La madre continuava con il martellamento, “se proprio devi usare quel mezzo che almeno ne valga la pena, non ti svendere per niente. È l’unica arma che hai, cerca di usarla con criterio”. Ogni giorno Laura ascoltava i predicozzi e ogni volta sbuffava, era un supplizio, lei voleva decidere da sola, voleva anche sbagliare ma la colpa doveva essere sua. Spesso quando proprio non ce la faceva più a sopportare il vocio delle due donne si rifugiava fra le braccia del padre che sapeva ascoltare i suoi lamenti. Il padre a differenza della madre e della nonna, le lasciava la scelta di decidere per conto suo. Erano quelli i soli momenti in cui poteva sorridere e lasciarsi andare fra le braccia del genitore. Quante parole vacue, troppe volte aveva dovuto ascoltare quelle chiacchiere. Lei si sentiva oppressa, quelle parole erano come una catena che le impediva di muoversi. Il messaggio lo aveva capito e anche le sue amiche le avevano confermato in parte i pericoli, ma la gioventù e il richiamo del proibito erano voci alle quali era difficile resistere. Le stesse amiche poi le avevano prospettato anche i lati positivi derivanti dai pericoli. Loro erano riuscite a liberarsi da quel giogo e vivevano la loro vita come volevano. Lei ancor stentava, circondata com’era fra la nonna e la madre.

L’acqua stava cominciando a intiepidirsi e una strana sensazione di freddo la prese all’improvviso, colpa di quei ricordi o della lunga permanenza nell’acqua? Decise che poteva bastare, uscì rabbrividendo e si avvolse nell’accappatoio. La stanchezza sembrava sparita, ma bastò che si sedesse davanti allo specchio per ritrovarsela tutta addosso. Un pensiero si fece largo nella mente disegnandole sul viso una specie di smorfia.  Le due donne artefici della sua vita, se potessero vederla adesso, una donna matura con alle spalle una vita complessa e quasi fallimentare, chissà come si sarebbero comportate, magari non le avrebbero rivolto nemmeno la parola o avrebbero continuato la loro opera persecutoria. Pur di uscire da quella trappola aveva scelto un ramo di studi che le avrebbe permesso di allontanarsi da casa, con la benedizione di tutti. Alla prima occasione utile, infatti, come una farfalla aveva preso il volo volando lontano con le fragili ali non ancora solide per quel tipo di viaggio.

Stava infilandosi il completo di seta per la notte, quando sentì dei leggeri colpi alla porta. Intuì chi poteva essere a quell’ora e anche del perché bussava alla sua porta. Non era proprio la serata adatta, non era in vena di affrontare anche una serata del genere dopo la giornata massacrante. Si avvicinò alla porta e senza aprire chiese:

«Chi è»

«Ciao Laura, sono io, volevo darti la buonanotte»

«Grazie, l’accetto volentieri, ma penso sia meglio che vai a dormire anche tu, questa sera sono stanca e non sarei una buona compagnia. Ci vediamo domani!»

Dall’altra parte della porta si sentì uno sbuffo che esprimeva la delusione di chi stava parlando, ma dopo un lungo sospiro riprese a parlare con voce più aspra e risentita:

«D’accordo come vuoi tu, ma non dimenticare che sono troppe volte che questa porta non si apre e questo sta cominciando a spazientirmi. Lo sai, non dico sempre, ma ogni tanto devi concedermi ascolto. Non vorrei doverti ricordare come e perché sei qui. Alla prossima, mia cara e, prima di dormire pensa bene alle conseguenze dei tuoi rifiuti.»

Laura era troppo stanca per infuriarsi, rimase lì addossata alla porta in silenzio. Ancora una volta gli uomini stavano dimostrando la loro vigliaccheria e la sfrontatezza del potere. La donna per loro significava poterne disporre in tutto e per tutto. Quando era stata assunta la prima volta come direttore aveva faticato non poco a tenere a bada le smanie del proprietario. Solo una volta non aveva potuto opporsi ed era bastata solo quella volta per diventare quasi una proprietà privata del titolare.  Da quel momento in poi sembrava si fossero passata la voce. Ogni volta che cambiava lavoro immancabile arrivava la richiesta. Tornavano alla carica ogni volta con minacce più o meno velate, quasi fosse un obbligo per lei dover sottostare alle voglie se voleva conservare il posto. Questa storia continuava da anni e stava prendendo dei risvolti assurdi. Era stanca di dover combattere, stava pensando seriamente di andarsene. Non era la prima volta che le capitava e, purtroppo, sapeva che andando via ogni volta, le sue credenziali di ottima manager e di perfetta figura di comando non sarebbero più bastate per trovare un impiego. Chi veniva lasciato diffondeva credenziali negative su di lei e questo le complicava la vita, alla lunga non avrebbe trovato più un impiego adatto a lei. Lentamente si staccò dalla porta e senza nemmeno asciugarsi le lacrime che scendevano sul viso si trascinò fino al letto. Il sonno tardava a venire e nella sua mente riaffiorarono tutti i ricordi che lei tentava inutilmente di scacciare indietro. Andò col pensiero fino alla prima volta quando lei sedicenne si ritrovò fra le braccia di un uomo adulto che la iniziò a quella che doveva essere la sua vita di donna. La scuola stava volgendo al termine e nelle frequentazioni extra scolastiche si presentò l’occasione di conoscere una persona che colpì la sua immaginazione. Lei ancora acerba, si vide trattata come una vera donna matura, fatta oggetto di affetto e di quelle particolari attenzioni che fa piacere ricevere. Era pronta per il grande balzo, incurante della differenza di età decise che se doveva essere perché non con quella persona che era così gentile e premurosa. Successe una sera in macchina e non fu un’esperienza come lei immaginava dolce e romantica, anzi, fu di una cruda volgarità che, alla fine, la disgustò. Scappò via, fu la prima delusione della sua vita. Altre ne sarebbero arrivate e l’avrebbero seguita nel corso degli anni, ma al momento lei non lo sapeva ancora. Finalmente i ricordi si affievolirono e lei poté chiudere gli occhi. Aveva bisogno di dormire, domani un’altra giornata, sempre caotica, snervante, faticosa, l’attendeva fin dal mattino. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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