Era la notte di una fottuta giornata di vento nell'ultima ora d'inverno di quell'anno. Yanez volava correndo a perdifiato su per le scale della ottocentesca clinica pediatrica situata a un passo dalla stazione del passante ferroviario di Piazza Morosini. I gradoni in marmo grigio sormontati tre alla volta. La falcata agile e rapida dello stambecco pirenaico. Eccitato, infervorato, galvanizzato per l'imminente arrivo della primogenita, Maria Luz. Poi su, come una saetta, senza un minimo respiro, fino al terzo piano. 
L'olezzo penetrante di etere etilico aleggiava tra i vecchi corridoi del reparto d'ostetricia presto vanificato dall'insormontabile penombra di giochi di luci di vetusti tubi dal colore un po' posticcio, quasi freddo, e imbottiti di gas al neon. 
Manuela era già in posizione fetale. Frastornata dai dolori delle contrazioni che con garbo tratteneva stringendo forte i denti. La coperta a scacchi bianchi e rossi con un verde trapuntino in pile  gettati con rabbia ai piedi del lettino in sala travaglio. 
Una stanza di venti metri quadri, o forse meno, con pareti bianche insormontabili, un carrello di strumenti, pacchettini di garze e cilindretti di cotone. Le quattro mura permeate da un continuo, insitente, ma dolce mugolio di eccitazione dolorosa. Un sospiro gutturale molto simile a un orgasmo vaginale. Una giovine puerpera pudicamente nascosta da un bianco paravento lì sdraiata sul lettino a fianco di Manuela...
Ah! Già. Dimenticavo. Non mi sono ancora presentato. Il mio nome è Yanez, Yanez de La Carretera. Le mie origini sono cubane anche se sono nato e cresciuto a Napoli fino all'età di sette anni. 
Ho quarantaquattro anni e da oltre venti faccio il tassista di notte in una città del nord Italia.
Sono sposato con Manuela e insieme stiamo per abbracciare la nostra primogenita Maria Luz. Così abbiamo deciso di chiamarla grazie alla nostra devozione religiosa. Sono cristiano cattolico non praticante anche se, non lo nascondo, prego i Santi e il Padre Nostro ogni volta che ne sento la necessità. 
La mia bambina da un momento all'altro vedrà la luce del nuovo mondo dal quale me ne sono andato la notte scorsa vittima di una tragica rapina nel mio Taxi. Sì. Purtroppo è finita nel peggiore dei modi. Lo so, non avrei dovuto reagire in quel modo. Quell'essere malvagio mi ha colto di sorpresa, alla sprovvista.
Era gentile, garbato quando è salito in Piazza Ventiquattro Maggio. La bruma di metà marzo si era impadronita del manto della strada avvolgendo il parabrezza del mio Taxi con centinaia di goccioline filiformi che formavano una lunga catena di grandi e piccole costellazioni. Abbassai il finestrino a metà corsa in attesa di un cliente. La melodia chiacchierina della fontana che zampillava al centro della piazza sovrastava il silenzio di tomba di una città tosto addormentata. Dallo specchietto retrovisore intravidi la sagoma di un uomo che si stava avvicinando con passo assai veloce.
"Libero?" mi chiese.
Quell'uomo, presumo sulla quarantina, i capelli rasati a zero e un grosso tatuaggio sul collo, del quale non ricordo che il numero sette colorato di rosso. Il viso incarnato dentro il quale spiccava la forma eterogenea di un grosso naso a patata. Aprì la porta destra, si sedette sul sedile posteriore e cominciò a smanettare con il suo telefonino.
"Ah! Quando cerchi qualcuno non..."
Lasciò la frase a mezz'aria sfoderando un sonoro sbadiglio. Questo lo ricordo molto bene, anche per l'odore penetrante del suo fiato impastato di rum di bassa qualità.
" Andiamo all'abbazia di Chiaravalle" mi disse.
Non diedi cenno di risposta avviando il motore incuriosito da cosa potesse farci un uomo all'abbazia di Chiaravalle a quell'ora della notte e perché. Cercai subito il dialogo nonostante le prime risposte alle mie domande furono scandite con dei lapidari monosillabi. Raccontai dell'imminenza della nascita di Maria Luz. 
Quella sarebbe stata l'ultima corsa per quella notte. 
Dopo mi sarei fiondato in clinica. 
" Felicitazioni e tanti auguri" disse con tono mieloso, dolce, anche commosso continuando a rimanere con lo sguardo fisso sul display del telefonino.
Presi a gran velocità il doppio viale che porta al quartiere periferico del Gratosoglio. La strada deserta. I semafori continuavano il loro intermittente lavoro di noioso lampeggiamento.
" Ora fermati e dammi i soldi!" chiosò con tono secco e deciso. così, all'improvviso. 
Una sensazione di freddo metallico pervase la parte inferiore del mio collo. Un punteruolo o forse un cutter sfiorò la pelle all'altezza della vena giugulare. Con la coda dell'occhio riuscii a malapena a intravedere la mano di quell'uomo che cingeva il mio torace.
 Rallentai la corsa. Accostai sul ciglio del marciapiede del controviale immerso nell'oscurità. 
Con un briciolo di esitazione abbassai il braccio sinistro cercando di tastare la tasca dello sportello per afferrare il cacciavite di grande dimensione che tenevo per i casi di emergenza come quello.
 Poi un dolore acuto sul fianco. Sentivo caldo, poi freddo, in tutto il corpo fino alla testa. 
Non riuscivo più a muovermi.
Le braccia, le gambe, il tronco si rianimarono per pochi, brevissimi secondi. Vidi il mio assassino aprire la porta e correre verso un parco. Allungai il braccio insanguinato nel tentativo di afferrarlo ma il bastardo guizzò via tra i vicoli del quartiere che si arrampicano sopra la collina artificiale costruita nell'immediato dopoguerra con le macerie di case bombardate. 
Inciampai da solo. Anche lui inciampò, contro un bidone dell'immondizia. Si rialzò, ma lo presi per un lembo della giacca. Sforzo invano. Riprese a correre e senza mai fermarsi; come se non lo avessi neanche sfiorato. Desistetti. 
Una forte energia mi richiamò sul sedile del Taxi. Vidi la mia testa insanguinata che penzolava a peso morto tra le razze del volante. Un profondo taglio sul collo. 
Manuela...Maria Luz, pensai.
Luci di tenebre mi avvolsero. Persi il tatto, non udivo nulla. Dentro l'abitacolo cercai una via d'uscita; l'importante era slacciare la cintura di sicurezza e chiamare immediatamente i gendarmi o i soccorsi. Divenne una corsa contro il tempo. Dovevo muovermi. La bambina stava per nascere.
In fondo al grande viale vidi un tunnel. Il tunnel del passante ferroviario. Percorrendolo per un paio di chilometri sarei arrivato in piazza Morosini a un passo dalla clinica. 
Non so dire esattamente quanto tempo impiegai per arrivare a destinazione. Ma quello che posso garantire è che riuscii a ultimare la mia ultima corsa trasportato nell'etere in una dimensione innaturale dove non vedevo altro che l'immagine riflessa di una stanza di ospedale e un volto di un bambino con gli occhi chiusi per metà.
"Ciao Manuela. Sono qui, vicino a te " sussurrai guardandola dritta negli occhi. 
Le tenni la mano stringendo con affetto e commozione. La pupilla dilatata mi fece capire che in quel momento non riusciva proprio a vedere né a vedermi.
Guardai l'orologio digitale appeso alla parete sopra la porta d'ingresso della stanza. Mezzanotte e tre quarti. Una folata di vento mi fece sobbalzare spingendomi a ridosso del soffitto. Poi silenzio. La finestra a ribaltino della sala travaglio ebbe uno scossone. Udii la vibrazione di quel vetro che venne attraversato da un fascio di luce azzurrognola circondata da splendide fiammelle color cobalto. Un vagito altisonante si liberò nell'aria.
"Ciao Maria Luz, benvenuta. Io sono il tuo papà."
Adesso la bambina mi guarda. Il pianto si placa immediatamente. Le guance si distendono. Il viso si rilascia. Le rughe di espressione della fronte danno spazio a due grandi occhi azzurri. Mi sorride. Le sorrido.

Tutti i racconti

0
0
3

Il professore e la donna misteriosa 2/2

10 May 2026

Quella sera, tornato in hotel, Emilio non riuscì a scrivere. Rimase a lungo davanti allo schermo acceso, senza che una sola frase prendesse forma. Si avvicinò alla finestra. Dall’alto si vedeva l’ingresso della mostra, illuminato dalla luce dei lampioni. Pensava continuamente a quella donna. Non [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

0
1
3

La recita

10 May 2026

Mr Hyde tirò l’ultima boccata di fumo, spense la sigaretta sotto il tacco, la raccolse, la buttò nel posacenere, poi iniziò a trasformarsi. Si levò la parrucca, le sopracciglia, i denti storti e i batuffoli che gli deformavano le guance. Non restava che togliersi il fondotinta verdastro e sarebbe [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Ciao, sì, è sempre Aldo e sta suggerendo che anche le sigarette [...]

4
5
26

Il silenzio di Zuzù

09 May 2026

Quanto ti ho aspettato! Hai popolato i miei sogni, rendendo il riflusso gastrico meno fastidioso, e tollerabile la soffocante calura estiva. Ora che ti stringo fra le mie braccia sono felicissimo. Mentre guardo i led della batteria passare dal rosso al verde, immagino le tantissime avventure che [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
1
21

Il professore e la donna misteriosa 1/2

09 May 2026

Il terzo piano dell’Hotel Central Park di Modena offriva al pensionato una vista ampia e silenziosa sul quartiere San Faustino, una zona piena di storia e cultura, dove il passato sembrava affiorare in ogni angolo, tra palazzi dai colori caldi e cortili nascosti. Al calar del pomeriggio, la luce [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

2
4
56

Laura (4/4)

Quota di legittima

08 May 2026

Anno 2068 La stanza è grande ma vuota. Le finestre danno sulla città: sirene lontane, vento fra i palazzi. W respira male. Due vecchi gladiatori. Uno con il bastone, l’altro con il bastone del potere. W: «Settantadue anni, Matthew. E ancora sali queste scale. Credevo che la gravità avesse [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Like....W ha vinto....ha fatto danni ed è morto di vecchiaia...😢 Like

  • Rubrus: Come dice Dax. Piaciuto.

3
6
55

Essenza di te

08 May 2026

Il tuo profumo Sibila il vento tra i giorni di marzo e i primi germogli con il cuore sospeso ad un passo da te. E attendo riverberi del tuo amore, mamma, in quella scia di profumo in cui ritrovavo essenza e gioia di esistere. Di gerbera e gelsomino, effusione fresca nell'aria dei giorni [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

2
1
19

Laura (3/4)

Can. 1216

07 May 2026

Laura arriva alla piattaforma. 124 metri non sono infiniti. Ma sono abbastanza. Le gambe cedono. Si siede sul bordo di una trave. Non piange. Non urla. È svuotata. La mente ripete le frasi di Mr W: “Lei è ancora libera?”. Daredevil arriva grazie al suo cavo. Il battito di Laura è irregolare. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
3
38

Le proverbiali tumpulate della zia Vincenzina

07 May 2026

Non faceva fatica la zia Vincenzina! Quando riteneva di doverlo fare, ed era frequente vista anche la frenesia dei 4 figli maschi, col minimo sforzo otteneva guance color rosso fuoco, pianti a dirotto e patemi d'animo dei bimbi che si massaggiavano lì dov'erano stati violentati. Non sentivi nemmeno [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Riccardo: benvenuta 🤗
    giuro...non ti tiro le guance 😂

  • Claudiuccia: Grazie Riccardo. Ma perché dovreeti tirarmi le guance? 🤔😄

2
2
44

Laura (2/4)

Revenge porn

06 May 2026

Gotham, tribunale L’aula è piena. Non per il sangue. Per l’idea. Lombroso siede composto. Osserva tutti come oggetti di studio. La pubblica accusa è feroce: «L’imputato ha pianificato. Ha scelto le vittime secondo caratteristiche morfologiche. Non è follia. È ideologia». Laura si alza. Per un [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: Bello, intenso...mr W fa esperimenti... chissà se gli piacerebbe essere [...]

  • Lawrence Dryvalley: Narrazione secca, asciutta, tagliente. Laura... domani sapremo il suo destino.

4
5
42

Un guscio di noce a sorpresa

Il rapporto con il diverso

06 May 2026

Distesa sull’erba morbida, Matilde notò qualcosa di bello. Era un guscio di noce. Non era un guscio qualunque: era pulito, lucido e sembrava speciale. Matilde lo raccolse con attenzione e lo mise nello zaino, già pieno di oggetti strani e preziosi. Poi sentì una voce chiamarla. Era la voce di papà. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

2
6
19

Laura (1/4)

Concorso esterno

05 May 2026

Antefatto: Daredevil, alias Matt Murdock, è il nuovo guardiano di Gotham. Batman, prima di morire, gli ha lasciato Tau, una IA in grado di simulare la voce del padre, deceduto anni prima. Flashback Laura era stanca, nervosa, con il pensiero fisso sul caso del secolo: la responsabilità di far [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Gioseppiolina: anche io mi dono molto preoccupata del problema dei diritti. sappi cmq la multa [...]

  • Gioseppiolina: anche tua sorella, l' unica cosa che regge la curiosità è [...]

14
15
84

L'AVVENTO

Versione Integrale Estesa

05 May 2026

«Nonno, raccontami ancora la storia degli angeli». «Non è una storia, ragazzina. Come ben sai dai libri scolastici, è tutto vero, è successo realmente. Sei nata molti anni dopo, anche i tuoi genitori non vissero in prima persona quegli avvenimenti, ma le conseguenze sì…». «Lo so, lo so… voglio [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Lawrence Dryvalley: Grazie Paolo per la lettura, l'apprezzamento e il commento. Io, come tutte [...]

  • Gioseppiolina: bello. non mi sconfiffera la decisione de nonno che racconta alla nipote una [...]

Torna su