Lesse la pagina del documento antico che aveva davanti:
«Eliminando l’ombra, eliminiamo la percezione della tridimensionalità. Senza tridimensionalità, la mente umana perde la capacità di concepire ciò che non vede.»
Si fermò a lungo su quella frase.
La mente perde la capacità di concepire ciò che non vede.
Si fermò ancora su quelle parole. Era l’impressione giusta. Era esattamente ciò che il Grande Sole artificiale impediva.

Il Mondo di Sotto, quello che si estendeva nelle viscere del pianeta, era un mondo a parte e occupava esattamente metà della sfera del pianeta. Il cielo del Mondo di Sotto era costituito da uno strato di acciaio e cemento spesso qualche chilometro, e su quella superficie, dal lato interno, era incastonata una semisfera: il Sole artificiale. In quel mondo non esisteva neppure la più piccola ombra, perché ogni superficie riflettente era costruita in modo tale che i raggi di quella gigantesca lanterna illuminassero ogni angolo.

Ma quel mondo, ora lo sapeva, era ancora più falso del mondo in cui viveva lui, quello in cui si era verificata la grande eclissi. Laggiù, nel Mondo di Sotto, un fenomeno del genere non avrebbe mai potuto verificarsi. Lì vigeva, in modo ancora più assoluto, il Primo Comandamento. E le persone laggiù, lui lo sapeva bene, davano per scontata quella realtà.

E capì che la vera rivoluzione sarebbe stata spegnere il Sole artificiale. E allora capì il piano. I Platoniani non avevano usato il mito della caverna per liberare l’umanità dalle ombre. Lo avevano usato per imprigionarla nella luce.

Decise che doveva scendere nel Mondo di Sotto. Voleva vedere se c’era modo di fare qualcosa laggiù. Nel mondo da cui proveniva sapeva che ciò era impossibile. Capì che la liberazione non sarebbe avvenuta solo spegnendo il Sole artificiale. Sarebbe avvenuta insegnando alle persone a desiderare l’ombra. E per la prima volta, da Platoniano, si sentì un traditore. E, nello stesso istante, libero.

Quella notte capì che forse i veri prigionieri della caverna non erano coloro che guardavano le ombre, ma quelli costretti a vivere nella luce continua. Per la prima volta desiderò che il Sole si spegnesse — non quello vero, che da secoli non vedeva più, ma il Grande Sole artificiale con cui i Platoniani illuminavano senza tregua il Mondo di Sotto.

Lui apparteneva all’élite che viveva nel Mondo di Sopra, dove la notte esisteva ancora e le ombre nascevano spontanee, e per anni aveva creduto al Primo Comandamento: l’ombra è il diavolo. Nel Mondo di Sotto, infatti, nulla poteva generare ombre: la luce arrivava da ogni lato, sempre, cancellando ogni contrasto. Le persone crescevano senza sapere cosa fosse un lato nascosto e credevano di vivere nella massima chiarezza possibile.

Ma osservando la Luna oscurata dall’ombra della Terra comprese che la luce continua non rivelava, bensì appiattiva e annullava le differenze. Senza ombra non c’è profondità, non c’è rilievo, non si può intuire che esista un “dietro”, un “sotto”, un altrove. Ricordò allora la domanda proibita: e se l’ombra non fosse il male, ma la chiave per comprendere la realtà?

Il Mondo di Sotto era progettato proprio per impedirlo: architetture piene di superfici riflettenti. Tutto era esposto a quella luce avvolgente e senza segreti e, proprio per questo, facilmente manipolabili. Perché chi non ha mai visto un’ombra non può nemmeno immaginare che qualcosa gli venga nascosto.

Ora invece lui la vedeva ovunque, e capiva che l’ombra rivelava che esiste una verità. Questa era la differenza. E lui doveva fare assolutamente qualcosa per il popolo del Mondo di Sotto: la liberazione che aveva provato su di sé doveva essere estesa anche agli altri.

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