"No, non si può continuare così! Il lavoro, dov'è stu travagghia? Ogni mattina vado in piazza ad aspettare che qualcuno cerchi un onesto lavoratore, ma niente, niente di niente! Potrei fare qualsiasi cosa, lo spircuddaturi, lu zappaturi, sacciu cucinari, ditemelo voi che vi serve ed io lo faccio, perché a casa ho tre figli da sfamare ed una moglie, ormai una canna per l'abbili, pari na cannula ca si consuma 'zuppiddu. Voglio lavorare pecche un uomo senza lavoro che è, una nullità. Ecco perché poi qualcuno va a rubare e si convince che quello è un lavoro, s'illude che basta portare da mangiare a casa e tutto è lecito. Ma questo atteggiamento non é "cosa pi mmia". Ho delle braccia e delle mani e con queste mi voglio vuscari u pani' Ormai sta piazza mi sta diventando antipatica. Non porta lavoro, nessuno dei campieri cerca personale perché le macchine, ora ci sono le macchine che lavorano al posto dell'uomo ed un cristiano può morire di fame perché il padrone si compra le macchine e guadagna di più. Come mastru Turi che ha licenziato i suoi operai, patri ri famigghia, e fa lavorare le macchine! Ah, dannata tecnologia, dannata tecnologia! Ca leva travagghiu a li famigghi! Potrei fare anche lo scavatore. Me cucini Tanu mi ha raccontato che a Carrapipi si potrà trovare lavoro perché lì ci sono le miniere."

Sariddu era amareggiato di questa vita di stenti e rimaneva lì, in piazza dalle cinque del mattino, sperando che qualcuno potesse offrirgli una giornata di lavoro. Un giorno, quando ormai le speranze erano cadute, un campiere cerava i raccoglitori di manderini e lui fu preso. Poche lire al giorno ma bastevoli per ritornare a casa con qualcosa. Ma durò pochi giorni e si ritovò più povero di prima e di nuovo senza lavoro. Poca cosa, poca cosa.

Maria, sua moglie, le aveva provate tutte. Cucinava la verdura raccolta nei campi liberi e tutte le sere c'era cicoria, pane che il fornaio regalava quando gli rimaneva invenduto e Maria lo ringraziava con un sorriso e diceva che era un sant'uomo. Si mangiava. Ma fino a quando?

Sariddu allora si convinse che doveva andare via da quel paese ingrato e seguì i consigli del cugino. Mi nni vaju a Carrapipi.

Fu così che Sariddu prese il treno e partì fra le lacrime della moglie e dei figli. "Nun  ti scantari, stai u tempo necessariu pi jnchiri sta valigia di cartoni di picciuli e ritornu" fece alla moglie. E prese il treno pì Carrapipi. Non si seppe mai se Sariddu arrivò mai a destinazione, sta di fatto che non tornò più al paese. E dopo un anno Maria si vestì di nivuru e continuò a raccogliere la cicoria o il finocchietto selvatico senza più il suo Sariddu, partito per Carrapipi e mai più ritornato.

Forse sarebbe stato meglio che Sariddu fosse partito per la guerra! Almeno si sarebbe potuto pensare che era morto in battaglia. Ma così non fu. E Maria rimase sola con i suoi tre figli. E tutte le sere passava dalla stazione, sperando ancora nel cuore che il suo Sariddu sarebbe sceso dal treno proveniente da Carrapipi. E ritornando a casa, sconsolata, si chiedeva sempre: " Ma dovi sta stu Carrapipi?"

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