Movimento tellurico 
nel cuore, 
marea di negative 
foschie torve, 
moviole rarefatte 
a intermittenza nell'anima, 
copiose lacrime sorde cristallizzate, 
polline gridellino
nel vento di bufera, 
petali di fiori innocenti
strappati dispersi
sul terreno mescidato 
con zolfo, 
steli spezzati con mano 
unta di bile guizzante, 
ricordi schiaffeggiati 
dal baleno del dolore
sull'altalena della 
mia vita! 
Ma a che serve il lamento 
se lo ascolto solo io?
A che serve piangere 
se lo ascolto solo io?
A che serve stare male
per soffrire di più!? 
Alzerò lo sguardo 
verso il futuro 
e ricomincerò da capo!
Nel ruggito del nuovo io 
riflesso nel cercare 
la mia vita vergine
nel rinascere 
su policromi arcobaleni 
di rugiada sfavillante, 
che vale più 
di questo salto nella fossa dove i leoni del duolo  
non aspettano altro 
che divorarmi boccheggiante! 
Mi alzerò dal suolo di zolle, 
mi asciugerò il viso 
con raggi di stelle 
e accosterò la mia figura 
a unguenti ai fiori di bach. 
E volitiva uscirò 
dalle parentesi 
che mi sostano 
legandomi al nodo 
del tempo annientandole, 
abbraccerò giulivo 
il domani come 
se fosse la prima volta 
e rincorrerò la mia essenza, che vale più 
della mia assenza
in questa astratta sospensione del mio essere
che imprigiona solo
la mia volontà 
di rinnovare il mio fato in
rizoma di rinascenza! 

Tutti i racconti

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La nave degli uomini perduti (2/4)

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