In un giardino dietro il recinto di tufo e di pietra, trattenuta dal cemento, una canna era nata e cresceva anemica e debole tanto che nei giorni di vento impetuoso sembrava che sarebbe stata spazzata via in un battibaleno. Ma rimaneva sempre li, agitata e piegata quasi in maniera improponibile. Nonostante tutto era riuscita sempre a superare i momenti di crisi atmosferica e continuava a rimanere li, sempre al suo posto con il suo aspetto gracile e delicato. Accanto, vicino ad un aiuola, una rosa era sbocciata. Una rosa rossa ed imperiale piena di spine nel gambo, utili per difendere la sua delicatezza, rossa nei petali come la linfa che le scorreva nelle vene. A guardare quella canna magra rinsecchita, flessibile, si pavoneggiò della sua bellezza. È quasi la beffeggiava, lei così bella e desiderata, rossa e profumata. Quasi quasi provava  disagio a crescere vicino a questa canna senza senso, inutile e ondeggiante, che le aveva fatto venire il mal di mare a vederla muoversi per non concludere nulla. Ma il tempo passò e la rosa cominciò  a perdere i suoi petali fino a sgretolarsi sotto le sferzate del vento. La canna, invece, si irrobustì e diventò forte e imperiale. E guardando quella rosa che l'aveva sempre criticata, ebbe compassione tanto da cominciare a far scivolare lungo il suo stelo la sua linfa, come a piangere la triste sorte di chi si credeva immortale ed è finita male.

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11 October 2026

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