Troppo giovane per finire dentro quella grande e squallidissima prigione.

Per José, essendo il primo giorno di gattabuia, prestare estrema attenzione era il minimo. Gli dissero che doveva farsi rispettare e all'occorrenza mostrare l'autorità nella giusta misura. Infatti, ladri, assassini, spacciatori, stupratori etc, erano capaci di tutto, persino di violentarlo o di ricattarlo oppure nei casi peggiori di ucciderlo. Inoltre, gli venne caldamente consigliato di farsi assolutamente gli affari suoi, qualora avesse notato movimenti sospetti, ad esempio le armi, i cellulari e la droga che circolavano nel penitenziario.

                                                                                                                                              

 

Conclusa la giornata, José assorbì interamente la difficile e angosciante atmosfera di quella specie di inferno. In tarda serata, grondante di sudore, se ne stava seduto ai piedi del letto, incapace di dormire in quanto decisamente preoccupato di quale sarebbe stato l’andazzo della mattina successiva.

Quasi in lacrime, confidò ad un secondino il suo imperdonabile "crimine": quello di non aver continuato gli studi e di essersi addentrato nel mondo del lavoro senza provare a cercare delle alternative, scegliendo di diventare un agente della polizia penitenziaria di Caracas, in una delle più pericolose prigioni del Sud America. 

 

 

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