“Capisci Sharon, questa è una grande prospettiva. Immaginati una svolta di vita come questa, è un'esclusiva!”

Sharon si rigirò tra le mani il ciondolo che portava al collo con aria dubbiosa. “Trovi? Non so, a me suonano sempre farlocche…”

“Beh…” Giorgio tentennò lievemente il capo. Lei, che ben conosceva lo zio, intuì subito di aver toccato un tasto che lui sperava non sfiorasse nemmeno. “Ok, a volte certe pubblicità sono un po' esagerate. Però insomma, un minimo di fiducia dovremo pur dargliela, no? In fondo si tratta di un prodotto nuovo. Pensa, questa particolare cera la usa solo una tribù amazzonica che la ricava dalla bava delle larve selvagge di Trandù!”

“E… cosa sarebbe un Trandù?”

“Non lo so, ma senti come suona bene? La pubblicità dice la verità, io me ne intendo.”

Sharon si grattò la testa, ancora poco convinta. “Come vuoi, ma secondo me stai puntando la solita fuffa da spot. Fosse la prima volta che ci caschi, tu e la tua fissazione per l'esclusivo…”

Giorgio scosse la testa con aria condiscendente. “Sharon, sei proprio come tua madre. Sempre a puntualizzare e a rivangare il passato. La pubblicità non mente, si sa.”

“No? Mmm…”

 

La scena è quella della pubblicità dei bastoncini di pesce. Un capitano canuto e barbuto con la sua ciurma di bambini scende su di un'isola dove tre naufraghi sono allo stremo. Cantando una canzone cretina, la ciurma e il loro giulivo capitano danno loro delle cotolette di pesce per rifocillarli, quindi ripartono allegri e felici sulla loro nave verso altre avventure. Nel mentre, i naufraghi lasciati bellamente sull'isola come tre pirla si stanno sbracciando verso di loro, proferendo terribili minacce miste a bestemmie.
“Ehi! Eeeeeeehi!”

“Dove cazzo ve ne andate?? Torna indietro, vecchio babbione!”

“Venite qua, ci mollate del pesce e ci lasciate di nuovo qui?? Mocciosacci maledetti!”

“Tornate indietro bastardiiiii…”

La ciurma, nel mentre, li saluta cantando allegramente il jingle delle cotolette di pesce. E la nave va…

 

“Sharon?”

“Eh?” fece lei ridestandosi dalla sua fantasia. “Che?”

“A che pensavi?”

Sharon fece una smorfia. “Uh, niente… mettevo un po' di realismo nella pubblicità, per così dire."

“Eh?”

"Niente. Comunque, se vuoi il mio parere, per me stai prendendoti l'ennesima cantonata. Se poi usi quella roba e ti vengono le orecchie da cocker come quella volta con il gel fatto di cenere vulcanica delle Barbados sudoccidentali non venire a lamentarti dalla mamma.”

“Ossignore…” sbuffò esasperato Giorgio. “Tra te e mia sorella proprio non so chi sia venuta su peggio.”

Sharon fece una risatina sarcastica prima di dargli un bacio sulla guancia. “Siamo venute su nel ramo sano della famiglia, quello che tu hai preferito potare. Buona fortuna con la tua cera, zio. E occhio alle allergie!”

Uscì dalla stanza, lasciando Giorgio seduto sul divano. Lui scosse la testa, sconsolato.

“E pensare che da piccola si meravigliava sempre di tutto…”

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