Se avesse detto la verità, avrebbe costretto Vianello a prendersi la responsabilità di una decisione arbitraria. E Vianello non perdonava chi lo costringeva a fare il suo lavoro. Una nota negativa sulla scheda di valutazione annuale avrebbe significato addio al minimo premio di produzione previsto a dicembre. Niente margine per pagare la rata dell'auto. Niente margine per l'affitto.

38,59€ fino al dieci del mese.

Claudio alzò gli occhi. Incontrò lo sguardo di Vianello: uno sguardo freddo, paziente, sicuro del risultato.

«Penso...» disse Claudio, e la sua voce suonò leggermente più acuta del solito, «che l'analisi di De Blasi tocchi i punti corretti. Possiamo ottimizzare la struttura dei costi se deleghiamo la gestione dei picchi di carico al partner esterno. I numeri... confermano che nel breve termine c'è un margine di risparmio.»

Un piccolo silenzio scese nella stanza. Vianello sorrise, un impercettibile movimento delle labbra, e prese un sorso dal suo caffè.

«Molto bene,» disse Vianello, riappoggiando la tazza con un rintocco secco sulla ceramica. «Preparate la proposta tecnica congiunta entro venerdì. Firmata da te, Claudio. Da De Blasi. E da Martelli.»

Tre firme. I tre quadri del reparto.

Claudio non girò la testa verso i cinque seduti lungo la parete di fondo. Non serviva. Sentiva i loro sguardi addosso come punte di spillo: i due contratti a termine che non avrebbero visto il rinnovo a fine mese, il ragazzo dello stage che faceva finta di prendere appunti, e i due operativi che da lunedì prossimo si sarebbero trovati a coprire il lavoro di sei persone. Sapevano tutti da che parte stava cadendo la scure, e sapevano che la lama la stavano affilando i tre al centro del tavolo.

«E per quanto riguarda le penali dei clienti sul secondo trimestre?» tentò di chiedere Martelli, la voce incrinata da una cautela disperata.

Vianello non batté le palpebre. Si limitò a chiudere la cartella rigida davanti a sé.

«Gestiremo le criticità quando si presenteranno. Nel report di venerdì voglio vedere il -12%. Buon lavoro a tutti.»

Alle dodici e trenta spaccate, gli echi delle bestemmie svanirono. Non per sollievo, ma per sfinimento del sistema nervoso. Subentrò un silenzio pneumatico, innaturale, mentre l'open-space cominciava a svuotarsi per la pausa pranzo.

«Ehi Claudio, scendi con noi alla tavola calda?» gli chiese la collega del Marketing, infilandosi il cappotto. «Oggi fanno il risotto ai funghi.»

Claudio mise la mano destra sulla pancia, accennando quel solito, collaudato sorriso di cortesia.

«No, grazie, oggi passo. Sto facendo un po' di digiuno per rimettermi in regola prima dell'inverno. Mi bevo un tè caldo qui ed evito tentazioni.»

«Ah, beato te che hai questa forza di volontà!» ridacchiò lei, avviandosi verso gli ascensori.

Quando fu certo di essere rimasto solo nel raggio di tre campate di scrivanie, Claudio aprì il cassetto inferiore dello schedario.

Sotto un blocco di vecchie fatture c'era la sua riserva: un pacchetto di cracker e una scatoletta di tonno.

Prese la forchetta di plastica che teneva nel portapenne, aprì la scatola prestando attenzione a non fare troppo rumore con la linguetta metallica, e cominciò a mangiare lentamente, masticando ogni boccone a lungo per ingannare lo stomaco.

Masticò l’ultimo pezzo di cracker. Il sapore di latta e olio economico gli lasciò un retrogusto metallico sulla lingua, difficile da mandar giù.

Nel monitor spento del computer, la sua figura era solo un’ombra scura contro la luce bianca che entrava dalle finestre dell’open-space. Si fissò negli occhi riflessi sul vetro. La testa ora era incredibilmente muta, bonificata da quella litania della mattina. Restava solo una lucidità fredda, quasi chirurgica.

Delegare è il tracollo. Lo sapeva benissimo. Nel giro di tre mesi i fornitori esterni avrebbero accumulato ritardi, i costi sarebbero lievitati e Vianello avrebbe scaricato la colpa sul "documento di riorganizzazione firmato dal team". La nave sarebbe affondata comunque. L’unica differenza era che, firmando subito, Claudio stava comprando il tempo per non affondare insieme a essa.

Spostò il cursore del mouse. Aprì il file PDF con il documento di ristrutturazione preparato da De Blasi, scorse fino all'ultima pagina, selezionò il campo della firma digitale e inserì il PIN. Un bip sordo confermò l'operazione.

Fatto. La sua condanna alla routine era rinnovata per qualche altro mese. La rata dell'auto era salva, l'affitto anche.

Chiuse il documento. Poi, senza fretta, aprì una scheda del browser in modalità incognito.

Minimizzò la finestra al minimo indispensabile, riducendola a un piccolo rettangolo nell'angolo in basso a destra dello schermo, facilmente copribile con un Alt+Tab se qualcuno fosse passato nei corridoi. Digitò l'indirizzo di un portale di reclutamento.

Non cercava posizioni prestigiose. Non cercava la "carriera". Cercava una via d'uscita da quella stanza.

Copiò il suo curriculum dall'archivio personale salvato su una chiave USB. Modificò un paio di date, smussò le descrizioni delle mansioni per farle sembrare più dinamiche di quello che erano realmente, eliminò ogni traccia di rassegnazione dal linguaggio.

Il primo annuncio era per una posizione analoga in un'azienda di logistica a quaranta chilometri di distanza. Paga simile, contesto sconosciuto. Inviò. Il secondo era per una società di consulenza media. Inviò. Il terzo era una candidatura spontanea. Inviò.

Ad ogni click del mouse, non provava speranza, ma una strana, sottile sensazione di riappropriazione.

Per la prima volta da anni, non stava solo subendo il lunedì mattina. Stava pianificando un'evasione.

Sentì i passi di De Blasi rientrare dalla pausa pranzo, il suono metallico del suo mazzo di chiavi che batteva contro la scrivania. Claudio chiuse la scheda incognito con un solo scatto del dito. Sul monitor tornò a campeggiare il solito foglio di calcolo, grigio, ordinato, impeccabile.

Si girò verso De Blasi con il solito, addestrato sorriso da collega innocuo.

«Com'era il risotto ai funghi?» gli chiese.

«Un po' scotto, a dire il vero,» rispose De Blasi scuotendo la testa. «Tu com'è andata con il digiuno?»

«Bene,» disse Claudio, appoggiando la schiena allo schienale della sedia e sentendo il calzino sinistro finalmente un po' meno umido. «Mi sento decisamente più leggero.»

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