C'era una volta.

Ogni volta che si vuole raccontare una storia, una favola, una di quelle fiabe per bambini, s’inizia spesso con questa locuzione. Cosa nascondono queste parole, a quali mondi fantastici si riferiscono! Molti di questi racconti non sono nati come li conosciamo noi, ma con ben altri scopi e diverse motivazioni. Erano piuttosto truci, capaci di procurare sgomento e paure, certamente non adatte per il pubblico infantile. I fratelli Grimm, i maggiori autori del genere, erano davvero bravi, le loro storie nella prima stesura originale abbondavano di scene violente, di sangue, terrore ed episodi di crudeltà; la semplice lettura faceva accapponare la pelle.

Per fortuna il tempo e il mutamento dei costumi, hanno fatto in modo che queste storie fossero trasformate per destinarle ai bambini. non credo che la situazione sia migliorata molto, Cappuccetto rosso viene mangiata dal lupo con la nonna per essere poi estratte, ancora vive, squarciando la pancia dell’animale. Una sequenza di una crudeltà e ripugnanza terribile, gli animalisti di oggi, e non solo loro, hanno accettato tacendo, così come Hansel e Gretel, due bambini che rischiano di essere divorati da una strega cannibale. Tre porcellini, con una vita semplice e serena costretti a vivere in uno stato di perenne ansia, inseguiti da un lupo famelico, uno stress indicibile. Si ha l’impressione che queste fiabe siano state scritte per esorcizzare la paura atavica della gente che viveva quel momento storico. Erano tempi bui, quando le paure e le incognite del futuro pesavano in maniera determinante, nemmeno la religione era in grado di sopperire all’esigenze della popolazione, anzi, fomentava le paure nel popolo profetizzando di immani catastrofi celesti. Leggendo fra le righe anche le principesse, protagoniste assolute della maggior parte di queste favole, non avevano molta fortuna, erano i bersagli preferiti dei cattivi di turno. La loro sorte era legata quasi sempre alla disponibilità di un introvabile principe azzurro. Ogni fiaba che si rispetti segue un percorso in cui si parla sempre di un regno con un re, più o meno buono, regine decisamente cattive e principesse come capro espiatorio. La dolce Biancaneve in fuga per sottrarsi al suo assassino, Cenerentola costretta ai lavori pesanti dal mobbing della matrigna, Aurora messa in coma da una strega vendicativa, Belle mandata a prostituirsi dalla Bestia per pure ragioni di convenienza.  Si può immaginare lo stress emotivo e violento cui erano sottoposte queste povere fanciulle in balia di persone poco raccomandabili, sole, nell’attesa di questo fantomatico principe che doveva salvarle. Avrà avuto il suo bel da fare questo principe, sempre impegnato a salvare fanciulle, per un finale di storia utopistico. Questa è una lettura come ce la propongono tuttora. io proporrei un'altra chiave di lettura che potrebbe giustificare la necessità degli autori, non potendo scrivere apertamente contro il regime vigente, vista l’assoluta indisponibilità dei regnanti a sopportare critiche al loro operato, di rifugiarsi in storie fantastiche che celano scomode verità.

C’era una volta in un regno lontano.

Questa locuzione contiene due affermazioni che inducono a una riflessione e a porsi due domande, le risposte sono da ricercarsi nel luogo e nel tempo in cui si scrivevano queste storie. Nello specifico, “una volta” serviva per ribadire che non c’era nessun legame con il presente, la storia raccontata, accadeva un tempo passato, con personaggi di fantasia. Lo stesso criterio era applicato a “un regno lontano”. Doveva essere chiaro e ovvio, a chi leggeva, che non c’era nessun riferimento con i luoghi in cui viveva l’autore delle storie raccontate. La metafora principale era centrata sulla principessa che, nelle intenzioni, rappresentava il popolo. La popolazione anche se governata da un re poteva vivere lo stesso una vita felice nella propria terra, ma c’era sempre una mano nell’ombra che tramava per renderla ancora più schiava di quanto già non fosse. Le varie regine cattive, le streghe, manco a dirlo, impersonavano i governanti che approfittavano del popolo per soddisfare le proprie ambizioni di potere assoluto. Il principe azzurro era lo spirito di rivalsa, la voce della coscienza del popolo, che veniva invocato a gran voce per liberare la principessa-popolo, dalla sottomissione al potente e cacciare i cattivi sovrani. Il principe non poteva che essere azzurro, come il cielo, sinonimo di spazio e di libertà. “e vissero a lungo felici e contenti” non è altro che la forma scritta della speranza, l’augurio, l’utopia che ogni popolo coltiva nel proprio immaginario, ben sapendo che rimarrà sempre, solo una speranza. Oggi non ci sono più scrittori di favole contro il potere, la democrazia, in teoria, permette di dire e scrivere quello che si vuole, senza metafore o intendimenti celati. Ogni persona, in ogni tempo e in ogni luogo dovrebbe poter esprimere il proprio pensiero, purtroppo non sempre è così, sono ancora molto pochi gli uomini che possono affermare di essere liberi. I lupi sono sempre in agguato e la loro crudeltà è libera di potersi esprimere con violenza inaudita.  La realtà dei tempi attuali costringe molti popoli a vivere alla stregua dei tre porcellini. Una vita in apparenza agiata e spensierata, ma con una paura nell’animo che pian piano corrode ogni singola esistenza, distrugge tutti i punti di riferimento con i quali sono cresciute intere generazioni. Non sono tempi che possano essere ricordati in futuro con favole e racconti che iniziano con “C’era una volta“.

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