Una bella domenica di inizio estate. Il sole non ancora implacabile e una piacevole brezza marina proveniente da Sud, avevano reso l’atmosfera gioiosa e attirato una moltitudine di passeggiatori sul boulevard Prymorskyi che, attraverso l’omonima scalinata, consentiva l’accesso diretto all’area portuale della città.


Da lì, una impareggiabile vista sul Mar Nero e sulla costa settentrionale.

Quello era il polo di attrazione nei giorni di festa. Il luogo ormai tradizionalmente riconosciuto come punto di incontro dei cittadini locali.
Famiglie borghesi, riconoscibili dagli abiti eleganti e da una malcelata predisposizione all’ostentazione del proprio status sociale, condividevano, almeno in quel giorno, la strada con i meno fortunati.


Per qualche ora, differenze sociali, conflitti familiari, problemi economici o politici, trovavano un momento di conciliazione.
Bambini vestiti a festa si rincorrevano gioiosamente lungo la scalinata, indifferenti allo stile o alla condizione degli abiti indossati. Giovani donne orgogliosamente intente ad accudire i più piccoli, accomodati e protetti nelle loro carrozzine.
Gruppi di uomini commentavano animatamente le ultime notizie apparse sui quotidiani nazionali, letti e ripiegati accuratamente sotto le giacche.
I più anziani, fieramente seduti sulle numerose panchine del viale, godevano di questi momenti di vitalità, di serenità e di pace insperata.
Venditori ambulanti di caramelle e dolci, piccole bancarelle di giocattoli, qualche discreto mendicante, completavano il quadro.

 

Il suono inconfondibile di una sirena annuncio l’arrivo in porto di una nave militare.
La maestosità dell’imbarcazione e la solennità del suo lento procedere verso il molo, calamitarono l’attenzione di una folla sempre più vociante di curiosi che, dalla scalinata, lanciavano gioiosi i loro saluti di benvenuto all’equipaggio.
Alcuni giovani marinai, severamente osservati dai loro ufficiali, ricambiarono, prima timidamente e poi sempre più entusiasti il saluto, quasi a testimoniare il sollievo e la gioia per un ritorno a casa tanto agognato.

Un frastuono innaturale quanto repentino stravolse in pochi minuti quel clima di festa.
Un tremore cadenzato e angosciante si impadronì con prepotenza della scena.


Dalla sommità della scalinata, come un enorme millepiedi, apparve un’ombra terrificante. Un muro di soldati marciava inarrestabile contro la folla. A un ordine perentorio dell’ufficiale al comando furono sguainate le baionette in dotazione, mentre la cadenza degli stivali battuti al passo accompagnava l’azione come una macabra colonna sonora.

I primi spari colsero di sorpresa gli ignari cittadini che, dopo momenti di panico, tentarono la fuga verso il porto. Ma i proiettili erano più veloci, stroncando con drammatica precisione la disperata corsa verso la salvezza di uomini, donne e bambini.
Come in un’orrenda e innaturale gara di sopravvivenza, i più deboli ebbero la peggio.


Il muro armato si abbatté come un fiume in piena su quell’umanità. 

Testimoni ormai muti di quello scempio, i corpi dilaniati delle vittime erano solo fastidiosi ostacoli da superare.
E si continuava a sparare. Le giovani madri inseguivano i loro piccoli impegnati in quello strano gioco.
Qualcuno tentava di guadagnare una ormai improbabile via di fuga verso la marina.
Una donna risaliva l’onda, cercando di  arginare disperata quella discesa all’inferno, stringendo in braccio il figlio colpito. Ma nulla poté contro la follia distruttrice.


Una carrozzina, lasciata scivolare dalle mani morenti di una madre, saltellava incontrollata sui gradini. Sembrava cercare un pertugio, accompagnata dalle urla strazianti del suo piccolo e ignaro passeggero.
Ma quel giorno il destino atroce non volle dimenticare nessuno.

In pochi ma interminabili minuti un silenzio innaturale piombò su quel lembo di città.


Un corto circuito di energie vitali, speranze e sogni bruscamente deflagrati su quel selciato. Il futuro cancellato. Ma tutto era stato eseguito con diligenza, secondo gli ordini impartiti.

Solo il sole che continuava a  riscaldare e il mare a lambire quella terra apparivano immutati.

Per loro, il corso della vita non si sarebbe interrotto.

 

Odessa, giugno 1905

 


"Sono le sei del mattino e Odessa, città portuale sul Mar Nero, è stata svegliata dal suono delle sirene antiaeree”.

Odessa, gennaio 2026

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