- Un’altra pinta, ragazza!
In risposta al suo sguardo eloquente, faccio comparire sul tavolo un mucchietto di talleri. Diavolo, me la posso permettere: gli inglesi sono dei gran bastardi, ma pagano bene.
Sono entrato nella bettola poco prima del tramonto, seguendo una rotta confusa fra le baracche lungo il fiume. La luce metallica del cielo sopra l’Atlantico punteggiava di riflessi inquieti la distesa di tetti bassi, che digradano verso il basso corso del Charles River, tingendosi di toni ad ogni istante più cupi. 
Ho scelto questo tavolo, vicino alla finestra, e attraverso i vetri bisunti osservo morire il giorno: mi fa compagnia un boccale pieno di piscio chiaro e schiumoso che qui nelle Colonie si ostinano a chiamare birra. Un uomo potrebbe affogare in un barile di questa roba, prima di riuscire ad ubriacarsi come si deve.
Le tette della cameriera si allontanano ballonzolando. La ragazza si gira e io rimango a fissare i suoi fianchi generosi che ondeggiano fra i tavoli, fino a scomparire nei meandri fumosi del locale, come un vecchio veliero fra le nebbie della baia.
In un istante, l’assalto dei ricordi mi piega lo stomaco in una morsa crudele: mentre cerco di non crollare dalla sedia, penso per l’ennesima volta che restare a Boston sia stato un errore.
Nel buio galleggiano gli occhi di Elize; il ricordo di quelle gemme di cobalto, scure come l’oceano furioso di burrasca, mi ha dannato.Mi inseguono da dentro, spingendomi verso un destino di cui non conosco l’esito e che non posso evitare.
È successo tre notti fa, mentre gli uomini della guarnigione sfondavano le paratie del Perroquet, verso poppa, sorprendendo tutti gli altri nei loro letti; in quell’attimo la mia anima era dentro di lei, più di quanto lo fosse il mio corpo; al culmine della passione indistricabile, che ci aggrovigliava sulle lenzuola sudate, quegli occhi li avevo visti brillare, selvaggi di vita, scintillanti di un’estasi che – lo capii solo in un istante – non avrei mai più ritrovato.
Distolsi lo sguardo dal suo corpo candido, che si dibatteva come una farfalla fra le mani ruvide dei soldati, mentre la trascinavano fuori. 
La vidi poco dopo, tremante sul molo, avvolta in un telo lacero che le avevano gettato addosso. Era incatenata con gli altri ragazzi. Tom e John stavano in piedi con l’aria intontita, strappati al sonno della vigilia di quel giorno fatto per una gloriosa battaglia, a lungo preparata. 
Sul mare aleggiava già l’alba che li avrebbe visti invece penzolare della forca. 
Quando passai davanti a loro, scortato da due gendarmi, tutti loro mi fissarono una sola volta, per poi distogliere gli occhi con disprezzo. Tutti tranne lei: Liz mi tenne lo sguardo addosso per tutto il tempo nel quale percorsi la banchina, aprii le mani per ricevere il prezzo del mio tradimento, e infine mi inoltrai nell’ultima ora della notte. 
Sentivo le sue pupille grigie che mi trapassavano l’anima, sapendo già che non era rimorso, quel che provavo, ma rimpianto per averla perduta.
 - Ehi! Sveglia!
Lame di luce si conficcano nel cervello; sono le urla e il tocco della mano rude del locandiere. Ondeggio, mi alzo. Metto a fuoco un volto tozzo e ottuso, chiazzato di grasso.
- Se vuoi dormire, affitta una stanza.
Con un miracoloso palpito di lucidità, indovino la direzione del suo sguardo avido e allungo la mano sul portamonete, che giace invitante sopra al tavolo.
- Un’altra volta, amico.
Sento a riconoscere la mia stessa voce, impastata di alcool e rammarico. Pochi istanti dopo l’aria della notte mi schiude nuovamente le braccia. Dio, perché sono rimasto qui? A cosa può servire? Qualunque cosa faccia non la riporterà in vita, e nemmeno i ragazzi. Ma una parte di me finge di credere che non sia inutile, che le loro vite ne risparmieranno molte altre.
Scivolo per le strade di periferia, affondando nella foschia e nella penombra, lontano i viali illuminati e le sontuose passerelle in stile europeo della nuova Boston.
Ben presto riconosco i luoghi; sento con l’anima l’atmosfera dei miei giorni più folli; nel naso, l’odore di coperte bruciate e salsedine dei dock. Quaggiù l’umida fragranza del legno si mescola al sapore metallico della libertà, sempre più intrisa di sangue. 
Per un attimo sento riaffiorare l’antico palpito, che mi fece imbracciare le armi e correre dietro a tutte quelle panzane, buone per gli idealisti con conversano al caldo dei salotti scintillanti di Philadelphia, o fra i fruscii di gonnelle a Parigi.
Fuochi sui bidoni e cumuli di immondizia punteggiano il familiare orizzonte; due file di vecchie facciate, corrose dal mare e dal fumo, che scendono verso il mare come i bordi infetti di una tortuosa ferita.
In mezzo alle case, stravaccata sulle rovine fangose del marciapiede, brulica un’accozzaglia di corpi senza speranza, che ipocritamente, dopo una lercia carneficina, definiamo “liberi”.
Ed eccoli qui, i figli della libertà! Donne lacerate nei bordelli, uomini stroncati nei campi di battaglia, bambini cenciosi, ridotti a contendersi il cibo con i topi. 
Ecco un popolo piegato dall’umiliazione e spinto con la faccia a terra; i suoi soldati, perennemente sconfitti, non sanno più guardare in faccia i loro figli e giacciono accanto ai commercianti falliti, strangolati dalle tasse dell’impero. 
Sono i rifiuti dell’indipendenza, l’aborto di un Paese che è rimasto seduto troppo a lungo al tavolo verde della Storia, consapevole di non avere buone carte da giocare. Questa irrimediabile agonia è l’unico risultato di una guerra schifosa che si trascina inutilmente da tre secoli.
Un cicalio sommesso e una vibrazione dietro al collo mi avvertono di essere giunto a destinazione. Un anonimo portone scrostato maschera perfettamente una lastra di vetrocemento e titanio, dalla quale spuntano i tasti di una pulsantiera a sensore biometrico. Fisso negli occhi il meccanismo che mi schiude l’accesso alla caserma della Polizia Imperiale.
Un volto ottuso di mercenario tedesco si schiude in un sorriso sbilenco mentre lo scanner retinico gli comunica chi sono.
- Herr Washington… - sussurra, con il sordo disprezzo che anche i vincitori riservano ai voltagabbana. 
Mentre scivolo dentro, il microdisco della Dichiarazione di Indipendenza mi pesa contro il fianco: non riesco a tenere fuori dalla mente il pensiero della cifra che mi daranno in cambio…
Gli occhi di Liz mi costringono a pensare a Jefferson e Adams: rivedo i loro volti, mentre il boia li preparava per l’esecuzione. Sembravano più perplessi che spaventati, incapaci di comprendere cosa fosse andato storto, quella mattina del 4 luglio 2076, e perché mai la Rivolta di Boston fosse fallita.

Tutti i racconti

5
3
175

Vera dei miracoli

11 April 2026

Vera ha i capelli biondi come paglia bagnata, un groviglio che il vento sembra non abbandonare mai. I suoi occhi grigi, troppo grandi per quel viso sottile, hanno la stanchezza delle cose dimenticate: spicchi di cielo d’inverno, limpidi e immobili, così profondi da temere di cadervi dentro. Vera [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Ornella: Anche questo racconto è la conferma caro Dario del tuo stile intimista [...]

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like.
    complimenti.
    Questa è una di quelle letture che si sedimentano [...]

3
5
53

Io Soram e tu

Una cotta impossibile, un filosofo danese e il dramma assoluto di essere adolescenti.

Miu
11 April 2026

Avevo tredici anni, facevo la terza media in una scuola privata, portavo una divisa blu, il colletto inamidato e soffrivo già di una forma acuta di angoscia. Non era ancora quella metafisica. Era più concreta, più scolastica, più umiliante. Si chiamava Lucio, aveva quattordici anni, i capelli biondi [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dario Mazzolini: Questo racconto è un ritratto arguto e tenerissimo della sproporzione [...]

  • Miu: Forse ho dato un’impressione troppo"‘alta": in realtà [...]

6
6
219

Dov'è la fede di un marito fedifrago?

10 April 2026

Marco aveva smesso da tempo di indossare la fede. Nessun orologio, nessun bracciale, nessuna collanina. Tutto lo infastidiva. Sara si era dispiaciuta per un breve periodo, ma poi lo aveva accettato con tranquillità. Si era sempre detta che contavano i sentimenti e non i simboli. Ora però, dopo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Gì: @dax è davvero così. Un lutto che Sara fatica ad accettare perchè [...]

  • Miu: Bell'immagine quella delle due fedi.

3
6
144

L’amore che resta Capitoli 5 e 6

10 April 2026

Capitolo 5 — Le dimissioni (dentro di me) C’è stato un tempo in cui non riuscivo a stare ferma. La fermezza, per me, era vuoto. E il vuoto faceva paura. Allora mi inventavo dei gesti. Piccoli, segreti. Gesti che sembravano amore e invece erano ansia. Una volta sono andata sotto casa sua con una [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

5
6
399

Tutto il giorno stanco

09 April 2026

Era tutto il giorno che era stanco, aveva anche una certa età ormai e non si aspettava più nulla della vita. Aspettava solo Sorella Morte, che lo avrebbe liberato da quella stanchezza e, alla fine, da tutte le stanchezze. Ma c'era ancora qualcosa. C’era un sole abbagliante là, sulla piazza davanti [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

1
2
78

Amani (2/2)

il bambino di bronzo

09 April 2026

I due eserciti nemici decisero, in quel preciso momento, davanti all'ingresso della vecchia metropolitana, di congelare i propri rancori. Adesso avevano quasi capito che stavolta sarebbe stato diverso. L'aria era estremamente fredda, il vento radioattivo sembrava sospeso. Molti di loro tolsero [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
3
705

La Versione sTramba

Centrale paranoica n°10

08 April 2026

Hi, qui è la Centrale Paranoica... colpo grosso stanotte!! Sapete chi è il grande capo qui al Transcend Village? Come no!? È lui, il Dott. Stella. È a capo di un sistema di cura e protezione psichica dei picchiatelli tanto avanzato e tecnologico e tuttora mai replicato da nessuno. Immaginate: ogni [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

2
5
292

Amani (1/2)

il bambino di bronzo

08 April 2026

Il cielo era rimasto grigio per così tanto tempo che nessuno ricordava più il colore dell’alba. Non era un futuro distopico, quello immaginato mille volte nei film. Non era una vecchia serie televisiva. Fumi inquinavano l'aria, liquami di ogni genere l'acqua. Le città erano scheletri di cemento [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
3
294

L'Onore

07 April 2026

“Addio mia bella addio L’armata se ne va E se non partissi anch’io Sarebbe una viltà.” Così cantavano migliaia di giovani, spavaldi e sorridenti, affacciati ai finestrini dei treni che li portavano al fronte. Era una viltà non partire, restare a casa, mentre altri andavano inseguendo ideali e [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: Perché nessuno parla oggi della grandezza e della lungimiranza di uomini [...]

  • Dax: Triste verità...la guerra fa piangere tanti e ridere pochi, di norma [...]

8
12
344

Fillus de anima

07 April 2026

L’appartenenza non è solo condividere la stessa casa. È avere gli altri dentro, come radici nella stessa terra. Un tempo, nelle campagne di Sardegna, bastava uno sguardo per cambiare un destino. Non c’erano firme, né documenti. C’era la parola data e quella bastava. Così nascevano i fillus de [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
6
332

Il bicchiere mezzo pieno

Il mare a giugno

06 April 2026

Matteo abitava in un posto particolare, di quelli che sembrano messi lì apposta per rendere inutile qualsiasi tipo di lamentela. Una terra un po' “storta”, Devia, con il mare talmente vicino che, a forza di guardarlo ogni giorno, aveva smesso di considerarlo una conquista. Stava lì, come una sedia [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • An Old Luca: Piacevolissomo e rasserenante.

  • Rubrus: Carino. Giugno e luglio sono i mesi migliori per andare al mare. Via via che [...]

3
7
104

Prima guida

06 April 2026

L’auto arrivò con qualche minuto di ritardo. Una Panda vecchia, di quelle che sembrano sempre sul punto di spegnersi. Si fermò davanti a me con un leggero strappo del motore, poi silenzio. Dal finestrino uscì un braccio che salutava. «Sei tu quello per Monza?» chiese il conducente. Annuii. Me l’aveva [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Nomen omen... però l'amico che ha mandato un neopatentato a dare [...]

  • FuoriFuoco: Parecchi anni fa vissi realmente un'esperienza simile... Un incubo! 😀

Torna su