Premessa: All’età di trentasette anni credo di aver raggiunto il primo giro di boa della mia vita. Per questo motivo mi piace “allietarvi” (termine usato solo per darmi un tono e scherzarci su) e nel contempo riportare la mente a quei momenti della mia infanzia.

 

Cantata nella celebre canzone di Cremonini, la cometa di Halley fu visibile dal nostro pianeta quando io frequentavo i primi anni delle elementari.

 

Possiedo ancora un paio di sue foto scattate da un telescopio, che tengo gelosamente a casa.

Che poi a guardarle bene da fuori potrebbero sembrare solo: un globo con una coda di scintille al seguito.

Mentre a conoscere di cosa sono fatte, per la maggior parte si tratterebbe di ghiaccio.

Perciò scriverò una cosa un po’ particolare e generalizzata allo stesso tempo: per trovarci qualche cosa di interessante bisogna che ci piaccia. A me ad esempio piaceva e piace ancora.

 

Capita di tanto in tanto ancora in questi anni di leggere riviste astronomiche con molto interesse. Nonché soffermarmi a guardare documentari sul nostro sistema solare.

 

Torniamo però alla protagonista di questo ricordo di infanzia: la cometa.

 

Una delle sere di quell’estate i miei genitori portarono me e mia sorella ancora molto piccola a vedere la suddetta cometa attraverso telescopi che si trovavano su un prato all’aperto. Pieno di bancarelle rifornite con praticamente ogni possibile gadget sulla cometa e sui corpi celesti in generale.

 

L’affluenza era buona. Difatti in quel periodo c’era stato un “boom” di persone che si tornò ad appassionare all’astronomia.

 

Una sensazione che mi piace ricordare di quel momento è avere intuito da solo, all’età che avevo, che quella sarebbe stata una delle poche occasioni di vedere una cometa passare vicino alla terra.

Così, a distanza di ben trent’anni, con poche altre comete avvistate nel frattempo, sono contento di averla colta nel momento in cui ho avuto l’occasione.

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