Devo ammettere che ho fatto un ottimo lavoro. L'ho chiamato Lumiukko, che tradotto dal finlandese significa "pupazzo di neve." Ecco una descrizione veloce e sommaria di cosa mi sono servito per realizzarlo: innanzitutto, la materia prima cioè la neve, i due pomodori di Pachino ne ricreano gli occhi, la carota nodosa rappresenta il naso, mentre una decina olive greche formano il sorriso. Per quanto riguarda il vestiario, ho utilizzato una sciarpa logora che ho raccattato accanto a un bidone dell'immondizia, una manciata di pezzetti di carbone sarebbero i bottoni, e infine, in testa gli ho messo un cilindro vecchio stile trovato in un baule, appartenuto a un prozio mezzo mago e mezzo medium, vissuto agli inizi del Novecento.
***
Jonathan, il mio dirimpettaio, afferma che Lumiukko è indicatissimo per Halloween. Che stronzata! Semmai, il suo pupazzo di neve è un'autentico orrore. 
È soltanto invidioso, ragion per cui vale un detto ideato da me: «La neve del vicino è sempre più bianca.»
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Sia i bambini che gli adulti dell'intero vicinato evitano di passeggiare nei pressi del vialetto della mia abitazione, perché gira voce che Lumiukko abbia un aspetto sinistro al punto da risultare estremamente agghiacciante. 
Bah, la gente si è bevuta il cervello!
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Effettivamente il mio pupazzo di neve ha un qualcosa di strano, inoltre ho come l'impressione che si avvicini gradualmente davanti l'uscio di casa mia. Mi manca il coraggio di distruggerlo, quindi in attesa che si sciolga, è meglio se entro o esco dal retro. 
***
È passato un bel po' di tempo, dato che mi sento tranquillo, finalmente posso alzare le tapparelle e aprire le finestre, arieggiando così le stanze. Scrutando fuori, di quel dannato snowman non c'è traccia. Ottimo.
Spalanco felicemente il portoncino d'ingresso e rimango... di ghiaccio. Lumiukko si è piazzato a un metro da me. Per di più, oggi è Ferragosto!
  

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