Alle sette e quaranta del mattino, Ornella P., in arte Millicent Darkmorrow, scrittrice di racconti erotici noir, era già al lavoro davanti al computer.

Aveva appena salvato tre nuove fotografie per le sue copertine.

 

Nella prima c'era una figura bellissima che sorseggiava caffè leccandosi lentamente le labbra davanti a una finestra battuta dalla pioggia. Una creatura tormentata ma sensuale, di quelle donne che declamano poesie russe correndo nude nella taiga e si scaldano poi con una bottiglia di vodka. Aveva provato a copiarne l'espressione specchiandosi nel riflesso nero del microonde, ma il sexy non le apparteneva e, a differenza della donna della fotografia, alle spalle non aveva una finestra battuta dalla pioggia, bensì le piastrelle della cucina e una confezione di tè Star in offerta al super.

Nella seconda immagine una giovane donna seminuda stava dietro una tenda di garza color melanzana. Fissava l'obiettivo mordendosi il labbro come una donna che desiderava contemporaneamente andare a letto col primo che passa e occultarne il cadavere subito dopo. Provò a imitarla, ma si morse il labbro troppo forte e dovette metterci del ghiaccio.

Nella terza compariva una femme fatale in lingerie rosso sangue, sdraiata su un divano leopardato sintetico, che sembrava dire: "Chi entra nei miei romanzi non esce più... vivo."

 

Rimase a fissarla per parecchi secondi, poi abbassò lo sguardo sui pantaloni della tuta scolorita e sospirò.

Ornella non era mai stata in Transilvania, né nella taiga, né da nessun'altra parte. Non era mai stata neppure a Vigevano, perché già sulla tangenziale le sudavano le mani come se stesse trafficando uranio arricchito.

Abitava a Pianoro Basso, sopra la farmacia comunale, dalla quale si riforniva regolarmente di fermenti lattici per una questione intestinale che definiva "intima e misteriosa oscurità".

 

Nei suoi libri aveva occhi smeraldini, magnetici; in verità erano di un grigio topo incorniciati da spesse lenti da presbite e da occhiaie violacee, segno inconfutabile delle troppe ore davanti al computer.

Sulle copertine mostrava un fondoschiena degno di una civiltà pagana dedita al peccato rituale. Il suo, quello vero, era piatto e imbrigliato in mutande contenitive color carne che le dividevano i fianchi in piccoli settori catastali. 

Nelle anteprime raccontava di un décolleté esuberante capace di far perdere lucidità a detective tormentati, serial killer e diplomatici corrotti; nella quotidianità si rassegnava a un reggiseno imbottito che prometteva più di quanto mantenesse.

 

Poi scoprì  X, e capì il vero potere della rete: non dei libri, ma dei culi e delle tette.

Passò tre giorni a studiare le immagini delle colleghe noir sdraiate su letti volutamente disfatti, con una sigaretta accesa e l'aria di chi ha appena avvelenato un funzionario con il polonio e ha ancora venti minuti prima che arrivi la polizia. I romanzi, quando comparivano, facevano capolino sullo sfondo come soprammobili lasciati lì per caso.

Una biondissima attrice finlandese, con Guerra e Pace bene in vista nella scollatura, ottenne ben millequattrocento cuori in quindici minuti; lei si fotografò con la sua copia sdrucita del Camilleri appoggiata al petto, ma ottenne solo due cuori.

 

Fu il momento in cui Millicent Darkmorrow prese definitivamente il sopravvento su Ornella P.

Così, ogni sera, in preda alla frenesia creativa, scaricava fotografie di modelle russe, influencer moldave e attrici scozzesi prosperose, le ripubblicava con il link al suo libro e didascalie come "Non tutti gli uomini sopravvivono alle mie storie" oppure "Stanotte potresti perderti dentro di me".

In teoria stava promuovendo artigianalmente i suoi romanzi, ma in pratica attirava soprattutto pensionati, camionisti divorziati e uomini convinti di scrivere a un'escort dell'Est in offerta lancio. Nei commenti chiedevano il numero, la tariffa, se ricevesse anche il sabato; nessuno le faceva mai domande sui libri.

Un uomo le scrisse: "Ti immagino tutta nuda mentre scrivi".

 

Nonostante tutto, le vendite non decollavano.

Le recensioni sui social erano quasi tutte scritte da lei, da un secondo profilo, Ruggiero_1971.

"Autrice magnetica e sensuale".

"Atmosfera torbida che lascia senza fiato".

"Letto in una notte, pieno di desiderio".

 

Solo di rado, nelle ore più silenziose, apriva davvero uno dei suoi romanzi, tanto per ricordarsi chi era. Vi trovava detective impolverati dai nomi improbabili come Raymond Hawthorne o Oscar Ashcroft, ubriachi di liquori rumeni, avvinghiati a donne velate, intenti a fare sesso sotto la pioggia in praterie popolate da strigoi arrapati e vampiri alati.

Poi, sospirando, alzava gli occhi e c'erano a osservarla solo una moka annerita mezza vuota e un reggiseno sformato steso ad asciugare sul termosifone.

Notte dopo notte lei spariva un po' di più per lasciare il posto a Millicent Darkmorrow, panterona del noir erotico mediterraneo, sette copie vendute, tre comprate da lei stessa per far salire la classifica.

 

 

PS: l’episodio che ha ispirato questo racconto è reale. Ornella P. invece è inventata di sana pianta. E no, non sono io.

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