È uno dei miei ricordi più belli. A prima vista può sembrare banale ma non lo è. Avevo preso l'abitudine, a metà mattina, di bere il caffè col papà. Ovunque mi trovassi per noi era un'appuntamento fisso. Se potevo andavo a casa dei miei, altrimenti lo bevevo con lui a distanza: dai clienti se ero in visita per appuntamenti, spettatori compiaciuti e partecipi di questa mia consuetudine, o al bar poco lontano dalla Sede della mia Società. Gli telefonavo "Sei pronto?" Rispondeva sempre di sì e mi faceva sentire il rumore della macchinetta elettrica. Al bar dove andavo tutti i giorni avevo il mio caffè già nella tazzina davanti agli occhi divertiti di Eugenio il barista, che partecipava anche lui a questo rituale. "Alla tua salute babbo", "Alla tua" rispondeva con vera gioia. Era un momento quasi sacro e guai trasgredire. Lui era un accanito e convinto caffeinomane; quando insegnava, nella cartella aveva sempre il thermos da un litro di caffè amaro e bollente, da pensionato non abbandonò mai questo piacere. Io ho preso da lui e per me il caffè è una droga: solo l'aroma già mi mette di buon umore, e il primo della giornata è quello che apprezzo di più. Oggi caro papà non sai quanto darei per berne ancora uno, uno solo insieme a te. Ti racconterei la mia vita sbilenca e ascolterei i tuoi consigli.

Questa volta papà li ascolterei  davvero. Ciao

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01 November 2026

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Tra le alte vette dell’Olimpo, dove le nuvole si tingevano d’oro al tramonto e gli dèi trascorrevano il tempo tra banchetti, discussioni e melodie celesti, viveva una figura dal sorriso contagioso. Il suo nome era Talia, una delle nove Muse, figlie di Zeus e di Mnemosine, la dea della memoria. [...]

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