Marco si svegliò in un letto sconosciuto. Gli era rimasto un ultimo ricordo: lui sdraiato sul divano a riposare cinque minuti. Si guardò attorno: la stanza appariva spoglia, priva di arredi se non per il letto su cui giaceva. Le pareti, di un verde marcio, esibivano brandelli di carta da parati di pessimo gusto.
Marco si alzò con cautela. Prima di poggiare i piedi a terra controllò il pavimento, nulla interrompeva la sequenza di assi malridotte. Osservando meglio le pareti, scorse un pomello incastonato in una di esse.
Provò a girarlo: con sua grande sorpresa, la parete rivelò un passaggio segreto verso un secondo ambiente, sudicio e buio quanto il primo. Lì dentro scorse un tavolo, una sedia e, lungo il muro di fondo, piccole librerie colme di volumi.

Dopo un'iniziale esitazione, varcò la soglia, puntando alla scrivania posta al centro del locale. Sopra il piano giaceva una pila di fogli di carta, una penna a sfera, una stilografica e un pennino con un manico in legno tinto di un rosso cremisi molto scuro.
Sopra la pila di fogli c’era un foglietto. Marco lo afferrò e lesse queste parole: “ Scrivi a piacimento, non trattenerti, ma ricorda…” Il fondo del biglietto era strappato e non c’era traccia della parte mancante. Lui cercò di immaginare il finale di quel messaggio…
Stanco di tormentarsi, decise di scrivere qualcosa e scelse la penna stilografica per fissare sulla carta le sue parole. Scelse l’unico argomento abbastanza corposo e di cui ricordasse più informazioni possibili: la Seconda Guerra Mondiale.
Scrisse così tanto da dover sostituire la cartuccia due volte. Apposto l’ultimo punto, si alzò e si diresse verso le librerie sul fondo della stanza per esaminare i volumi sugli scaffali.
Dopo essersi chinato per prenderne uno, Marco notò dei numeri sul dorso. Erano anni. L’ultimo volume disponibile riportava la data 1938.
Il viso di Marco sbiancò. Se il suo timore era corretto, lui aveva scritto cosa sarebbe avvenuto nella….
Il panico travolse i suoi pensieri. Corse verso il tavolo per distruggere i fogli, ma, dopo il primo passo, il pavimento parve spalancarsi e lui iniziò a precipitare in un vuoto oscuro.
Mentre cadeva in quel pozzo nero come la pece, l'angoscia per ciò che aveva scritto non gli dava pace. Poi vide una luce sul fondo.
Si svegliò sul divano di casa sua, ansimante e con la fronte imperlata di sudore. L’esperienza vissuta era reale o solo il frutto della sua immaginazione?
Mentre si asciugava la fronte, avvertì qualcosa di estraneo nella tasca sinistra dei pantaloni. Sicuro di non avervi riposto nulla, infilò la mano e ne trasse il lembo mancante del bigliettino trovato in quella stanza inquietante.
Marco prese un bel respiro e, facendosi coraggio, lesse cosa c’era scritto sul messaggio finale: “ la realtà è un gioco, noi siamo sia i creatori che i giocatori, siamo sopra e sotto di essa e ne scriviamo le regole e la storia”.
Terminata la lettura di quel angosciante avvertimento, purtroppo arrivato in ritardo, Marco si alzò dal divano per andare a sciacquarsi la faccia, ma prima di incamminarsi nel corridoio di casa si chiese: “ Io sono stato il primo o …”.

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