La stazione spaziale gemeva come un animale ferito. I pannelli vibravano, le pochi luci rimaste tremolavano e il buio tornava a impossessarsi del mondo. 

Il vecchio bibliotecario avanzava lentamente nei corridoi metallici, portando con sé un tomo ormai sbiadito. Quando lo aveva trovato, si era sentito pieno di rabbia e frustrazione. Un volume pesante e noioso fatto di diagrammi e istruzioni tecniche per la manutenzione della navetta. La grande “Bufera di Fuoco” aveva spazzato via anche le biblioteche e ciò che contenevano era smarrito per sempre. Era quello il solo che restava? Dove era la grande letteratura di Paradise LostDon ChisciotteAnna Karenina? I mondi poetici, epici e tragici che un tempo gli avevano dato gioia? Cercava di ricordarne versi e dialoghi, come se recitarli potesse far rivivere la bellezza perduta. Eppure ciò che stringeva era l’unico libro che poteva garantirgli la sopravvivenza. 

Per ora i collegamenti interrotti e il silenzio quasi totale erano la sola cosa certa. 

Sfogliò le pagine con riluttanza cercando, tra schemi e codici, un modo per riattivare il sistema. Poi si bloccò e lo strinse contro al petto.

«Ecco tutto ciò che rimane dell’umanità! La concreta scienza e il rigore tecnico che dovevano servire alla vita, li abbiamo usati per l'annientamento totale. Dove saranno finiti i pensieri e le parole che elevavano lo spirito? Tutto sparito! E io rimango qui, solo, con un manuale e i miei ricordi. Maledico l’uomo che ha preferito il potere alla bellezza, la guerra alla poesia, l’interesse alla compassione.»

Tentò di calmarsi, di concentrarsi sul testo, ma le immagini della Terra devastata tornavano vivide. 

«Scienza e poesia, due aspetti dello stesso mondo al quale abbiamo spezzato l’equilibrio. La prima vuota di sentimento ci ha condotti al baratro, la seconda senza concretezza non ha potuto salvarci. Resto io, testimone solitario, erede della memoria di ciò che non esiste più.»

Con un po’ di rammarico si attenne alle indicazioni riportate. 

Attraversò corridoi e locali vuoti, tentando di non lasciarsi sopraffare dalla disperazione. Esplorando zone che ancora non conosceva, notò un particolare: una porta vibrava quando veniva sfiorata. Seguì l’istinto e premette alcuni pulsanti nascosti da una lastra scorrevole. Dopo qualche tentativo si aprì, rivelando uno stretto passaggio non segnalato sulla mappa.

Entrò. Man mano che procedeva, la struttura cambiava forma: le tubature si intrecciavano tra loro, simboli sconosciuti s'illuminavano di riflessi bluastri, mentre restava costante un leggero ronzio che accompagnava ogni passo. Trascorsero pochi minuti e si ritrovò in una sala dove, su alcuni monitor, scorrevano migliaia di numeri senza un ordine apparente. Era chiaro che quel luogo era nascosto per un motivo e forse questa scoperta avrebbe potuto cambiare tutto. 

Di forma circolare, la stanza aveva al centro una grande capsula di vetro trasparente, collegata tramite connettori a un pannello di controllo. Ora il ronzio era più forte, proveniva dai macchinari che l'alimentavano.

Avvicinandosi notò qualcosa di straordinario: una ragazza, bellissima, con lunghi capelli che fluttuavano sui veli che la ricoprivano. Dormiva profondamente ignara del mondo esterno, il suo volto era illuminato dai riflessi dei tubi circostanti, sottolineandone l'aspetto etereo. 

Rimase lì tutta la notte, seduto contro una parete fredda, senza mai distogliere lo sguardo da quello che pareva un miracolo. Il tempo sembrava sospeso. 

Poi un sibilo ruppe il silenzio. La luce cambiò tonalità e la capsula di vetro si aprì.

L’essere al suo interno inspirò profondamente, come se l’aria le fosse mancata da millenni. Si alzò con movimenti lenti, solenni e spalancò gli occhi che rivelarono una conoscenza atavica. 

Lei possedeva il sapere.

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