In quel piccolo paese erano le 6 e 15 di un freddo mattino di febbraio.

Le serrande del bar ‘Alla Stazione’ si schiudevano cigolando svogliatamente. I pendolari, col viso pallido e le borse in mano (e sotto gli occhi) attendevano sulla banchina. I loro sguardi vacui rimbalzavano dall’orologio appeso sul cornicione al tabellone degli orari, assicurandosi che tutto fosse uguale agli altri giorni.

Mancavano 7 minuti all’arrivo del treno diretto alla Grande Città. Tra 6 minuti la voce di quella signorina così gentile ne avrebbe annunciato l’arrivo. Dopo 60 secondi, sarebbe giunto al binario. Alle 6,57 sarebbe approdato alla Grande Città, dove il popolo dei lavoratori sarebbe sceso a mo’ di gregge per poi disperdersi, ognuno diretto verso il proprio ufficio.

Erano le 6 e 22. Le orecchie dei passeggeri si protendevano verso l’altoparlante, in attesa dell’annuncio. Alcuni ripassavano a mente la tiritera, per recitarla insieme alla signorina. Era molto rassicurante.

Diceva: ‘DIN DON. E’ in arrivo il treno delle ore 6 e 23. Sull’unico. binario. Diretto a. La Grande Città. Attenzione! Allontanarsi. dalla linea gialla. CRRR CRRR CRRRR (interferenze dell’altoparlante)’.

Col labiale pronto, i viaggiatori attendevano il DIN DON, per unirsi in coro.

Seppur lo pronunciassero tra i denti, a labbra serrate o solo con la mente (perché in fondo si vergognavano) attendevano quel rituale come una comunione: l’inno dei pendolari diretti al lavoro.

Eppure quella mattina la voce tardava a farsi sentire. I viaggiatori si scambiarono qualche sguardo interrogativo, senza sapere cosa dirsi.

Il treno arrivò alle 6 e 23, puntuale come al solito. Quando si fermò sul binario ci fu qualche attimo di smarrimento. I viaggiatori non sapevano se salire o meno. Ci fu la confusione generale. Chi era solito salire in testa, salì in coda, e viceversa. Un signore che non aveva mai viaggiato in una carrozza a numero dispari, si ritrovò seduto nella numero 17 ed ebbe una crisi di panico. Un altro, che era abituato a montare sul treno col piede destro, per la prima volta nella sua vita usò il sinistro, e infatti inciampò e si ruppe un dente. Un signore tutto compunto e ben vestito si accomodò sulla tavoletta del cesso, e si inzuppò di urina. Un passeggero addirittura non salì sul treno e si prese le ferie per una settimana.

Il giornale del giorno seguente riportava un trafiletto un po’ vago sull’accaduto. Diceva che sul treno dei pendolari si erano verificati fatti strani, che molti viaggiatori avevano avuto dei mancamenti, e giunti sul posto di lavoro si erano comportati in modo anomalo. Il giornalista ipotizzava un’invasione aliena sul treno delle 6,23.

La notizia non fece scalpore, anzi forse non la lesse nessuno. E d’altra parte, non diceva nulla di ché.

In quei tempi c’era ben altro di cui preoccuparsi: il paese non stava passando un buon periodo economico. La gente andava impoverendosi e diventava sempre più disperata e cattiva. I quotidiani davano ampio respiro alla cosa, in una rubrica chiamata ‘LA CRISI’ e pubblicata in prima pagina. Ogni giorno riportava una notizia sul tema, ecco alcuni titoli:

LA CRISI- L’albume dell’uovo costa più del tuorlo.

LA CRISI- Scoperto virus della crisi. I medici tacciono.

LA CRISI- Si stava meglio quando si stava peggio.

LA CRISI- Se uno piange vuol dire che è in crisi.

La rubrica riportava orgogliosamente anche i tagli e i provvedimenti a favore di una rinascita economica e sociale. Ad esempio:

LA CRISI- Da oggi i pettini per capelli verranno prodotti con dieci denti in meno, per un risparmio di materiale.

LA CRISI- Editoria: abolite le lettere maiuscole nelle nuove pubblicazioni. le minuscole fanno risparmiare inchiostro.

LA CRISI- Al fine di ridurre i costi di produzione, le aziende calzaturiere dimezzeranno la misura dei lacci da scarpa.

LA CRISI- Abbigliamento: maniche corte anche d’inverno per risparmiare stoffa.

LA CRISI- Lampadine per uso domestico: da domani saranno in commercio solo quelle da 5 watt.

Dopo l’episodio del treno, i pendolari di quel piccolo paese ripresero le loro vite normali. Aspettavano il treno delle 6 e 23 fermi sui binari, e dopo qualche giorno smisero di lanciare occhiate furtive agli altoparlanti, da cui non usciva più alcuna voce. Si rassicurarono sul fatto che il treno arrivava comunque, anche senza essere annunciato. Ripresero la loro routine e presto smisero di chiedersi cosa fosse successo alla signorina.

Finché un giorno nella rubrica ‘LA CRISI’ comparve un articolo. Diceva così.

LA CRISI- Licenziate le voci automatizzate delle stazioni a causa di tagli nel settore ferroviario.

Spiegava che l’allarme rosso era partito dalle Grandi Città, in cui le voci automatizzate avevano così tanti treni da annunciare che avevano chiesto un aumento di stipendio: si lamentavano per il mal di gola e la raucedine. Non riuscendo a far valere i loro diritti avevano deciso di scioperare, ma erano state licenziate in tronco. Il fatto si era ripercosso anche sulle voci delle stazioni minori, poiché venne dato ordine nazionale di licenziarle in massa.

L’articolo riportava l’intervista al Capo Nazionale dei Treni, che diceva che “Tanto la gente, sui treni ci sale lo stesso. Anche se non c’è una voce che gli dice che treno è! Ci stanno pure le scritte sul tabellone, e chi ci vede lo vede, e se uno è cieco può chiedere a chì ci vede”.

A proposito di tagli, il Capo Nazionale dei Treni dichiarava anche che probabilmente avrebbe apportato qualche modifica alle vetture, per un risparmio collettivo. Avrebbe tolto qualche ruota superflua, allentato i freni, ristretto i binari e abolito il fischio della locomotiva, “che consuma un sacco di decibel”.

I pendolari che lessero la notizia ebbero varie reazioni: ci fu chi sollevò il sopracciglio destro, chi il sinistro, qualcuno entrambi. Uno emise addirittura uno sbuffo, un altro allargò le narici. Poi tutti chiusero il giornale e tornarono alla loro vita normale. Perché nella loro normalità ormai la voce automatizzata non esisteva più: il treno delle 6 e 23 passava comunque, e loro potevano andare a lavorare.

 

***

 

DIN DON. Mario Lucini è desiderato alla cassa 4. Mario Lucini alla cassa 4. Attenzione! ...CRRR CRRR CRRRR...(interferenze dell’altoparlante)’.

La Voce si morse la Corda Vocale Automatizzata (C.V.A.). Aveva sbagliato anche stavolta...

Il Direttore non tardò ad arrivare. Entrò nell’ufficio quasi sfondando la porta.

“Quante volte le devo ripetere che non serve che lei dica ‘Attenzione!’. Siamo in un supermercato, lei sta chiamando una persona alla cassa: non c’è nulla a cui bisogna fare attenzione!” sbraitò, col viso in fiamme e i pochi capelli del riporto che si arruffavano per la rabbia.

‘Mi spiace signor Direttore. Ma vede. Sono tanti anni. Che... CRRR CRRRRRRRRRRRRRRRR’ si scusò la Voce.

(Purtroppo per le interferenze non poteva farci nulla, era un difetto dovuto all’età. E poi quand’era imbarazzata si accentuava)

‘Non mi interessa signorina. Se lei vuole lavorare con noi si deve adeguare. Questa NON è la stazione!”

E il Direttore del supermercato se ne andò sbattendo la porta e lasciandola sola.

La Voce rimase davanti al suo microfono, che puzzava di aliti altrui, perché - le avevano detto - prima c’erano delle signorine in carne e ossa a fare il suo lavoro. Ma costavano troppo e le avevano lasciate a casa.

Lei costava meno di quelle signorine, eppure alle ferrovie l’avevano licenziata di punto in bianco, dopo 50 anni di servizio.

Le mancava la linea gialla, le mancavano gli orari.

Ora doveva chiamare gente in cassa e parlare delle offerte del supermercato. Le passavano dei testi che parlavano di cibi, bevande, salumi e formaggi. Recitava un sacco prezzi, e questo un po’ le piaceva, perché i numeri le ricordavano gli orari dei treni.

DIN DON. Sconti sconti prezzi anticrisi. Da noi trovate la. Convenienza, Robiola a. Euro 6, e, 23 a. Letto. L’offerta della settimana è. Gnocchi ripieni della, nonna a. Euro 1, e 20. Prosciutto, crudo, di. Parma, delle ore 18, e, 70... CRRR CRRR’

Ecco, ancora.

Il direttore già la chiamava con l’interfono.

“Signorina. Non so se ci siamo capiti” proruppe in tono minaccioso. “Lei è in settimana di prova, dopodiché se continua così la mandiamo a casa. Dimentichi la stazione! E ci metta un po’ di entusiasmo nel tono! E poi, per favore: la punteggiatura!”

E interruppe la conversazione.

La Voce gracchiò (per lei era come sospirare).

Prese fiato e ci riprovò.

‘DIN DON. E’ in arrivo nel reparto salumeria la nuova promozione dello. Speck a. Euro 14, e, 59. AlChilo. Attenzione! Non superare il tonno pinna gialla.... CRRRR CRRRRRR CRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR...........’

E mentre l’interfono già suonava con prepotenza, la Voce decise di dileguarsi in quattro e quattr’otto.

Saltò giù dalla finestra aperta, con l’agilità che solo una Voce può avere.

 

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