L’uomo si trovava al decimo piano della direzione generale della società. Sostava davanti alla porta dell’ufficio del personale. Nei quaranta anni in cui ci aveva lavorato non aveva mai varcato quella soglia. Nel corridoio lungo e illuminato a giorno era in attesa di essere ricevuto. Un usciere comparso sulla porta gli fece cenno di entrare. La stanza era pulita, fresca e ordinata. Il capo seduto dietro la scrivania fingendo di leggere documenti importanti fece attendere in piedi Damiano. 

«Prego, entra, vieni pure avanti, siediti. Allora ci siamo a quanto pare, oggi è il tuo giorno, ultimo direi, con noi. Quaranta anni di lavoro sempre ligio al dovere, bravo e… grazie!  Ce ne fossero molti come te, l’azienda trarrebbe solidità e prestigio. Dunque c’è poco altro da dire. I conti economici ti verranno comunicati in seguito ai calcoli che l’amministrazione eseguirà. Penso che farai una bella festa d’addio per i tuoi colleghi e amici che ti hanno accompagnato in questo cammino. Peccato non poter essere dei vostri.»

Con un sorriso di circostanza si alzò dalla poltrona per stendere la mano in segno di saluto. Damiano al contatto sentì una mano sudaticcia, molle, sembrava una biscia d’acqua. Per il dottor. Saverio Pampinato il compito era terminato. Dette le frasi di rito non vedeva l’ora di togliersi di torno quell’operaio ritenuto da sempre un elemento non integrato nei meccanismi aziendali. Mentre Damiano stava per andarsene l’usciere stava facendo entrare un’altra persona. Lui la conosceva benissimo, un suo collega, anche lui operaio, che dopo un diploma serale era diventato impiegato. Il capo era sulla porta che lo accoglieva con largo sorriso.

«Venga, si accomodi caro Bonfiglio, è un piacere rivederla.» i due entrarono con atteggiamento amichevole. 

Uscito nel corridoio Damiano non poté non notare la disparità di trattamento. Era inutile illudersi, era sempre la solita storia.  Bastava dire sempre signorsì per ricevere un trattamento diverso. Il semplice operaio era il livello più basso nella giungla sociale. Scosse la testa e si allontanò lungo il corridoio a spasso svelto verso l’uscita, non voleva restare nemmeno un minuto in più. Era stanco e stufo di ascoltare ancora quella pletora di ipocriti  pronti a disconoscere il senso di cameratismo che fino al giorno prima era stato condiviso con i loro colleghi.

Damiano prima di andare a casa passò dal negozio di articoli da pesca. Appassionato pescatore, quando poteva, prendeva a noleggio una barca nei pressi del ristorante “Zì Teresa” e andava dietro il Castel dell’Ovo a mettere in acqua le sue canne.

In pensione avrebbe intensificato le sue sortite. Comprò molti accessori che aspettava di cambiare da tempo. Tornò a casa sorridendo all’idea. Aveva già dimenticato il tempo trascorso in azienda e i suoi personaggi. Voleva solo vivere al meglio i pochi anni che gli restavano. Gli altri non lo sapevano, ma dai controlli medici annuali imposti dalla società era emersa una triste realtà. La diagnosi era dubbia e sarebbe stata necessaria una ulteriore indagine medica. Lui aveva ignorato il consiglio sia per non mettere in subbuglio la famiglia, sia perché sarebbe stato inutile e dispendioso. Era consapevole, tutto vero e irreversibile. Voleva passare il tempo da solo sulla barca abbracciato dal mare, sentire fra le dita il vibrare di una piccola scintilla di vita quando il pesce abboccava all’amo.  

A casa si aspettava una famiglia in festa ad accoglierlo, per sostenerlo magari in un momento di tristezza, lasciare il lavoro di una vita non è semplice come sembra. Non trovò nessuno. La casa era deserta, moglie figlio e nipoti non c’erano. Deluso come al solito, andò a cambiarsi per poi uscire e andare al mare. Stava organizzando il suo cestino da pesca con i nuovi acquisti quando suo figlio Antonio rientrò con i due nipotini.

«Ciao Pà, allora sei tornato presto vedo, come ti senti adesso, più libero? Mi dispiace non esserci stato al tuo ritorno ma ero andato con la mamma a vaccinare i bambini, adesso è andata a fare la spesa e io dovrei andare al lavoro. Avevo preso un permesso per l’occasione. In attesa potresti badare tu ai bambini.  Vedo che volevi andare a pesca, ma la mamma dovrebbe essere a momenti: Ti dispiace?

Di fronte a quelle parole e alla situazione Damiano dovette ingoiare amaro, non poteva sottrarsi. Non gli dispiaceva giocare con i nipoti ma aveva già pregustato la sortita, «pazienza» si disse, sarà per domani. Ora ho tutto il tempo. Accettò l’incarico, tolse tutto l’armamentario che poteva essere pericoloso per i bimbi e si dedicò a loro.

L’indomani preparò di nuovo il suo cestino ma la moglie lo fermò.

«Oggi no, Damiano, abbiamo appuntamento con il dentista, abbiamo prenotato tre mesi fa e non voglio certo perdere l’occasione. A pesca ci andrai un altro giorno.»

Da quel giorno in poi, non ci fu altro che una sequenza infinita di “un altro giorno, un altro giorno, un altro giorno.”

 

Tutti i racconti

1
1
5

La museruola di zucchero

03 November 2026

Un’onda montante dal buio del mio universo, sgorga di getto come un toro d’acqua, e si…si…si ho fame ti voglio divorare avido di te La museruola da mastino non può nulla e’ di glassa di zucchero ho fame ho fauci che sembrano un sorriso non ti fidare agitati sgomenta non essere mantide voglio [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

1
1
4

La nave degli uomini perduti (3/4)

03 November 2026

L’uomo allora iniziò a parlare un italiano traballante con marcato accento teutonico. Si chiamava Hans Sturz…Storz qualcosa, veniva da Amburgo e si era imbarcato a Kiel. Tacque, forse aspettando un riscontro dall’altra parte del tavolo. Non arrivando risposta, il tedesco si guardò attorno come [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

1
0
3

Tre problemi, tre soluzioni

03 November 2026

C’era una volta, su di una collina, un piccolo villaggio abitato da creature di ogni tipo. Aveva case di ogni forma, dimensione e colore, e chi vi passava alla ricerca di avventura trovava sempre qualcosa di interessante da fare. Al centro del villaggio c’era una piazza a forma di stella che ospitava [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

1
1
13

La nave degli uomini perduti (2/4)

02 November 2026

Giorgio era sempre stato un sognatore, un carattere mite ma determinato nelle azioni. Quando decideva di fare una cosa nessuno poteva fermarlo o farlo ragionare, questo specialmente in età giovanile, la sua tranquillità era lo scudo della sua volontà. Le auto erano la sua passione, i motori mondi [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
2
33

La terrazza

02 November 2026

Amavo molto le terrazze di sera. Mi ci rifugiavo spesso quando dovevo pensare, perché da lì contemplavo la città illuminata che era per me una continua fonte di ispirazione e di ricordi. Quante luci, quante storie si ammiravano dall’alto. Era incredibile quel brulicare di vicende e di racconti, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
1
19

Il Cantico Dell'Alba D'Ottone

02 November 2026

Fra le zaffate di rose e i marmi silenti, l’amor si cela, maestà di torbide correnti. È la gemma preziosa sulla conchiglia antica, raro soliloquio di luce, propizia e amica. Come vetro increspato in specchi di mercurio, vibra nel petto l’anima in una danza siderale. È il fosforo nascosto in cremisi [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

8
8
37

Perdonami per non aver capito

01 November 2026

Sono qui, seduto su questa vecchia sedia di paglia. In questa cucina ormai priva di odori del cibo che cucinavi. Dentro questa casa che ha raccolto grida di gioia e pianti senza fine. Guardo il mestolo di rame piegato. Lo avevi conservato a memoria di una testa che lo aveva saggiato. E la vecchia [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Walter Fest: Complimenti Riccá leggendolo sembra una canzone. Solita bella poetica [...]

  • zeroassoluto: A volte le corazze ci difendono e non ci fanno soffrire più di tanto, [...]

1
1
11

La nave degli uomini perduti (1/4)

01 November 2026

Il mare del Nord, le nubi grigie che imprigionavano la luce del sole, uno stormo di gabbiani che seguiva quel grande scafo di metallo che fendeva le onde, erano come un quadro dipinto dentro le sue pupille che guardavano l’orizzonte. Una sigaretta tra le dita della sua mano andava e veniva dalla [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
3
33

Mai

La crudeltà dell’invisibile

01 November 2026

Il mio lutto non aveva un defunto, eppure non c’era più nessuno da salvare. Avevo costruito un futuro con la materia fragile dei desideri: stanze, stagioni, una luce accesa al tramonto. Avevo abitato quel domani così a lungo da dimenticare che non mi apparteneva. Poi, senza preavviso, il futuro [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lo Scrittore: il peso delle speranze perdute, dei sogni infranti, dei desideri non esauditi, [...]

  • lottimista: "La crudeltà delle cose mai accadute è che non puoi condividerle [...]

7
7
34

Nessuna risposta

31 October 2026

Questa è una storia di fantasmi e inizia nel solito, trito, dozzinale modo, con la Strega, la Morte e il Diavolo che mi affiancano mentre torno a casa in una sera d'ottobre. «Ma quello come si è conciato? Mi sa che ha sbagliato festa» grida uno di loro. Aguzzo la vista e intravedo, in fondo al [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • MaricaR: Senza fare troppe analisi a me il racconto è piaciuto. Bello anche il [...]

  • Rubrus: Be'. il vestito di Arlecchino è fatto di tanti pezzi diversi.

1
6
26

Atlanto

Un tramonto più arancione e scuro del solito

31 October 2026

«Secondo me, Debora, la tua impressione non è casuale. C’è un motivo storico per cui Capo Verde può suonare caraibico, pur trovandosi dall’altra parte dell’Atlantico. È un luogo africano, portoghese e atlantico allo stesso tempo». «Mi stai dicendo, Estevão, che ci troviamo su un’isola nel mezzo [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Rubrus: Mi sembrava un aneddoto carino da riportare per evidenziare come queste isole [...]

  • Andrä: Si, è un aneddoto che non sapevo.
    Complimenti per le tue opere Rubrus.
    Alla [...]

2
3
22

Vi narro della Musa Talia

La musa dal sorriso contagioso

31 October 2026

Tra le alte vette dell’Olimpo, dove le nuvole si tingevano d’oro al tramonto e gli dèi trascorrevano il tempo tra banchetti, discussioni e melodie celesti, viveva una figura dal sorriso contagioso. Il suo nome era Talia, una delle nove Muse, figlie di Zeus e di Mnemosine, la dea della memoria. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Gennarino: Paolo Ferazzoli PRFF: Carissimo Paolo grazie per il tuo commento. Oggi in Italia [...]

  • Rubrus: Il nome "Italia" viene da "vitulia" ossia terra dei vitelli [...]

Torna su