Erano anni che nessuno lo aveva più visto. Anni che nessuno sapeva cosa facesse, dove si trovasse. Anni che nessuno aveva più fatto il suo nome. Da quell’8 dicembre 1879. L’anno in cui il suo revolver sparò per l’ultima volta a Red Bonnie, il pistolero più veloce e temuto di tutta Santa Monica, finito con un colpo in gola e consegnato per sempre alla leggenda. Entrato di diritto nella storia di tutto il West. L’uomo dalla pallottola letale, l’uomo che nessuno si era mai sognato di sfidare. L’uomo che aveva fatto fuori tutto l’esercito del Branco Nero, centosettanta uomini a cavallo brandendo fucili e vendetta.

Almeno così, Jack pensò che fosse andata. Fino a quando la faccia di Red, tornò a campeggiare in tutti i manifesti di Santa Monica.

Se ne stava lì, sdraiato con le braccia intrecciate dietro la nuca sulla sua zattera Molly9; il cappello sugli occhi, la camicia e i pantaloni grigi sgualciti e le scarpe rotte, sul Gran Canale della città, che collegava Santa Monica alla più vicina Mojada, cinquecento abitanti che custodivano un villaggio fatto di capannoni e prostitute-ballerine pronte a scaldare le notti di vecchi ubriaconi zotici e soli.

Jack Tre Colpi pensava che quello sarebbe stato l’ultimo colpo definitivo. Tornare lì, dove tutto era cominciato. Dove un cacciatore di teste chiamato Dollaro negro l’aveva comprato al mercato degli schiavi. Istruirlo per uccidere Bonnie. Questo era il compito. Storie di vecchi terreni confiscati a suon di pallottole per cui avevano perso la vita la moglie e la figlia.

«Uccidi quell’uomo e ti renderò libero» gli aveva detto Dollaro negro.

Jack Tre Colpi, chiamato così per la sua abilità, scese dalla zattera e raggiunse Mamita, il saloon dove a pochi dollari potevi mangiarti una ciotola di fagioli e salsiccia e bere un bicchiere di vino rosso di Donna Mar, la miglior cuoca di Santa Monica, che a pochi spiccioli in più, scaldava anche lei notti gelate e annoiate.

Si voltarono tutti, a guardare il ritorno dell’eroe. Facce pallide e sgomente. Prima assorte nei loro bicchieri, adesso sommesse e sbiancate.

Jack sorrise, senza dire niente andò verso il bancone e ordinò un doppio whisky con ghiaccio.

− Tre cubetti, mi raccomando gringo!

Il barista fece sì con la testa e preparò a Jack il suo drink.

Il grande specchio sopra di lui rifletteva le porte del saloon che ancora sbattevano dopo l’entrata di Jack e lasciavano intravedere due cavalli, uno bianco e uno nero che si erano appena fermati. Bariste che servivano ai tavoli e intrattenevano clienti. Fuori, il vento cominciava ad alzarsi.

Entrarono due uomini, uno con un cappello nero in testa, l’altro senza con i capelli crespi e la carnagione olivastra. Passo lento, molle, sguardi senza espressione. Si fermarono accanto a lui e ordinarono anch’essi due whisky con ghiaccio. Nel cinturone avevano una fondina con due Colt calibro 44.

− Sei proprio tu? − chiese l’uomo col cappello. Gilet scamosciato, mantello marrone sulle spalle e pantaloni neri.

Jack Tre Colpi tirò due sorsate al suo whisky e si asciugò la bocca. − Dipende chi intendi per tu − gli disse.

− Non fare lo gnorri… Jack! − lo apostrofò.

− Ah! Intendi quel tu. Be' sì, credo di essere proprio io. −

− Santo cielo, sono passati undici anni, dove diavolo sei finito? −

− Me la sono presa un po’ con calma − sorrise Jack Tre Colpi.

L’uomo si mise a ridere, e così fece anche l’altro.

− E qual buon vento ti porta qui adesso? Notizie importanti? −

− In un certo senso. Diciamo che non lascio mai niente a metà. Sono venuto perché dovevo finire qualcosa. Comprendi, no? −

− Ah-ah, − fece l’uomo col cappello incupendosi. − E… questo qualcosa se posso… chi riguarda? −

− Una vecchia conoscenza. Qualcuno che doveva morire e invece è ancora vivo. È come… una specie di tarlo. Mi assale e non mi fa dormire la notte. Be' devo ammetterlo, undici anni sono tanti per non riuscire a dormire ma… c’è sempre tempo per recuperare no? −

 Jack sorrise, mentre l’uomo accanto a lui non riusciva a realizzare. Aveva gli occhi inespressivi.

− Un brindisi? − chiese Jack alzando il bicchiere.

L’uomo, lentamente, levò il bicchiere in alto senza distogliere lo sguardo da Jack e brindò.

Bevvero tutti e due, Jack si pulì la bocca sulla manica della camicia e respirò.

− Che cosa sei venuto a fare Jack? Undici anni per farti un brindisi? Alla faccia della pazienza! −

Jack temporeggiò.

− Lo vedi quello? – disse, indicando lo specchio.

Red guardò e sbiancò di colpo, poi si mise a ridere.

− Il solito. Non hai perso l’abitudine di scherzare ogni volta, eh? −

− Secondo te ho aspettato tutti questi anni solo per scherzare un po’? Troppo, non credi Red? −

Red Bonnie, l’uomo che sarebbe dovuto morire ma non lo aveva fatto perché col cavolo che se ne andava così, lasciando il posto a un moccioso con la pistola che si credeva Wild Bill e che avrebbe voluto prendersi tutta Santa Monica per farsi la sua isla de paz, fremette. Pensò che anche stavolta ne aveva dette una delle sue, perché gli piaceva fare il Buffalo Bill della situazione anche se un po’ fuori moda.

− Di’ un po’ Red… pensavi davvero che non sarei mai tornato? Che avrei lasciato che tu facessi la tua bella vita a Santa Monica dopo aver creduto che fossi morto? −

− Sono passati molti anni Jack, che discorsi, non sono morto, e be'? Avrei dovuto crepare così, seppellire tutto il sudore versato in più di quarant’anni per farmi un nome in questa cittadina del cazzo? Ho una reputazione da difendere, cristo! −

− Al diavolo la reputazione, Red... Questo è il West. E il West ha delle regole. La più importante è che vince il più forte, è così che va. Che tu lo voglia o meno. E quando perdi non puoi tornare indietro. −

Pausa.

Silenzio nel saloon.

Cameriere ferme coi vassoi in mano.

− Dunque, cosa vuoi fare Jack? −

− Finire quello che ho interrotto. −

− Spero tu stia scherzando. A Santa Monica non è caduta una goccia di sangue da quell’8 dicembre, vuoi farlo proprio adesso? −

− Sì −. Jack finì il bicchiere di whisky.

− Santo Iddio! Non ho parole. −

− Basta la tua Colt. Le parole non ti servono, Red. −

− Jack ascolta… −

Jack Tre Colpi poggiò il bicchiere sul bancone e mise la mano nella sua fondina. Estrasse la vecchia revolver e senza neanche accorgersene Red Bonnie se la ritrovò puntata alla testa.

− Cosa fai Jack? Aspetta. Possiamo sbrigarcela in un altro modo, ti pare? −

− Non mi pare. Ho già aspettato. Quindi adesso da bravo pistolero quale sei esci e ti batti come hai sempre fatto. Se vincerai… non preoccuparti, la storia rimarrà tua. Esci! −

Tutti i racconti

0
0
3

Nel Vento Di Fiele

06 June 2026

La via dai lampioni accesi stringe un patto con la mia fuga, che penetra i lenti passi senza mappa, e un addio annodato nel suo grembo. Codardo è il mio respiro nel pianto, senza alito che dispieghi ragioni ai tuoi occhi, mentre scavo il tuo duolo nella radice amara, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

0
0
6

Le B-Roll Girls in concerto a Prato di Neve

Sembrerà assurdo, ma è tutto vero, è andata proprio così

Miu
06 June 2026

L’appuntamento era alle diciotto, ma noi eravamo già lì alle cinque e mezza. Non si sa mai: è una regola non scritta dei cori amatoriali che più l’evento è modesto, più l’anticipo deve essere incompatibile con la vita civile, come se un cataclisma potesse cancellare tutto da un momento all’altro. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

4
6
32

Il ritorno del Premio Chinotto

... e se potete aderite numerosi

05 June 2026

Amici lettori siamo in piena Primavera, l'Estate è alle porte, intorno a noi tutto va male ma noi che a voi lettori vogliam un gran ben siam qui a richiedere la vostra attenzione per strapparvi sorrisi con i ns/fatidici 30 secondi, 1 max 5 minuti di gioiosa lettura, quindi in questo momento veniamo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Riccardo: ciao Walteru' ce se prova...l estro é appannato, magari va via col [...]

  • Teo Bo: Sto già lavorando al Chinotto. Non so se riuscirò a massacrarti [...]

15
8
85

Motel

un professionista

05 June 2026

Semplice. Avrebbe voluto che tutto fosse stato più semplice… Comunque, anche quella volta ce l'aveva fatta a finire il lavoro. Era uno che curava ossessivamente ogni dettaglio, ma si era stancato di esser chiamato solo per le faccende più complicate. Si buttò sul letto. Un intenso odore di lavanda [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Teo Bo: Quando la classe dei grandi cala sulla carta NON CE N'E' PER NESSUNO [...]

  • Settebellezze: ...come al solito scuoti l'anima. Inutile dire che "I like it"...o [...]

0
3
26

Il dolore di una figlia 2/2

04 June 2026

Ma Gerard continua a tenere fissi gli occhi sul soffitto; il sonno è lontano dalla sua anima angosciata. Vorrebbe chiamare ancora la figlia, ma non sa bene con quale pretesto: sa che anche oggi ha già fatto tanto per lui. È lei a tornare nella sua camera a notte inoltrata, quando il temporale è [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

4
5
55

Il piatto volante

04 June 2026

Pioveva da ore, di quella pioggia che insiste, borbotta e sembra voler partecipare alle discussioni di famiglia. L’appartamento era invaso da un odore di aglio, mare e intingolo d’orgoglio domestico, il genere di profumo capace di far confessare i peccati ai vicini. In una casa normale sarebbe [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • U2199: All'inizio il protegonista è antipatico, poi, con la visita del [...]

  • Andromeda: Carino! Mi è piaciuto il vecchietto che si è quasi autoinvitato [...]

1
2
32

Il dolore di una figlia 1/2

03 June 2026

A volte il mare a Lampedusa non restituisce alla spiaggia solo arbusti e alghe, ma anche resti umani. Gerard lo sa bene, ecco perché sente il suo debole respiro addirittura spezzarsi quando vede, dalla grande vetrata della sua camera, giungere la bufera. Quella sera, al tramonto, osserva con ansia [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

9
6
50

Un euro d'onore

03 June 2026

Lo chiamavano John Wayne perché sul motorino (che poi era di suo fratello) aveva la decalcomania di un cowboy impegnato in un rodeo. Soprattutto, lo chiamavano così perché lui, Davide, John Wayne non lo poteva soffrire. Diventammo amici quando, a scuola, il preside ebbe l'idea di proporre un regolamento [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

3
6
57

Facciamo finta che...

02 June 2026

Le luci al neon del Venom disegnano riflessi irregolari sul bicchiere, mentre Saffron lo rigira pigramente tra le mani. Poi lo posa sul bancone con un colpo secco, più deciso di quanto intendesse. Il barista si volta, richiamato dal suono, e le lancia uno sguardo interrogativo. La matricola è alla [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: in effetti l'amore tende tutti in po' più distratti e sensibili....

  • Rubrus: Piaciuto. Che Saffron fosse una lui o una lei è secondaio, ma una cosa [...]

4
5
37

Il ditale d'oro

02 June 2026

È notte. Fuori c’è una bufera di neve che dura già da tempo. A terra, la coltre bianca sembra molto profonda. Alberi e vegetazione fitta. Null’altro. Ma dove mi trovo? Perché sono qui? Dentro è tutto freddo. La luce è andata via. Solo due candelabri emanano una luce fioca nell’enorme salone di [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

2
2
47

Poesie

01 June 2026

Credemmo essere noi predestinati unici e invincibili facciamo i conti oggi con quel vissuto questo presente e un solo domani certo. 1983 Ci saremmo iniettati in vena dosi di calore sintetico illudendoci avrebbero quel gelo potuto alleviare che a noi era intrinseco. Lisergica [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

12
13
69

La zia Elvira

01 June 2026

In ogni famiglia esiste, più o meno, un parente folcloristico, un personaggio pronto a comparire solo nelle feste comandate — Natale e Pasqua — per poi sparire nel nulla per tutto il resto dell’anno, compleanni compresi. La nostra era la zia Elvira: zitella per vocazione, devota alla tragedia, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • U2199: La mia "zia Elvira" ha compiuto 100 anni, Sarà veramente un [...]

  • Dario Mazzolini: grazie a tutti voi che avete avuto la pazienza e la bontà di leggermi [...]

Torna su