Luca Valente, ipocondriaco di razza, frequentava il pronto soccorso come chi ha l’abitudine di recarsi al bar sotto casa per bere un caffè. Il suo zainetto di finta pelle nera con bordature in tela mimetica, celava al suo interno una piccola farmacia ambulante che, alla bisogna, alla prima comparsa di qualche sintomo, era in grado di soddisfare ogni evenienza.
Aveva pillole contro le nevralgie, il mal di testa, i disturbi gastrici, dolori articolari, allergie, stitichezza e una collezione di psicofarmaci.
Giovane informatico di grandi capacità era molto richiesto e, nonostante le mille paranoie, si vedeva costretto ad affrontare lunghi viaggi in aereo per mettere a frutto le sue competenze.
Superava così le sue paure imbottendosi di alcune pasticche rosse che lo stordivano fino a destinazione - mai e poi mai avrebbe preso l’iniziativa di concedersi una vacanza oltre oceano, decidendo volontariamente di salire su di un aereo! 
Ma, quel giorno accadde il miracolo! 
L’estate era alle porte e Paolo con gli altri della compagnia, stavano organizzando una vacanza di quindici giorni sul Rio delle Amazzoni a bordo di una grande chiatta presa in affitto.
Immaginare che Luca potesse minimamente prendere in considerazione una tale eventualità era fuori da ogni più fervida immaginazione, ma le insistenze e le ragioni degli amici furono in grado di aprire un varco in quel muro di paure.
 Luca  annuì  con il capo e infiorando un sarcastico sorriso di soddisfazione da novello eroe,  in una sorta di sfida contro se stesso, accettò.
 In un mattino pieno di luce, di sorrisi ed emozione partirono.
 Luca aveva provveduto per tutti ad acquistare una serie di farmaci contro ogni tipo di malattia tropicale. Chi meglio di lui? Nessun altro efficiente farmacista al mondo avrebbe potuto fare meglio e con tanto scrupolo.
Al tramonto di quel giorno il Boeing 747 atterrò allo scalo di Rio De Janeiro, e per quella sola notte, dovettero pernottare in un piccolo hotel nelle vicinanze dell’aeroporto -
La mattina seguente tutti in volo verso Manaus, città situata sulla riva del Rio Negro alla confluenza con il Rio delle Amazzoni.
La grande avventura era cominciata e tutto procedeva per il meglio, quando la notte del quarto giorno a bordo della grande chiatta si sviluppò un incendio nella zona adibita a cucina.
 In breve tempo le fiamme si estesero a tutta l’imbarcazione.
Valsi a nulla  i tentativi di spegnimento, Paolo ordinò a gran voce di abbandonare il natante e raggiungere a nuoto la riva sinistra del fiume.
 L’immenso rogo non aveva risparmiato nulla, e dalla riva, Luca e gli amici osservarono attoniti e sconcertati quel fuoco sospeso che lentamente si allontanava dalla loro vista, fagocitato dall’oscurità della notte equatoriale trapuntata di stelle.
 Un silenzio tombale scese sul gruppo di amici, impietriti dalla drammaticità di quella tragica circostanza mentre il piagnucolio di Francesca faceva da contrappunto al verso sinistro di un uccello notturno. Filippo farfugliava parole incomprensibili mentre Paolo scuoteva la testa, ancora incredulo di un tale disastro. Luca, con gli occhi sbarrati fissi nel vuoto, si disperava immaginando le sue mille pillole, trascinate via per sempre, lontano dalle sue certezze.
Sentendosi perso e disperato si alzò in piedi di scatto colto da un’incontrollabile crisi di panico. Delirando e farneticando, si dimenò come un folle per poi crollare esausto e privo di sensi al suolo, fra la totale indifferenza di tutti. Avevano altro a cui pensare! Ognuno riverso su se stesso, chiuso nel proprio dolore e ammutolito dallo smarrimento, meditava sui motivi di una tale sciagura e sul domani. Poi la stanchezza prese il sopravvento e, tutti, si addormentarono.
All’alba, un acquazzone improvviso li ridestò da quel torpore rassicurante che avrebbe rimandato all’infinito ogni altra decisione. Di colpo tornarono alla realtà. Si infilarono prontamente all’interno della fitta foresta, alla ricerca di un riparo.
 “E adesso cosa facciamo?” balbettò Francesca, mentre Paolo, frugando fra le tasche, estrasse un accendino rimasto miracolosamente asciutto. Erano soli in quel posto, senza la possibilità di chiedere aiuto. Bisognava solo aspettare che qualche barca, barcone o chiatta, passasse da quelle parti.
“Dobbiamo darci da fare”, disse Luca con un tono perentorio, e in breve tempo approntarono un rassicurante ricovero.
Filippo e Francesca rimasero sul posto, mentre Paolo e Luca si inoltrarono nella foresta alla ricerca di cibo.
Il buon ipocondriaco Luca, mise a frutto le sue conoscenze sulle piante officinali e medicinali che ora , in mezzo alla foresta equatoriale avrebbero potuto tornargli utili e salvargli la vita – la cosa a cui più teneva in assoluto! 
Sapeva del valore nutrizionale di alcune larve contenute in alcuni frutti di palma, delle drupe dell’albero di Guaranà, della Stevia, un alimento zuccherino, del Camu Camu, un frutto ricco di vitamina C, di un antidepressivo naturale dal nome di Achiote, del Maranon, un formidabile cicatrizzante, dell’Acai, della Papaya fra i frutti più nutrienti della foresta, e di tanti altri ancora.
 Riuscì a costruire una trappola rudimentale per catturare piccole prede e una canna con filo, amo e lenza, per  pescare. 
Spiegò agli altri come accendere un fuoco sotto la pioggia e intrecciare corde dai lunghi filamenti ricavati dalla foglia di palma. 
Mantenere i nervi saldi e la freddezza necessaria per affrontare e risolvere i problemi in modo razionale e pragmatico era tipico delle personalità alla Luca, caratteristica di quei soggetti che hanno molto sviluppato il “sé osservante”: la parte responsabile della concentrazione, dell’attenzione e della consapevolezza. 
Il motivo delle sue fobie e ipocondrie - non è un paradosso - stava proprio in questa sua ipersensibilità e capacità di sapere decifrare e codificare la realtà in ogni momento, esattamente per quello che era. 
Quella inedita circostanza, benché traumatica, aveva scosso e riportato alla vita, quella parte di Luca da sempre assopita ai margini della sua anima.
Mai si era sentito così vivo, importante, determinante, e in cuor suo, avrebbe voluto prolungare quel momento all’infinito. 
 Nell’arco di pochi giorni, Luca cancellò ogni memoria dei suoi disturbi fisici e disagi psichici, e fu pervaso da una prepotente forza di volontà per affrontare i bisogni primari della sopravvivenza.
Il pomeriggio del quindicesimo giorno la grande avventura giunse al suo epilogo, quando un battello da crociera avvistò Luca, Paolo e gli altri amici sdraiati sulla riva di una piccola insenatura, intenti a godersi i raggi di un sole abbagliante.
Circa un anno dopo venni a sapere che Luca si era trasferito definitivamente a Manaus per continuare quella sua straordinaria avventura che lo aveva reso un uomo libero.
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