Chiuse la porta alle sue spalle ed ebbe la sensazione di averci chiuso dentro tutto il suo passato. L'aria del mattino era fresca, ma il sole di maggio era caldo e splendeva nel cielo perfettamente azzurro. Il taxi era  già all'angolo ad aspettarla. Erano pochi metri ed era in anticipo sull'orario previsto per arrivare in stazione, ma non poté fare a meno di correre come se temesse che qualcosa o qualcuno uscisse da quella porta per riportarla indietro.

Anche alla stazione quella assurda paura continuò a farla tremare. Sedette sulla panchina gelida di marmo e si strinse il giubbotto sul cuore sperando di farlo smettere di correre. Ma i battiti non rallentarono. I pensieri vorticavano nella sua testa ad una velocità folle e lei non riusciva a trattenerne neppure uno.

Potendoli scomporre in fotogrammi ci avrebbe trovato tutta la sua vita: i troppi nodi che si era imposta fino a creare un cappio così stretto da essere arrivata al limite della perdita di sensi e di senso. La brava ragazza, la brava mamma, la brava moglie. Quel “brava” mendicato da tutti e mai chiesto davvero a se stessa, aveva intessuto la corda con l'acciaio e lei non avrebbe mai più capito come impedire il soffocamento se, per caso, non fosse arrivato il suo primo messaggio. Lo sbaglio di una chat e la collisione di due particelle nell'universo della rete.

Una battuta, un commento gentile, un'emoticon col sorriso e subito la voglia di non perdersi. Di conoscersi un po' meglio. Le particelle che si agganciano come in una reazione chimica e la propulsione generata dalle parole - quelle che lei desiderava sentire da sempre - che spara entrambe le loro anime fuori dal tempo, fuori dalla fatica della vita di ognuno. Un sogno insperato ormai perso in regalo, e all'improvviso l'inusuale certezza dentro di lei di meritarselo. Non c'era niente di giusto, niente di corretto, niente che la brava persona che tanto aveva voluto essere avrebbe dovuto fare. Ma c'erano lei e tutta quella passione trattenuta dentro che adesso poteva venir fuori.

Non andava bene per nessuno tranne che per se stessa ed era assurdo, forse anche pericoloso, correre tra le braccia di un uomo con cui aveva solo parlato in una chat, ma era lì ad aspettare il treno per raggiungerlo. Lo aveva fatto. Stava tradendo tutti ma se avesse rinunciato avrebbe tradito se stessa e non avrebbe respirato più. Il portone sbattuto alle sue spalle era stato il coltello con cui aveva reciso il cappio. Si sentiva euforica, elettrizzata, sconcertata per aver avuto il coraggio di farlo. Un residuo di razionalità le ricordava che sarebbe finita male, ma ormai aveva saltato. Volava.

Per un mese, un giorno o solo poche ore? Non aveva importanza. Non si era mai sentita così viva, prima.

Cadere, sarebbe stato un prezzo adeguato. 

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