Mancano tre minuti, tre soli, una manciata di secondi che mi separano da quella porta scura posta di fronte a me. Chiuso, in questa stanza quasi in penombra, stringo le mani sui braccioli della sedia, un vecchio modello imbottito che ha visto sedersi molti altri prima di me. Respiro a fatica, la mente vacilla un attimo per poi riprendersi, quasi fosse un pendolo che mi allontana dalla realtà quando raggiunge i punti più alti. Vorrei non osservare lo scorrere del tempo, è un lento scivolare verso la meta, quando sai che ancora non sei pronto e che vorresti tirarti indietro.
Eppure l'ho scelto, nessuno mi ha costretto, spinto o obbligato a farlo. Sono io che ho voluto seguire il flusso dei pensieri e trasformarli in realtà. All'inizio era solo fumo, nebbia attraverso la quale speravo in uno spiraglio di luce, poi le nubi si erano squarciate ed ero lì, io ma diverso. Solo sei mesi fa nessuno sapeva nemmeno che esistessi, il mio viso era ai più sconosciuto e non rischiavo di farmi sconvolgere la vita. Invece è successo, di colpo ho attraversato settimane irreali e sono giunto qui, su questa sedia dalla quale non vorrei staccarmi, attorniato dal silenzio, increspato da un brusio lieve e incomprensibile. Dietro la porta c'è ciò che mi aspetta, alle spalle un'altra porta aperta. Sposto la sedia di lato, per poter osservare tutte e due le entrate -o uscite?-, nella speranza che qualcuno venga e mi dica che è tutto uno scherzo, una sorta di candid camera virtuale, una storia alla Truman Show, intorno a me il mare finto delimitato da pareti e dietro coloro che si occupano di far si che tutto sembri reale. Non fa caldo, ma sento la fronte umida; non fa freddo, ma le mani sono cubetti di ghiaccio, che metto sotto le cosce per cercare di riscaldarle. Il vestito che indosso fa parte della scena, una cosa non mia; non penserei mai di indossarlo, di solito sono piuttosto informale nell'abbigliamento. Eppure sono obbligato a passare attraverso questo cambiamento, in attesa del verdetto finale -già scritto- che mi attende oltre la porta. Sono solo e non voglio compagnia, non ho voglia di parlare e sentirmi dare consigli. Devo affrontare tutto da solo, da vero uomo.
Due minuti, il tempo di un salto in bagno, ma sento che non c'è tempo; chi è al di là non accetterebbe la mia assenza, è gente decisa, che sa quel che vuole. E io? So davvero quello che voglio? Sono nel famoso punto del non ritorno, il limbo dell'attesa senza scuse, la terra degli uomini senza passato. Mi scappa da ridere quando mi accorgo che la vescica bussa: accavallo le gambe e cerco di non pensarci. Ho altre cose più importanti da ricordare, tanti visi che saranno in prima fila in attesa all'entrata. Occhi che mi guarderanno commossi, alcuni piangeranno lacrime, altri esulteranno, mentre io percorrerò quel tratto illuminato, come una fiera esposta allo zoo. No, non sono pronto! Sta succedendo troppo in fretta e il peso della situazione grava sulle mie spalle come un sacco di macerie. Chiudo gli occhi e mormoro una preghiera, una di quelle che si recitano nei momenti più duri della vita. Sono cattolico, ma non praticante. Padre Luke mi avvisò in giovane età che le cose nella vita accadono sempre per una ragione, anche se ti sembra che tu non le abbia cercate. Ed io non l'ho voluto, è capitato per caso, una sera di sei mesi prima, alla fermata della metro, in mano una rivista e un annuncio...
Un minuto, ci siamo, tocca a me, ultimo di una lunga serie; la porta si aprirà, qualcuno dichiarerà il mio nome e verrò gettato in pasto ai media. Non voglio telecamere, ma so di non avere voce in capitolo, sono solo il protagonista, il contorno è storia già nota.
Trenta... venti... dieci... mi alzo e punto gli occhi al cielo. "Grazie" dico, a chiunque abbia contato, a coloro che hanno creduto in me e a ciò che mi prospetterà l'ingresso da quella porta.
Si spalanca, le luci mi investono quasi accecandomi. Le voci aumentano di volume, stiro con le mani i pantaloni e muovo il primo passo. Flash dei fotografi, sotto il palco vedo Mary, mia moglie che si asciuga le lacrime con un fazzoletto e Tom, mio figlio di otto anni, elegante nel suo completino da piccolo uomo e sorridente.
Un uomo di colore mi attende al centro, in mano un microfono.
-Signori, diamo il benvenuto a Reginald Moore, re indiscusso dell'editoria con il suo best seller "Al di là dei sogni". Un grande applauso per quest'uomo che in pochi mesi ha raggiunto le vette con mezzo milione di copie vendute, la traduzione in cinque lingue e un contratto per la sceneggiatura del film!-.
Quello sono io, il nuovo Reginald, sorto dalle ceneri di un uomo qualunque con in testa la speranza di poter un giorno sfondare. Sorrido e raggiungo l'uomo, pronto a ricevermi con la mano tesa.

Tutti i racconti

6
9
29

Quella notte al Quarticciolo

04 February 2026

Erano le due passate e Roma, quella vera, nun c'aveva sonno. Nun quella dei palazzi tutti illuminati, ma quella tra via dei Castani e er Quarticciolo, là dove la vita batteva forte, a vorte pure troppo. Mirko stava appoggiato ar muretto, giacchetta de pelle finta, Nike tarocche, e ‘na fame in testa [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Riccardo: Concordo con Paolo, sulla strizzatina d occhio a Pasolini, e sul tema periferia, [...]

  • Dax: Molto particolare....malinconico. like

5
5
75

Il pistolero lento

04 February 2026

«Il tempo è un pistolero lento». Il vecchio oscillava sulla sedia a dondolo guardando fisso davanti a sé. «Europeo, vero?» domandò, e solo a quel punto mi convinsi che a parlare non era stato il vento che soffiava lamentoso dal deserto. «Sì» confermai, «di passaggio». «Si vede» disse lui. «Vi guardate [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Rubrus: LD: pensiamo al duello finale di "Per un pugno di dollari". GMVolontè [...]

  • Dax: Bello ma ...cosa c'entra il seial killer con Doc?E come mai il pistolero [...]

7
5
241

La festa

03 February 2026

Quanto può essere difficile ascoltare? Che poi, ascoltare, cosa significa davvero? Sono qui, invitata a una festa aziendale alla quale non avrei mai voluto partecipare. Ho il mio drink in mano e sorrido, più per circostanza che per volontà. Sono circondata da persone che conosco a malapena. Qualcuno [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

6
8
37

Il mistero del gatto che appariva

03 February 2026

Rinaldo si era assopito sul divano, la televisione ancora accesa su un film che non ricordava nemmeno di aver scelto. Le immagini scorrevano senza fare rumore. Fu svegliato da bussate esitanti, colpi leggeri, trattenuti, come se qualcuno stesse cercando di non disturbare. Era la vicina del pianerottolo. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Italo Prato: Amo le storie con gatti, il tuo racconto mi è piaciuto molto. Io, per [...]

  • Lauretta: Bellissimo e tenero racconto. Scritto al meglio e coinvolgente. Mamma gatta [...]

4
3
82

La battaglia del generale Luud 2/2

02 February 2026

Attraversarono città deserte e campagne incolte fino a raggiungere il cuore del loro obiettivo: la città dei servers, un’enorme fortezza di metallo e vetro dove erano custoditi tutti i computer che governavano il mondo. Là risiedeva la mente che aveva trasformato gli uomini in zombie tecnologici, [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
6
413

Dare un colore all’ombra 2/2

01 February 2026

Mentre cercava di capire come entrare senza farsi notare, una porta interna si aprì all’improvviso. Livia si fermò, trattenendo il respiro. Le figure nel magazzino si voltarono, ma non le prestarono attenzione, come se la presenza di estranei fosse normale. Fu allora che notò qualcosa che le [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lo Scrittore: davvero interessante, una scrittura lineare che si fa leggere senza sbalzi [...]

  • Lawrence Dryvalley: Benvenuto Luca su LdM. Esordio interessante, con un testo che incalza il lettore [...]

4
2
817

La battaglia del generale Luud 1/2

01 February 2026

C’era una volta un cavallo anziano, dal mantello grigio segnato dalla polvere e dalle cicatrici. Spesso si fermava sotto il grande fico, un albero dalle radici contorte e dal tronco ruvido, impregnato dell’odore di terra umida. Restava immobile, il capo appena chino, a osservare il mondo in silenzio. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I Like
    con riferimenti letterari alti, questo racconto disegna uno scenario [...]

  • Dax: Bello, una fattoria degli animali utopiatica.Like

4
1
135

Dare un colore all’ombra 1/2

31 January 2026

Livia, supina sull’impalcatura, stava passando un leggero strato di smalto sull’affresco. Con un minuscolo pennello, cercava di ridare luce a quel volto annerito dal tempo. Ogni gesto richiedeva precisione assoluta, il solvente steso aveva tempi specifici e doveva essere applicato senza interruzione [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

12
13
272

Ipocondria

31 January 2026

Marta aveva un rituale. Ogni mattina, prima di alzarsi dal letto, apriva l’app del meteo e poi quella del monitoraggio dei sintomi della salute. Non era, questa, una vera app medica, era più un forum chiamato “Corpo e Disgrazie”, dove utenti anonimi si scambiavano diagnosi improbabili e consigli [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Lauretta: Il racconto è molto simpatico e non banale: affronta i "morsi" [...]

  • Lo Scrittore: ipocondria, una parola non facile che implica situazioni scabrose e personali. [...]

8
15
296

Pedalata assistita

30 January 2026

Ero già avanti con gli anni quando decisi di passare dalla scrivania alla bicicletta. Cresciuto in un’epoca in cui il “maschio” godeva di esagerati privilegi, a fronte di dover sempre essere degno di appartenere al sesso considerato forte, nonostante la mia interiore certezza circa la parità dei [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Luigia: Grazie.

  • Lo Scrittore: l'autostima è una cattiva consigliera, bisogna tenerne conto ma [...]

4
8
342

Il predatore

30 January 2026

Il canto stonato di un uccello notturno lo stava facendo impazzire. Quel maledetto gracchiava a singhiozzo come un antifurto e non sembrava intenzionato a smettere. Avrebbe continuato per tutta la notte, non gli avrebbe fatto chiudere occhio, anche perché in quel momento era incapace di ignorarlo. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

1
3
80

L'uomo con la cravatta (2/2)

29 January 2026

“Forse è ora di liberarsi da tutta questa burocrazia” aveva detto un collega mentre lui cercava di raccogliere il tessuto della cravatta adagiato sul tavolo. Poi era avanzato l’omino che, lui sì, indossava la cravatta, e lo faceva con eleganza, garbo. Peraltro era un capo di sicuro pregio, lo si [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dario Mazzolini: ho fatto una fatica incredibili a terminare la lettura del racconto ho il sacrosanto [...]

  • Davide Cibic: Già, un incubo o almeno qualcosa che gli assomiglia... L'intento [...]

Torna su