Campagna di Londra, 9 febbraio 1870 
“Sono stata invitata a Londra dai Whildress. Tornerò tra qualche giorno. Dai un bacio ai bambini da parte mia, Edward!”
“Fai buon viaggio, tesoro!” rispose rassegnato l'uomo. Con lei era sempre stato così, a parte i tempi dell'innamoramento, o forse era meglio dire dell'infatuazione, perché Eloise era incapace di provare amore, sia come donna sia come madre. Perché lei era libera, indipendente, selvaggia.
Edward sapeva che, anche quella volta, la bellissima e frivola moglie non si stava solamente recando dalla sua vecchia amica d'infanzia, ma anche da uno dei suoi giovani amanti, dalle lusinghe dei quali non sapeva stare lontana. Nonostante ciò lui l'amava, l'amava sempre moltissimo, ma non osava sperare che prima o poi si redimesse.
Conscio di ciò e afflitto dai suoi cupi pensieri, si alzò, ripiegando il giornale che stava attentamente leggendo prima della breve e sgradita comunicazione della moglie, e si recò nella stanza dei bambini, li baciò senza svegliarli e disse alla governante che, come al solito in quell'ora pomeridiana, si sarebbe recato al circolo.
La sera cenò a casa, andò a coricarsi presto, tentando di non pensare alle attività cui, in quel momento, si stava dedicando Eloise.
Il sabato lo trascorse con i suoi due meravigliosi e scalmanati pargoli, li portò a spasso per il parco assieme alla balia e alla zia Mary, venuta a trovarli per qualche giorno, li fece giocare e raccontò loro storie di fantastiche creature del bosco e dei fiumi, per farli stare bene e far sentire loro tutto quell'affetto che la madre, sfortunatamente, non sapeva donar loro.
La domenica sera, dopo un'altra giornata trascorsa a correre e gridare felici in campagna, Edward era stravolto e non si fece troppe domande sul probabile giorno di arrivo della moglie.
Londra, 12 febbraio 1870 
“Osservare Londra che si sveglia all'aria gelida del mattino è uno spettacolo superbo…” pensò l'uomo, un distinto signore sulla quarantina, sistemandosi meglio il cappello ed alzandosi il bavero della redingote nera, dopodiché si appoggiò saldamente al suo bastone da passeggio con il pomello in oro raffigurante il simbolo della sua casata.
Era stanco, perché aveva trascorso la notte a giocare alla locanda vicina alla stazione, e, preso dall'euforia delle vincite (a Whist non lo batteva nessuno) aveva bevuto un po' troppo. Prima di tornare nella sua casa colonica in centro, dove da tempo immemorabile abitava la sua famiglia, decise di fare una lunga camminata verso il porto, che lo aveva sempre affascinato, per ritrovare il contegno e la lucidità perduta. Si avviò, quindi, con passo deciso verso la meta e presto si accorse con soddisfazione che, proprio come aveva sperato ed immaginato, la sua mente ed il suo corpo traevano grandi benefici da quel prolungato movimento mattutino.
Certo non si aspettava quel che sarebbe successo.
Come al solito, mentre le strade principali erano ancora semideserte, le attività sulla banchina fervevano. Ad un tratto, però, si interruppero i lavori in corso sull'ultimo molo, dove iniziò a radunarsi molta folla, per osservare, sbigottita, qualcosa di strano.
L'uomo, incuriosito e preoccupato, si avvicinò per scoprire se c'era bisogno di aiuto. Fattosi largo con discrezione, notò che degli operai avevano tirato fuori dall'acqua un grande involto, scoprendo che non si trattava delle solite casse di merci di contrabbando o legali, che, per sbaglio, potevano cadere nel Tamigi. Lo svelamento della realtà non fu piacevole, perché si trattava di un corpo ormai sfigurato, puzzolente e ricoperto di alghe e fango.
“Signore, proteggi quest'anima innocente e accoglila tra le tue braccia. Amen.” sussurrò, senza nemmeno conoscere l'identità della vittima.
Campagna di Londra, 12 febbraio 1870 
Non erano ancora le sette quando il vecchio e fedele maggiordomo bussò con discrezione alla porta della camera di Edward.
Dopo averlo svegliato, lo accompagnò in biblioteca, dove lo attendeva il suo migliore amico, Michael, giunto quella mattina dalla capitale. Non appena lo vide, il suo cuore ebbe un sussulto, perché subito capì che quella visita era legata a qualche evento ferale che, per logica, non poteva che riguardare Eloise.          
Edward lo guardò, non lo salutò nemmeno e si lasciò cadere, sfinito, sulla sua poltrona preferita.
“Dimmi”. Il suo tono era secco, preoccupato, come quello di chi non si aspetta nulla di buono dall'interlocutore e dall'imminente futuro.
Michael era inquieto, si tormentava il cappello di flanella verde con le dita e non si volle sedere, restando vicino alla porta della stanza, come fosse sicuro di poter scappare nel caso ce ne fosse stato bisogno.
Trascorsero una decina di minuti, in cui Michael, cercando di mantenere ferma la voce rotta dal dolore, tentò di raccontare nel modo migliore, se questo modo davvero esisteva, quello che era accaduto, mentre il suo caro amico d'infanzia non reagiva, lo ascoltava con la testa bassa, senza guardarlo, probabilmente con le emozioni paralizzate dalla sofferenza.
“L'ispettore è un caro amico del padre di mia moglie” concluse, “gli ho parlato ed è stato molto saggio e comprensivo, ha lasciato venire me ad avvisarti e a condurti in città, sarebbe stato molto peggio scoprirlo in un altro modo”.
Edward, senza dire una parola, uscì dalla biblioteca, si vestì rapidamente per darsi un contegno, impartì gli ordini alla servitù, poi raggiunse Michael ed insieme intrapresero, in assoluto silenzio, quel triste viaggio.
Edward lo sapeva, in cuor suo l'aveva sempre saputo che le avventure della moglie erano pericolose. Perché lei non si accontentava delle affettuosità dei soliti corteggiatori, no, lei si sceglieva persone strane, di dubbia moralità, che facevano mestieri non ben considerati, maghi, artisti circensi, teatranti senza talento, persino delinquenti, troppo annoiata dalla tranquilla banalità di una serena vita familiare e sempre alla ricerca di nuove, eccitanti emozioni ed esperienze.
Aveva cercato di avvisarla per anni, di metterla in guardia su quel tipo di frequentazioni, come farebbe un buon amico, un padre, mettendo da parte la dignità e l'orgoglio di marito innamorato, guardando solo al bene di quella donna immatura ed incauta, preda, per la sua ingenuità, di loschi avventurieri e fannulloni in cerca di facili guadagni. Tutto invano. Fonti certe dichiaravano la moglie sempre in giro per feste in maschera, teatrini malfamati, addirittura taverne.
Avventure ne aveva avute, diverse, forse interessanti, di certo infauste, e sicuramente ella, poverina, non si immaginava, percorrendo felice e riccamente agghindata quelle stesse strade che ora ben meno lietamente stavano calcando i due maturi uomini, che quella fosse la sua ultima avventura.

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