Era rimasta fuori casa perché la sua attività era fallita e la sua abitazione era stata venduta all'asta per pagare i creditori.Fuori casa. E con la sola forza di ricercare un posto, che non riusciva a trovare con i suoi pochi spiccioli, quegli euro che le erano rimasti per sopravvivere. Per lei sarebbe rimasta anche a dormire alla stazione, ma la sua preoccupazione erano le sue bambine. Da quando il loro padre era morto non si davano pace. L'unica loro forza era la madre, che continuava a battagliare per sopravvivere lei e le sue creature. Cosa sapeva fare? Solo lavare le scale. E fortunatamente qualche piccola casa privata l'aveva accolta per questo lavoro forse per pietà più per necessità. E nelle sue tasche aveva quei pochi spiccioli, che la proprietaria dell'immobile le dava settimanalmente.

Il problema rimaneva la casa. Dove stare per assicurare un tetto ai figli? Aveva trovato una sistemazione momentanea presso una zia anziana, che aveva accolto tutti e tre, senza neanche pensarci una volta. Ma Carmela, pur essendo riconoscente alla zia, non riusciva a capacitarsi perché lei non dovesse avere una casa per i suoi piccoli tutta per loro come gli altri. Sembrava una maledizione da quando suo marito non c'era più. Era rimasta sola. Sola con quella sua fragilità, che aveva trasformato in forza per le sue bambine. Presa di coraggio, allora, andò a chiedere una casa popolare al sindaco della città. Un omino basso, grasso e tarchiato, che le apri le braccia. "C'è una graduatoria da rispettare!- le fece lisciandosi i baffi.-Ti posso solo promettere di farti inserire in graduatoria e chissà quando, se hai i requisiti,  ti verrà assegnata una casa, quando riusciremo ad averla disponibile. Poi devi sapere che attualmente c'è crisi d'alloggi e di case nemmeno l'ombra." A Carmela risultava già antipatico, ma ancor più quando si sentì darsi del tu da chi non conosceva. Come si permetteva?"

"Che cosa me ne faccio di un sindaco sgarbato? Ho io una dignità da rispettare!" pensò  fra sé Carmela. E se ne andò sconsolata ma orgogliosa, senza neanche salutarlo perché aveva capito dove voleva arrivare quell'uomo. "C'è una dignità da difendere anche a costo di dormire sotto un ponte o alla stazione."
Per strada propose alle bambine di andare a mangiare una pizza. Non se la sentiva di privare quelle creature delle cose che tutti i bambini hanno. Una pizza per tutti. La gioia improvvisa negli occhi di chi sa di non poter avere e che, inaspettatamente, ottiene dalla propria mamma. Carmela un tempo era stata timida. Ricordava che tutto le faceva paura. E si affidava agli altri per fare le cose essenziali. Lei preferiva sempre rimanere a casa a fare pulizie fin da piccola e non aveva mai saputo cosa fosse rimanere in fila per ore alle poste per pagare un bollettino o recarsi al comune per richiedere un documento. Era sempre stata in preda al panico nelle relazioni sociali e solo dentro la casa dei suoi genitori si sentiva al sicuro. Poi si era sposata e nulla era cambiato! Suo marito aveva continuato a tenerla come una bambola a e sbrigava tutto lui, si occupava anche di fare la spesa. Ora che era rimasta sola, aveva imparato a sguainare le unghie e aveva un'altra percezione della vita, quasi di conquista quotidiana. Quando mai in altri tempi avrebbe trovato il coraggio di andare a chiedere al sindaco una casa? Quando mai avrebbe avuto la forza di guardarsi intorno per scoprire cattiverie della vita e malvagità umane? Era diventata come un animale ferito, che è pronto ad assalire tutti e tutto per cercare di sfuggire alla cattiva sorte. Aveva visto che in città c'erano case non occupate da nessuno, che i proprietari tenevano sfitte mentre la gente dormiva per strada. "Bisogna essere umani!" aveva pensato Carmela. Come può un proprietario pretendere somme enormi per l'affitto e preferire di mantenerla libera perché non disposto a scendere nella cifra richiesta? Eppure avveniva così. Anche il sindaco aveva una casa libera. E Carmela lo sapeva. E bravo il sindaco del comune. Tutto a blaterare sui diritti dei cittadini in periodo di campagna elettorale, tutto promesse per ottenere i voti necessari a sedersi sulla poltrona del potere e poi il primo a non accogliere chi ha bisogno! Carmela non si dava pace. Come avrebbe garantito il tetto ai suoi figli? Non poteva certo rimanere per strada! Tutti i suoi tentativi di trovare casa a pochissimo prezzo, una casa popolare erano sfumati. Cosa avrebbe potuto fare? È possibile che non si poteva trovare una soluzione alle soglie del secondo decennio del duemila?

Carmela penso tutta la notte mentre i bambini dormivano in macchina. Aveva telefonato alla zia per dirle che quella sera non sarebbero rientrati perché avevano trovato una buona sistemazione. Tutto falso! Ma si era recata in una casa sfitta, dove nessuno c'era mai stato e che rimaneva da anni sfitta in quanto nessuno ci voleva andare ad abitare. I  figli del sindaco non gradivano quel luogo giustificando che era al di fuori della civiltà, in campagna ed avevano costretto il padre ad abbandonare quella sua proprietà. Carmela arrivo con la sua macchina e scavalcata un'inferriata arrugginita ruppe un vetro, lasciandogli contro un sasso e si accomodò con le bambine nel divano per dormire. Dormirono finalmente in una casa. L'indomani mattina Carmela coinvolse le bambine a rassettare la struttura. Ce n'erano cose da fare! E cominciarono.

Quando arrivò la notizia alle orecchie del sindaco, immediatamente arrivò in quell'edificio con le forze dell'ordine per denunciare l'intrusione. Ma trovò non più un rudere ma una casa accogliente, merito di Carmela e delle due bambine. Pianse perché gli ricordò un tempo quando abitava lì da piccolo con i genitori ormai scomparsi durante la villeggiatura estiva. Ed invece di procedere con lo sgombro degli occupanti ringraziò i carabinieri del loro intervento e dichiarò che era tutto a posto, e che quelle persone erano suoi ospiti. Carmela ebbe un sussulto al cuore e spense quel suo volto abbruttito dal dolore e dalla disperazione e ringraziò quell'uomo che non vedeva più grasso, basso e tarchiato. Promise che gli avrebbe dato ogni mese una pigione. ma il sindaco le strinse la mano e se ne andò. Mai prese un soldo da quella donna nè da quelle bambine, che finalmente ebbero una casa tutta per loro, e lasciò  carta bianca  a quella donna di stare quanto volesse nella sua nuova casa.

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