La notte prima della nascita di mia figlia sognai di viaggiare su una piccola barca che fendeva dolcemente la superficie di un lago.
Tutto intorno c’erano montagne ma, stranamente, non si specchiavano in quella pura trasparenza. 
La barca viaggiava lenta, talmente lenta che un cigno la seguiva docilmente mantenendo la stessa velocità. 
Alla guida della barca non c’era nessuno. 
La cosa non mi preoccupò . 
Ebbi l’impressione che la barca seguisse una precisa direzione. 
Che tutto fosse prestabilito. 
Che ogni piccola variazione del timone fosse ponderata e che il viaggio sarebbe stato un bel viaggio. 
Mi sembrò che lo spazio intorno a me, quella vastità dettata dalla superficie del lago, si espandesse o si restringesse in base ai pensieri che si  sovrapponevano nella mia testa. 
Ogni tanto dalla riva qualcuno mi salutava e io rispondevo al saluto. 
Mi sembrò che quel viaggio potesse durare all’infinito. 
Poi, all’improvviso, mi svegliai.

 

Questo, sognai la notte prima che nascesse mia figlia.

 

La notte dopo che mia figlia nacque e dormiva placidamente nella sua piccola culla accanto a sua madre, feci un altro sogno.

 

Sognai mia figlia.

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