sono ritrovato qui.

- Bene ragazzo! Credo che dovrò ricorrere ad altri mezzi per evitare di farci scoprire. Intanto mi dici com’è che sai suonare così bene, mi ricordo che nel mondo esterno il re aveva vietato ogni tipo di musica. Perciò le colline furono chiamate Silenziose, ogni tipo di musica era vietata.

- Quale re ? - rispose stupito Peter – Noi non abbiamo nessun re, sono secoli che ci siamo solo noi, il popolo non è governato da nessuno, viviamo felici con il lavoro e la nostra musica, ognuno di noi ha un suo strumento, le ragazze, invece intrecciano danze.

Il folletto rimase a sua volta meravigliato da quanto stava dicendo il ragazzo. Nessun re! Com’era possibile? Quello che c’era, che fine aveva fatto! Un popolo senza una guida com’era possibile?

- Ascolta ragazzo, non è che mi stai raccontando frottole, nessun re dici, quindi vi governate da soli?

- Non capisco, che significa, governarci da soli? Viviamo la nostra semplice vita di contadini quali siamo: coltiviamo la terra, prosperiamo, quando i raccolti sono buoni, e facciamo sacrifici quando invece non va bene. Non abbiamo bisogno di un re che ci dica come vivere. Nei momenti liberi ci riuniamo e suoniamo la musica. Le colline ci proteggono, la Foresta assorbe tutti i rumori e gli esterni non sentono nulla. Credo che nessuno sappia della nostra esistenza, come noi non sappiamo di voi.

- Interessante - disse il folletto che sembrava essere il capo di tutti gli altri – Questo cambia molto le cose. Noi, quando vivevamo nel bosco, eravamo come voi, amavamo suonare e ballare proprio come voi. Ma poi il re lo proibì e ... Oggi ci hai attirato allo scoperto grazie alla tua musica. Dici che ci sono altri, che suonano…

- Certo, l’ho detto, sappiamo suonare tutti! Siamo liberi, facciamo musica dove e quando vogliamo.

- Bene ragazzo, ora t'indicherò la strada per uscire da qui sotto. Torna pure a casa, ma rimane il patto di non rivelare la nostra presenza, almeno per il momento. Dobbiamo prima verificare se stai dicendo la verità. Dopo, può darsi che ci faremo sentire e vedere. Intanto, se ti fa piacere,  puoi tornare a deliziarci con il tuo strumento. Devo riconoscere che sei bravo e la tua musica ci allieta molto. Come ti chiami ragazzo, così che posso ricordarlo?

- Io sono Peter, il figlio del fabbro. Mio padre suona i tamburi. - poi sorridendo continuò:- E' abituato a martellare! Tu chi sei, come ti chiami?

- Io sono il capo dei folletti che vivono in queste gallerie, il mio nome è Trupi e, se vuoi saperlo, un tempo suonavo il violino, ma sono anni ormai che ho smesso.

- Allora potremmo suonare insieme, mi piace il violino, credo che fra noi ci sia  solo un suonatore di violino, ma non troppo bene, ed è  molto anziano.

- Addio ragazzo. E'ora di uscire. Se le cose andranno bene, forse i nostri popoli potranno riunirsi e vivere in pace, nel regno della musica e dell’armonia.

- È una gran bella cosa che non ci siano regnanti che impongono leggi. Questo dovrebbe essere lo spirito di ogni popolo, poter vivere la propria vita, nel bene nel male, ognuno artefice del proprio destino.

Pronunciate le ultime parole, in un guizzo,Trupi scomparve così com’era apparso. Peter, rimasto solo si scoraggiò non avendo avuto indicazioni per uscire e stava per inveire contro lo strano essere che lo aveva ingannato quando sentì un rumore alle sue spalle: scorse una gran luce che proveniva da un’apertura nella roccia e attraverso di essa vide i prati verdi e, in lontananza, le prime case del suo villaggio.

 

Tutti i racconti

2
1
9

Storto 2/3

14 August 2026

Angela era la sorella di Tornado (avevamo tutti dei soprannomi, più o meno altisonanti, solo Storto era Storto e basta) e, dato che tutti eravamo più o meno coetanei, era già donna mentre noi eravamo ancora bambini. Si era presa una cotta per Storto, forse per quella strana, misteriosa legge che [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

2
1
5

Sogno Fiorito

14 August 2026

Dischiudi un sogno nel cuore come un fiore nel suo giardino, e lascia che il suo olezzo inebriante invada quel sorriso, inarcato dolce come miele sul davanzale della speranza. Destati dalla pigra indecisione, sotto le secche fronde nel loro lento stormire, confuso col fruscio interiore che ti arresta [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

7
7
40

Storto 1/3

13 August 2026

Storto era un tipo freddo. Per questo, d’estate, ce lo tenevamo accanto. Suo padre, negli anni ’60, aveva lasciato il paese andandosene al Nord, da dove, ogni anno, riportava questo strano figlio dagli occhi grigi e freddi come certe albe a novembre. Lo chiamavamo Storto perché aveva un sorriso [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • zeroassoluto: Sempre queste femmine che cercano di rubare la scena... vediamo un po' [...]

  • Ondine: Chissà se c'è un personaggio in particolare che ti ha ispirato. [...]

5
4
28

L' abbraccio

13 August 2026

E’ nel tuo abbraccio che trovo conforto. Così come una nave, nel suo porto d’arrivo, può rilassarsi, così io, tra le tue braccia, posso tirare un sospiro di sollievo. Il mondo è lì fuori, che corre, che urla, che brucia. Ma io ora sono qui. Il tuo abbraccio è il mio porto sicuro. I nostri respiri [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Dax: Bello...dovrebbe essere così per tutte le coppie, per madre e figlio, [...]

  • zeroassoluto: Un abbraccio così... difficile da avere e forse più difficile [...]

7
9
58

Ruggine

12 August 2026

Non ricordo neanche da quando sono qui Ferma, immobile, imprigionata In questa vecchia fabbrica abbandonata Come aspettassi un giro di chiave alla porta che faccia ripartire anime Ma non è avvenuto, e dal tempo che son qui non avverrà mai Perché son rimasta qui E sempre nello stesso punto Qui uomini [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Ondine: Originale, e sì, anche un po' malinconico perchè alla fine [...]

  • Rubrus: La ruggine, da segno di sfacelo e in alcuni casi persino di ostilità, [...]

4
8
59

Il mistero dell’ombra rinfrescante

12 August 2026

Da giorni il termometro continuava a fermarsi tra i trentotto e i trentanove gradi, ma la sensazione era che qualcuno si fosse dimenticato un enorme forno acceso sotto la città. Il sole faceva la sua parte, certo. Ma il peggio sembrava arrivare dal basso. L'asfalto restituiva il calore come una [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Ondine: Mi viene in mente che ai giorni nostri ma in questo caso in un mondo realistico [...]

  • Lo Scrittore: storia interessante e riporta alla mente un po' il discorso sui posti turistici [...]

7
7
41

La Piscina

11 August 2026

Tra le poche qualità che mi rendevano appetibile sul mercato delle piazze romane della mia adolescenza, da outsider di scuola inglese senza il curriculum condiviso di interrogazioni traumatiche, faide con i bidelli e tiranniche professoresse di latino, (noi studiavamo lo spagnolo), era il fatto [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

4
11
47

La nave di Teseo

A volte qualcuno torna nella nostra vita. Il problema è che noi stiamo ancora aspettando la persona che se n'era andata

11 August 2026

Ci sono persone che non perdiamo quando se ne vanno. Le perdiamo quando tornano. È successo qualche mese fa, in un bar dove non avevo nessun motivo per trovarmi. L'ho riconosciuta dalla voce. Non dal viso. La sua voce era rimasta uguale. O forse ero io ad averla conservata così bene. Ha pronunciato [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • zeroassoluto: Dimenticavo...
    Dopo queste due splendide new entry mi era venuta in mente [...]

  • Dax: Malinconicamente vero. like

4
5
55

La benedizione della jana

10 August 2026

«Nella terra più bella del Mediterraneo sono nata. Alghero, tra il vento di maestrale e il caldo scirocco, era il mio regno.» Sottili e trasparenti come le ali delle libellule che popolano la laguna del Calich, le ali della piccola jana brillavano alla luna. Anche quel giorno aveva il suo da [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

3
3
66

Le Pavoncelle

10 August 2026

Gli sposi aspettano con ansia il gesto di sollevare il velo dal baule. Da quelle incisioni dipende la loro vita, e chi le ha intarsiate lo sapeva. Mani ferme sullo scalpello e occhi impazienti degli amanti. Eccole: le pavoncelle guardano tutte verso gli sposi. Le mani battono, la gioia [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Dax: Bello, ma le pavoncelle, cosa significano?Like

  • zeroassoluto: Bella!
    Sempre da ricerca sul Web (sono curioso:
    Le casse nuziali decorate [...]

12
10
126

Goloso

09 August 2026

Ci sono ricci e ricci e poi c' è lui: riccio Goloso. Goloso è un riccio di paese, abita nel nostro cortile. Durante il giorno non lo incontri mai, ma la notte lo vedi spuntare. Ormai da qualche mese ha un appuntamento fisso: la cena, e che cena! Al calar della notte incomincia a spostarsi. Il primo [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Rubrus: Molti anni fa, un riccio frequentava l'orto dei nonni. Ospite graditissimo [...]

  • Ondine: Dolce racconto.
    Alcuni anni fa ne ho salvato uno che annaspava nella piscina, [...]

6
8
69

Abbandono

09 August 2026

Francesco mi aveva lasciata in un parcheggio sulla statale sessantatré: poche parole che avevano lacerato il mio cuore come una spada di Damocle, inesorabilmente precipitata su di me. «Piccola – era solito chiamarmi così - lo so che è triste, anch’io sto male, ma non possiamo più andare avanti [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • zeroassoluto: Una ragazza disillusa che alla fine si palesa come un molosso vendicativo di [...]

  • Giampaolo: Ringrazio tutti per i giudizi positivi.

Torna su