Mi sono alzato di buon'ora stamattina. Di professione faccio il geometra e lavoro per il comune: sono stato incaricato di fare un rilievo di una casa di campagna, disabitata da anni, che si trova vicino al vecchio cimitero. Osservo la facciata dell'edificio cadente e mi pare che assomigli ad una faccia: la bocca è il portone fatto di assi marce e quasi divelto, le finestre sono gli occhi. La finestra a destra è priva di ante così che sembra la faccia di uno che ammicchi, sornione. Ho già preso e misurato le distanze del lotto rispetto alla casa e quindi considero che ho finito il mio lavoro lì e potrei anche andarmene. Ma qualcosa mi trattiene, non so neppure io cosa. Con un calcio sfondo il portone e immediatamente vengo investito da una zaffata di odore stantio misto all’esalazione di travi marce. Due topi, disturbati dalla mia incursione così poco cortese, fuggono ai lati nel folto della vegetazione e che stringe in una morsa soffocante tutta la casa. È incredibile come sia l'olfatto e non, come si crede comunemente la vista, la facoltà che mette in moto la macchina dei ricordi.

Perché non avevo riconosciuto subito quella casa? 

In un istante ricordai la mia vita di bambino e tutto ciò che era legato a essa.

Il viale su cui si affacciavano le nostre case era il centro della nostra vita, rappresentava per noi, bambini degli anni 70, il nostro senso dell'avventura e del mistero. Quando arrivava l'estate il tempo si dilatava e le giornate non finivano più. La parte che per noi ragazzini era più interessante della strada era però dove finiva. Da lì vedevamo un campo di granturco e le mura bianche e sgretolate del vecchio cimitero. Sulla sinistra c'era un cantiere di una casa e con i ferri delle fondazioni che spuntavano qua e là: eravamo negli anni 70 ed era permesso che un gruppo di ragazzini scorrazzasse liberamente tutto il giorno dove volevano, con le loro biciclette. Devo ringraziare la mia buona stella se non ebbi mai incontri ravvicinati con quelle specie di baionette, infitte nel terreno. Ricordo un'estate in particolare di noi della “banda del viale”, come ci eravamo soprannominati. 

“Ehi sapete… mi sono stancato di giocare agli indiani… dobbiamo fare e avere una capanna tutta per noi!”, esclamò ad un certo punto Enrico. Era una specie di capetto più alto di tutti noi, e che proprio per questo sembrava avere più che i nostri miseri otto anni. Oltre ad essere più alto di tutti noi imponeva il suo volere su di noi volendo sempre avere ragione. Mi ricordo una volta che venne a casa mia a giocare:

il gioco consisteva nel far rimbalzare di continuo la palla, perdeva chi non la teneva in moto.

“Ehi hai perso”, dissi a Enrico che mi guardò con un sorriso ed esclamò:

“No guarda, rimbalza ancora anche se pochissimo anche se non si vede” e data una manata sulla palla che era completamente immobile la fece di nuovo rimbalzare. Ricordo che era talmente sicuro nella sua menzogna così spavaldamente esibita che non dissi nulla e gliela feci passare. Era pronto a tutto pur di primeggiare anche a dire bugie, cose a cui non pensavo neppure. Lorenza sottostava a tutti i suoi ordini senza mai opporsi e in generale un po' tutti si sottomettevano. L’unico nota stonata nel concerto di plausi ed incensamenti ero io. Un’altra volta venne a casa mia a giocare sulla piccola giostra che avevamo in giardino e ruppe uno dei seggiolini. Stupidamente gli dissi una frase che avevo sentito da chissà chi, forse l’avevo sentita in tv: “Chi rompe paga!”. Non volevo essere scortese, semplicemente avevo ripetuto una frase di adulti che mi era sembrata si adeguasse alla situazione. Ma ciò che fece traboccare il vaso fu quando Enrico, riferendosi a suo padre, dichiarò che aveva “dell’usta”, un termine dialettale che significa avere discernimento. Ma quando me lo disse e pensando a suo padre che, per quanto lo avessi visto pochissime volte, mi pareva un brav’uomo esclamai:

“No tuo padre non ce l’ha l’usta”, parendomi che fosse una cosa brutta e che mal si addiceva a suo padre.

Enrico scoppiò su tutte le furie, e da quel giorno non venne più a casa mia.

Ma eravamo sempre in conflitto anche se non esplicitamente. Una volta giocavamo ai soldatini e avevamo approntato delle vere e proprie navi da guerra, dei modellini in legno con delle torrette piene all’inverosimile di cannoni che erano fatte di chiodi lunghi che spuntavano inestricabili dalle torrette stesse. Così che le navi che costruivamo sembravano delle caricature di istrici. Io ed Enrico costruivamo ognuno a casa propria la sua flotta e facevamo a gara a chi costruiva le più grandi e meglio equipaggiate di cannoni-chiodi. 

Mi ricordo che avevamo approntato sul viale una montagnola di sabbia che doveva essere una specie di isola sul mare, il teatro da guerra del combattimento navale. 

“Faccio esplodere l’isola con delle bombe”, disse ad un certo punto Enrico, quando avevamo finito di disporre tutte le navi attorno all’immaginario atollo sul mar Atlantico. Sperava così di mettere fuori combattimento le mie armate perché oltre alle navi, in numero inferiore alle sue, avevo un piccolo fortino, a cui facevano la guardia dei carri armati e un piccolo esercito, proprio sull’isola.

Quando diede effetto alle sue parole bombardando tutta l’isola, anche se non si capiva bene come poteva farlo visto che le navi potevano solo cannoneggiare, lo lasciai fare.

E quando ormai il mio fortino era stato completamente distrutto anzi ormai l’isola era stata bombardata e distrutta dissi:

“Ecco ora che l’isola sprofonderà nell’oceano però si creerà delle enormi ondate, degli tsunami, che travolgeranno per il raggio di dieci chilometri tutto ciò che galleggia!”, e con aria trionfante spazzai tutte le sue navi e le miei.

“Non ha vinto nessuno, dobbiamo rifare la battaglia!”, annunciai raggiante. Non avevo vinto ma almeno per una volta non aveva vinto neppure lui, una patta. 

Enrico mi guardò con un cipiglio cattivo e pensai che mi volesse dare un pugno ma poi:

“Ho pensato a quest’eventualità eh eh!”, mi schernì e intanto da una delle sue corazzate vidi che fece decollare un elicottero che tra tutte le sue navi non avevo notato.

“A domani… ho vinto, ciao”, disse e mi guardò con un sorriso a mezza bocca.

In pratica primeggiava sempre lui, non c’era modo di spuntarla.

 

Tutti i racconti

1
1
266

L'Onore

07 April 2026

“Addio mia bella addio L’armata se ne va E se non partissi anch’io Sarebbe una viltà.” Così cantavano migliaia di giovani, spavaldi e sorridenti, affacciati ai finestrini dei treni che li portavano al fronte. Era una viltà non partire, restare a casa, mentre altri andavano inseguendo ideali e [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
1
228

Fillus de anima

07 April 2026

L’appartenenza non è solo condividere la stessa casa. È avere gli altri dentro, come radici nella stessa terra. Un tempo, nelle campagne di Sardegna, bastava uno sguardo per cambiare un destino. Non c’erano firme, né documenti. C’era la parola data e quella bastava. Così nascevano i fillus de [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
5
312

Il bicchiere mezzo pieno

Il mare a giugno

06 April 2026

Matteo abitava in un posto particolare, di quelli che sembrano messi lì apposta per rendere inutile qualsiasi tipo di lamentela. Una terra un po' “storta”, Devia, con il mare talmente vicino che, a forza di guardarlo ogni giorno, aveva smesso di considerarlo una conquista. Stava lì, come una sedia [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

2
4
89

Prima guida

06 April 2026

L’auto arrivò con qualche minuto di ritardo. Una Panda vecchia, di quelle che sembrano sempre sul punto di spegnersi. Si fermò davanti a me con un leggero strappo del motore, poi silenzio. Dal finestrino uscì un braccio che salutava. «Sei tu quello per Monza?» chiese il conducente. Annuii. Me l’aveva [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • U2108: Descrizione brillante di una esperienza di viaggio particolare. Bravo

  • Dax: Bello. Ma il protagonista è un ragazzo o una ragazza?Guido che guida....like

5
5
71

Il tributo

05 April 2026

L’ uomo emerge dall’oscurità del sottopassaggio. Sale con passi lenti e respiro pesante le scale che lo separano dal binario. Il buio senza luce del tardo pomeriggio invernale sembra una propaggine della voragine oscura che incombe sulla sua anima. Sulla banchina c’è solo la ragazza, con i suoi [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Luigia: Ho rimosso il commento perché di questo pezzo si è occupato un [...]

  • Dax: Un racconto interessante... più vhe una bestia è uno.psicopstico....like

5
5
93

Vi racconto la storia dell'abbottonatura (2/2)

La differenza tra uomo e donna

05 April 2026

Tutti i giorni ci vestiamo, abbottoniamo i nostri abiti, le donne a sinistra e gli uomini a destra. Gesti semplici, quotidiani. Ma perché c'è questa differenza tra uomo e donna? Cercherò di spiegarlo in questa seconda parte. La scelta di abbottonare i vestiti a destra o a sinistra risale a pratiche [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: E abnottonate al centro?Like

  • Riccardo: sempre interessanti i tuoi scritti. ciao caro Gennaro 👌

4
11
178

La furbizia delle donne

Ste
04 April 2026

È sicuro che già ai tempi degli Egizi le donne rimproverassero gli uomini, un amico archeologo mi parlava di diverse testimonianze sul tema. Dei greci sappiamo, uno su tutti, Socrate quando parlava della moglie. In epoca romana Giulio Cesare accettò di andare al senato per farsi pugnalare, pur [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • La Gigia: Caro (e stimato) Rubrus, concordo con la maggior parte di ciò che hai [...]

  • Rubrus: Ma certamente! I commenti servono per l'appunto a stimolare un confronto [...]

4
4
375

Vi racconto la storia dell'abbottonatura (1/2)

Come nasce e come si evolve l'abbottonatura maschile e femminile

04 April 2026

L'abbottonatura, un elemento fondamentale nell'abbigliamento quotidiano, ha una storia affascinante e complessa che si intreccia con le evoluzioni culturali, sociali e artistiche dell'umanità. Sebbene oggi possa sembrare un dettaglio marginale, l'abbottonatura è portatrice di significati profondi, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Gennarino: Paolo Ferazzoli PRFF: Gentile amico. Grazie per aver letto e commentato. Sicuramente [...]

  • Gennarino: Maria Merlo: Grazie di cuore. Auguri di buona Pasqua

2
2
84

Finalmente Tu

Poesia D'amore

03 April 2026

Finalmente tu, nei miei giorni di cinigia ipoacusica, dove il cuore non ricorda più la folata d’idioma d’amore a colorare i miei sogni assopiti tra stelle stanche e tremule nel fatuo. Scoppia il risveglio della vertigine, come una fiamma nel pavento che non chiede assenso d’ardere, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
4
224

Il doppio

03 April 2026

Si chiamava Andrea. Si tende, almeno così gli sembrava, a trovare una certa affinità con il proprio nome, come se fosse qualcosa in cui leggere il proprio destino. Da piccolo gli avevano detto che era un nome molto raro e in effetti nella sua classe, alle elementari e poi alle medie, era l’unico [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
5
93

Gita in montagna

Dax
02 April 2026

Mark inciampò nel sentiero sterrato, lo zaino lo sbilanciò e i piedi sdrucciolarono sul pietrisco. Lidia, davanti a lui proseguì indifferente. — Porca puttana! — Agitò le mani e si aggrappò al ramo liscio di un faggio che sporgeva dal bordo del sentiero. — Ma proprio questo cazzo di sentiero [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like
    qualche strano motivo si è cancellato il mio commento di [...]

  • Miri Miri: Bravo Dax, ancora una volta dimostri il tuo talento, con un racconto di stile [...]

5
6
157

Lumiflora

02 April 2026

Quando arrivai sull’isola di Lumiflora, il sole stava già scendendo contro le alte montagne. La luce del tramonto scivolava sulle rocce come acqua fresca, colorandole di rosso e oro. L’aria aveva il profumo del mare e di qualcosa di dolce che non riuscivo a riconoscere. In quel momento capii che [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Allora... se devi scrivere un romanzo io, come lettore, mi pongo una domanda: [...]

  • Zio Rubone (Ezio Bruno): Scritto bene, complimenti. Per quanto riguarda le possibilità di sviluppo [...]

Torna su