Il fischio del treno sembrò riportare il tutto alla normalità. Chance si affrettò verso la stazione. Cercò di darsi una ripulita all’abbeveratoio del maniscalco. Prese un mazzo di mughetti dall’emporio di Papa John, lanciando una moneta che Papa John accolse con un sorriso. Lo sceriffo Carter era pur sempre un ragazzone. Un fegataccio di prim’ordine, ma un ragazzone. Che voleva sorridere alla vita. E la sua vita scendeva in quel momento dal treno proveniente da Tucumcari: si chiamava Pauline, era la nuova maestra di Cold Lake. Si erano conosciuti da poco più che bambini e non si vedevano da più di un anno. Chance la sollevò con gioia e la fece ruotare in aria mentre lei rideva divertita, perdendosi negli occhi e tra le braccia del suo bellissimo sceriffo, sognante per la vita bella e semplice che avrebbero presto iniziato. 

L’orologio della chiesa cominciò a battere dodici rintocchi. 

Dodici rintocchi non uno di più. 

E uno sparo. 

Il viso di Pauline passò dalla gioia alla sorpresa! Gli occhi spalancati e tristi, improvvisamente consapevoli che la sua gioia terminava lì, così come la sua vita scivolava via.

La colt di Chance vomitò i sei colpi in rapida successione, con una precisione fuori dal normale. 

Il corpo di Bill Colton volò a terra, fumante per il piombo ricevuto. Il volto e il ventre devastati dalla ’45.

Era mezzogiorno. 

Una pallottola aveva spezzato il cuore dello sceriffo Chance Carter.

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