Me lo ricordo come se fosse adesso.

 

E non soltanto perché era il 21 luglio 2017 e io pensavo che facesse caldo, ma in realtà mi sbagliavo di grosso perché poi ci hanno pensato le nove estati successive a spiegarmi cosa si può arrivare davvero a intendere quando si dice: “Fa caldo.”

Me lo ricordo anche perché ero a Capannelle al concerto dei Kasabian e io pensavo che chissà quante altre volte avrei potuto scatenarmi con le loro canzoni, e invece manco per il ciufolo perché da quella volta non sono mai più venuti a Roma.

Certo, potrebbe dire qualcuno attento ai dettagli, potrei andare a sentirli tra qualche giorno a Napoli – dove in effetti è previsto un loro imminente concerto – ma questa osservazione ci riporterebbe alla questione climatica di poco sopra, che oggi rende un'eventuale trasferta in Meridione l'equivalente di un viaggio su Marte, ed ecco che il cerchio si va a chiudere con un eloquente zero a zero e ci riporta alle cose importanti.

Ovvero, alla storia che stiamo per raccontare.

 

Ero in fila per comprare una birra e vagavo con il pensiero per ingannare il tempo, quando all'improvviso la mia attenzione è stata rapita all'istante da un dialogo che sembrava iniziato giusto poche battute prima alle mie spalle.
 

“Ah, e quindi partimo sabato... vabbè. Ma ‘ndo sta ’sto lago de Bolsena?”

“E ndo vòi che sta: a Bolsena, no?”

“E certo, cojone io che te l'ho chiesto. Lo sai che m'hai fatto passà co' sta risposta?”

“No. Che t'ho fatto passà?”

“Quello che me fai passà tutti i giorni: er disagio dello studente universitario sotto esame che se guarda Superquark insieme a Pierino!”

 

Non c'è bisogno di dire, ma lo ribadiamo a scanso di equivoci, che non vedevo l'ora di scoprire dove sarebbe andata a parare quella meravigliosa conversazione. Tanto mi ero appassionata che, se per caso il mio turno per acquistare la birra fosse arrivato prima della fine dello scambio, avrei senza problemi bloccato la fila.
 

“Lo sai che c'è?” A parlare è di nuovo quello che guarda Superquark, tra i due il mio preferito anche se ignora la posizione geografica del lago di Bolsena.

“Che c'è?” Gli ha fatto l'altro con aria perplessa.

“Scusa se te lo dico, ma me sa che tra un po' vivremo in un mondo de dementi...”

“Ma stai a parla' de me o in generale? 

 

Il dubbio mi pareva legittimo.

Tutto sommato, l'avrei chiesto anche io.
 

“De te e pure in generale. Pensace 'n attimo: l'antichi romani stiravano a trent'anni, fino a 'no sputo fa se stirava a sessanta, mo' a novant'anni ar centro anziani ancora ballano 'a Macarena!”

“E nun è 'na cosa bella, secondo te?”

“E nun è bella che no: c'ho tre nonni che nun s'areggono in piedi e mi' padre deve pagà 'n'esercito de badanti a 800 piotte l'una. Manco pe' pagà Cristiano Ronaldo devi caccià tutti 'sti soldi ar mese!”

“E c'hai ragione pure te, ma che devi fà? A 'na certa, pòro nonno mio era diventato 'na fabbrica de bestemmie e ce tirava i morti perché l'avevamo portato al manicomio... Benedetto 'ndo' riposa!”

 

A ripensarci oggi - a pochi giorni dall'eliminazione del Portogallo dai Mondiali 2026 - la sovrapposizione tra Cristiano Ronaldo, stipendi fuori scala, manicomio e badanti risulta molto più comica di quanto lo sia risultata allora. Come per il clima e per i concerti dei Kasabian, però, sul momento non potevo immaginarlo.

 

“È un bel casino... Lo sai perché?” A parlare era stato sempre il fan di Superquark. Quello assennato, quello previdente, quello saggio seppur scarso in geografia.

“E perché?” gli aveva fatto l'altro, il Pierino della situazione, con la stessa aria perplessa di poc'anzi.

“Perché tocca che iniziamo a pensà pure ai genitori nostri, ché 'n se sa mai. Secondo te, come famo?”

“Lo so io, come famo.” A quel punto, della birra non me ne fregava più un accidente. Gliel'avrei offerta io, una birra, pur di sentire subito quell'idea che prometteva grandi cose. “Damme retta, la mejo cosa è che li chiudemo tutti e quattro dentro a un agriturismo, a tu' padre je damo 'na botte de acqua tonica e gin Bombay e a mi' madre 'na pila de Settimane Enigmistiche e de Ville e Casali. Me pare che 'e chiacchiere stanno a zero.”

“C'hai proprio ragione, zi'. Me sa che tocca fa' così.”

 

Mentre la coppia davanti a me prendeva gli hamburger ordinati e usciva dalla fila, non mi rimaneva altro che ordinare finalmente la mia birra - che non sarebbe potuta giungere in un momento più opportuno – e pensare a un brindisi con cui celebrare la poesia di quello scenario, augurarsi che non fosse poi così imminente e sperare che, in futuro, la mia famiglia avrebbe amato me come quei due amavano le loro.

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