Alex occupa la sua solita postazione accanto alla vetrata della Praline, la piccola pasticceria del paese dove vive e della quale è cliente abituale. Osserva distratto i passanti seguire col naso l'aroma di vaniglia che invoglia ad entrare. Oggi la neve spray ricopre quasi per intero la vetrata decorata per le feste natalizie, con un Babbo Natale pronto a balzare sui pasticcini esposti in vetrina. Il locale è quasi vuoto, c'è solo un tavolo occupato da tre signore anziane che sorseggiano tè e chiacchierano sottovoce.
Alex, aria stanca e capelli arruffati, rigira lento il telefono tra le mani con l’aria di chi aspetta qualcosa o qualcuno di speciale. E' così assorto che entrando non ha nemmeno salutato, cosa strana dato che è sempre il primo a farlo.
Clara, pasticciera e proprietaria del locale, lo osserva da dietro il bancone mordicchiando il piercing alla bocca tipico di quando è molto concentrata. Di colpo annuisce convinta, come avesse deciso le sorti del mondo.

— Sarà questo autunno così bigio o la solitudine, ma serve qualcosa che risvegli un po’ quel ragazzo dal suo torpore.— Dice tra sé mentre entra nel retrobottega.
La luce soffusa con mensole piene di recipienti, provette e contagocce rendono l’ambiente più simile a un laboratorio alchemico che a uno di pasticceria e lei, in fondo, è un piccolo chimico dell'arte bianca.
Quando torna ha un sorriso trionfante e un barattolo di ceramica tra le mani: l’etichetta, scritta a mano, riporta “Golden Cocoa”.
È solo cacao aromatizzato con scorzette di agrumi e un tocco di glitter alimentare, ma per i clienti deve restare qualcosa di magico. Fa parte del fascino del locale, Clara non serve semplici dolci, ma piccoli deliziosi incantesimi.

Mette una bella dose di panna appena montata sulla cioccolata bollente, la spolvera col cacao speciale e appoggia la tazza davanti ad Alex.
Il profumo si diffonde nell’aria come una dolce promessa e minuscoli riflessi dorati scintillano nel vapore.
— Golden Cocoa — dice con gli occhi che brillano, — serve a scaldare i giorni che non passano mai. 
Alex la guarda per la prima volta da quando è entrato.
— E funziona? — Chiede dubbioso.
Lei sorride e alza le spalle.
— Solo se ci credi almeno un po’. — E gli fa l’occhiolino.
Alex afferra la tazza e inspira il profumo.
— Allora ci credo. 

Dal tavolo accanto una delle signore ridacchia piano.
— Te l’avevo detto che quella cioccolata fa miracoli! 
Le risate delle donne si intrecciano al tintinnio dei cucchiaini nelle tazze. 

Alex sorseggia la cioccolata e gli sembra che qualcosa, da qualche parte, stia finalmente muovendosi nella direzione giusta.

Fuori la nebbia sembra diradarsi o forse è lui che vede il mondo in modo diverso.
D’un tratto dal telefono abbandonato sul tavolo arrivano un paio di “blip blip”.

Resta immobile per un istante come temesse uno scherzo della fantasia, ma poi allunga lo sguardo e di colpo ritrova la solita vitalità.
Scatta in piedi brandendo il telefono e indica il tavolo accanto.

— Signore se permettete oggi offro io. Grazie per la tua magia Clara, mi ha portato fortuna. 

 

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