Era una sera d’estate, una di quelle sere in cui la brezza fresca si presenta come un’ospite inaspettato che, con il piglio di un lottatore instancabile, si batte contro la terra, la sabbia e l’asfalto per contrastare il calore accumulato da una giornata afosa che chiede a gran voce di uscire, ancora.

Lei sedeva su una sedia di plastica vecchia dalle gambe tremolanti che sembrava sul punto di soccombere a ogni suo movimento. Sembrava, e invece rimaneva lì a fare il suo dovere con una costanza quasi stoica. Eh sì, perché reggere lei non era semplice, lei era pesante e le sue ossa dimostravano una forza e una testardaggine ancor più ammirevole di quelle ostentate saltuariamente dalla sedia.

Era stata definita dal suo medico una obesa grave … “obesa grave, obesa grave, obesa grave” si ripeteva nella testa quella sera… Credeva forse, quel medico, che lei non ne fosse consapevole? Abbozzò una smorfia ironica storcendo la bocca carnosa, certo che lo sapeva! Era grassa che diamine! Solo un cieco non l’avrebbe vista!

Ma allora perché continuava a pensarci e a ripetersi quella frase nella testa cercando l’elemento che la disturbava? A un tratto sgranò gli occhi grandi e verdi, era quel “grave” che la disturbava… non aveva mai pensato al suo peso come a qualcosa di “grave”… per lei quel peso non rappresentava un pericolo, per lei era una coperta avvolgente che le garantiva sicurezza e protezione.  

Un tempo era stata sottile, fin troppo, i suoi amici al mare la prendevano in giro perché le si vedevano le costole anche sotto le magliette che le si appiccicavano addosso bagnate dagli schizzi delle onde. Dicevano che le sue gambette sembravano stuzzicadenti appiccicati al sedere e ridevano, rideva anche lei, un po’ infastidita ma rideva perché lei era allegra quando stava con i suoi amici, quando si chiudeva il portone di casa alle spalle.

Quel portone rappresentava l’accesso verso la luce o verso il buio a seconda del verso da dove lo si apriva. Aprirlo verso l’esterno le regalava la sensazione di poter respirare dopo aver trattenuto il fiato troppo a lungo, un po’ come quando si buttava in acqua raccogliendo la sfida dei suoi compagni di gioco a trattenere il respiro. Quando non ce la faceva più ordinava alle proprie dita che le sigillavano il naso di aprirsi, bolle di aria le uscivano dalla bocca mentre agitava le gambe in modo incontrollato cercando di sgusciare via dalla presa del mare. Emergeva dall’acqua con violenza affrontando la risalita che le sembrava durare un’eternità, sentiva che ogni secondo di immersione le rapiva a poco a poco la vita che le ripiombava dentro di colpo appena raggiunta la superfice increspata dell’acqua.

Aprire invece quel portone verso l’interno le dava la sensazione di immergersi nella lava. Le gambe iniziavano a perdere vigore e incedevano barcollando, quasi avesse inserito una sorta di pilota automatico. La coscienza si intorpidiva e tutti i ricordi, anche quelli risalenti a poche ore precedenti venivano rimossi, con fatica, ma rimossi, stipati nei cassetti più defilati della sua memoria. Viveva, o tentava di farlo, solo il presente, apparentemente senza il fardello del passato ma senza un futuro. Mani, colpi, carezze ambigue, buio, luce, paura, ansia, solitudine… tutto si mescolava insieme formando una palla che si piazzava sullo stomaco e che lei ogni sera vomitava con l’aiuto delle dita.

Poi, un giorno, si accorse che le magliette andavano mano a mano stringendosi e con loro i pantaloni le gonne e i vestiti. Nonostante le dita in gola, stava mettendo addosso strati e strati di volume sotto la pelle che si dilatava sempre di più fino a strapparsi in profondi solchi bianchi, lunghi e sottili come graffi.

Mani, colpi, carezze ambigue, buio, luce, paura e ansia iniziarono ad abbandonarla lasciandola finalmente in pace e siglò un compromesso di bonaria convivenza con la solitudine.

Quella sera, su quella sedia traballante che l’aveva cullata dolcemente da esile bambina e che si rifiutava di abbandonarla anche oggi, pensò a quegli anni che le avevano strappato via la spensieratezza. A volte sentiva nel petto lontane cicatrici trasformarsi nuovamente in ferite, aprirsi e sanguinare nonostante il verso di apertura di quel portone, che un tempo sanciva l’ingresso verso la luce o verso il buio, avesse perso il suo potere. Gli anni avevano inesorabilmente fatto il loro corso, per tutti ma ciò che era accaduto si era radicato nella sua mente paralizzandole il cuore e le mura di quella casa sembravano guardarla piene di pietà e compassione, memori anch’esse di quel passato.

Si alzò, prese delicatamente la sedia e la sistemò fuori dal cancello che delimitava quel piccolo giardino ormai incolto, rientrò, prese la tanica della benzina di riserva del tagliaerba stupendosi che fosse ancora piena dopo tanti anni e la sparse su tutto il perimetro della casa creando un percorso che dal giardino portava verso le stanze dove si nascondevano, pronti ad un feroce agguato, ricordi dolorosi. I peggiori tra questi erano corsi su, nella sua cameretta, dove si erano infiltrati nei muri e nei mobili impregnandoli come una muffa ormai impossibile da sconfiggere. Il letto era ancora lo stesso, da sempre. Si sedette, accese un fiammifero e vide crearsi un sentiero luminoso davanti a lei.

Il giorno dopo tutti i ricordi, assieme alle cicatrici erano scomparsi.

Tutti i racconti

3
3
25

Il motociclista

17 January 2026

Mentre guidava quella bellissima e potente auto, Mick fu attraversato all’improvviso dalla fantasia di un incidente mortale: un pensiero secco, inevitabile. Attorno a lui la regione si chiudeva in rilievi e boschi che si innalzavano da ogni lato, come se custodissero il senso ultimo del suo passaggio. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: Bello, ma perché?Era una caccia?Una vendetta?Un gioco crudele e psicologico?Like

  • Rubrus: .. perchè, secondo me, il protagonista era l'ultima portata. Mi [...]

4
4
30

Bastano 5 minuti

17 January 2026

Parigi, novembre 2025. ”Quanto è frenetica, la vita.” Questo il primo pensiero di Martina, mentre alza gli occhi al cielo. Ventenne, nata e cresciuta a Torino, con la testa sempre altrove, sempre via, da un anno vive a Parigi dove studia Lingue in una prestigiosa università. A Parigi ogni giorno [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Rosaroccia: Mi ci ritrovo nel tuo racconto, anch'io straniera in un paese straniero! [...]

  • Dax: Piaciuto. like

6
5
26

Come difendersi da un collasso dimensionale

Della sorprendente capacità di sopravvivenza posseduta dalle idre e dai vermi piatti

16 January 2026

Nel suo celebre libro, Flatlandia, E.A. Abbott discute un ipotetico mondo bidimensionale. L’osservazione cruciale è che, in un tale universo, nessun organismo vivente potrebbe possedere un tubo digerente passante. Questo, infatti, lo dividerebbe inevitabilmente in due parti. Il lettore osserverà [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

4
8
36

Il flauto di Pan

16 January 2026

Non so se sia così ancora oggi, ma quando frequentavo le elementari, agli esami di quinta, bisognava sostenere una prova di disegno. Il tema era libero, ma, non so perché, tutti disegnarono la solita casetta con qualche albero attorno e il solito sole in alto. Disegnai anch’io una casetta con sole [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Piacevole lettura. io non so fare un "O" con il.bicchiere, quindi [...]

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like
    benvenuto Giorgio e complimenti per il bellissimmo esordio.
    Un [...]

4
5
41

Il rovescio della medaglia del mio: "Il valore del donare"

L'ingratitudine

15 January 2026

È con grande emozione che mi ritrovo a riflettere sulla recente pubblicazione del mio racconto "Il valore del donare: Le radici di una vita di generosità". È stato un viaggio pieno di soddisfazioni, e voglio esprimere la mia sincera gratitudine a tutti coloro che hanno dedicato del tempo a leggerlo, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Walter Fest: Gennaro ho aspettato a commentare..."vojo proprio vedee' n'quanti [...]

  • Dax: Che dire..?L'ingratitudine,ovvero la certezza che tutto ci sia dovuto è [...]

6
10
80

Dentro un quadro

Viaggio tra i colori

15 January 2026

Lì nel soggiorno della vecchia casa c’era appeso un grande quadro. Al mattino la luce entrava da una finestra e lo colpiva di sbieco ravvivandone i colori. Azzurro, verde, arancione… Tutti come per magia si illuminavano diventando brillanti e le figure presenti ballavano tenendosi per mano tra [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Piaciuto. Devo dire per un po' ho pensato che il gatto fosse finito dentro [...]

  • Dax: Carino... colorato.Like

5
7
47

Gli specchi

14 January 2026

Una fredda domenica di dicembre passeggiavo tra gli edifici chiusi e vuoti del Politecnico di Milano. Mi faceva impressione vedere il campus universitario quasi completamente deserto. Mentre mi guardavo intorno però i ricordi iniziarono a fluire e a prendere spazio, fino a riempire quello sfondo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lo Scrittore: la fragilità emotiva dei giovani si scontra con l'austerità [...]

  • Riccardo: ecco, bravo, un nuovo capitolo.
    vedrai, sarà magnifico
    racconto [...]

6
7
49

Il triciclo

14 January 2026

"Buongiorno, ispettore, come va?" Chiese il barista dietro il bancone. "Buongiorno, Antonio… lo sai che ormai sono in pensione… non chiamarmi più ispettore." Lanciò uno sguardo che oscillava tra il sornione e il faceto. Da trent’anni circa, prima come ispettore e poi da pensionato, veniva in quel [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Lo Scrittore: un brusco risveglio da una routine collaudata, fortuna che c'è stato [...]

  • An Old Luca: Bello avere la verifica (contro i principi in voga attualmente) che un racconto [...]

2
8
118

L'ultimo incontro

13 January 2026

Il giornale radio comunicò che sulle montagne era in corso la prima nevicata dell'inverno. Parcheggiammo in Via Torino. Scendemmo dall'auto. Il pulviscolo luminoso dei lampioni impediva di vedere il cielo. L'aria era pungente. Entrammo nell'alcova. In ogni angolo della stanza dei candelabri indiani [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Simone Graziosi: Buongiorno a Tutti. Sul sito www.spreaker.com sono stati pubblicati dei podcast [...]

  • Walter Fest: Grazzie un sacco Simo' , certo che andremo a sentirti sur poddecast.

3
4
65

MISERIA E NOBREZA

13 January 2026

“Diz que deu, diz que da’, diz que Deus darà” Le voci un po’ gracchianti di Caetano e Chico, provenivano da una vecchia radio distrattamente collocata su uno dei tanti balconcini, in uno dei numerosi vicoli di quel gigantesco agglomerato urbano chiamato “Rocinha”. Un girone dantesco al contrario [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

3
6
161

Il furto

12 January 2026

La notte a Milano non è solo un'immagine in bianco e nero. Le luci si allungano, i rumori si sfumano e tutto sembra muoversi con un passo più lento. Mi ero iscritto a un workshop notturno per catturare proprio questa Milano diversa. Reflex pronta, cavalletto piazzato, tutto sotto controllo. Poi [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Dax: ballo. Però poteva avvisare il professore.Like

  • FuoriFuoco: Eh sì 😂 grazie per l'apprezzamento!

1
2
107

Il Signore del Nulla

12 January 2026

Il Signore del Nulla Un giorno qualunque si apre su una crepa invisibile. Tra feste che si deformano, amori illusori e visioni apocalittiche, prende forma il Nulla: non un demone, ma la trama stessa che divora ogni realtà. Era una giornata di primavera, tiepida, quasi banale. Decisi di [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

Torna su