All’alba del giorno dopo stava percorrendo un tratto autostradale. Ormai era quasi fatta. La città dietro di lui era a circa cinquanta chilometri e nessuno sembrava inseguirlo.

Il suo Caronte era un tipo piuttosto taciturno, ma lui lo era ancora di più visto la tensione sottocutanea per quella fuga. I suoi pensieri in quei frangenti oscillavano tra l’ansia e la tensione, sospesi in quell’operazione di fuga per la salvezza e il futuro forse radioso che si sarebbe dispiegato davanti a lui una volta giunto a destinazione. Ancora una manciata di chilometri e tutto sarebbe finito per sempre. Il capellone, le sue disavventure e tutto il resto. Pochi chilometri ancora per approdare alla terra promessa. Iniziare una nuova vita e, soprattutto, non nascondersi mai più.

Caronte era completamente calvo. Calvo, robusto e sui cinquant’anni all’incirca. Appena l’aveva intravisto circa un’ora prima capì a cosa alludeva il suo amico. Salendo in macchina fece un leggero sorrise appena accennato a se stesso, osservando quella testa tutta pelata.     

Stavano percorrendo un altissimo cavalcavia quando all’improvviso Caronte fermò la vettura, affiancandosi sulla destra, per poi scendere dall’automezzo. Pensò di primo acchito guardandolo scendere a un possibile guasto meccanico, o forse a un suo bisogno fisiologico impellente. Ma non era così.

- Scendi! -, gli disse freddamente.

Scese dalla vettura con il cuore in gola.

- Adesso o ti butti dal cavalcavia oppure ti ci butto io! -

- Cosa? -

- Hai capito benissimo! -

- Ma chi sei? Neanche ti conosco! -

- Dovresti conoscermi molto bene, invece. Molto bene! Ci conosciamo da anni! Da sempre! -

Dicendo quest’ultime parole lo afferrò di peso buttandolo giù dal cavalcava.

Lui precipitando gli gridò istintivamente: - Chi sei? -

Di contro gli arrivò la sua risposta urlata: - Il capellone! -

 

Fu un precipitare infinto. Per l’altezza considerevole del cavalcavia forse, oppure per la sospensione del tempo e dello spazio che precede la fine dell’esistenza. Quel suo precipitare sembrava aver aperto un varco verso l’infinito pre morte.

Non sappiamo se le cose dette in quegli ultimi istanti fossero il frutto di una mente deviata e consapevole della propria fine impellente oppure erano reali.

Tutto si era fatto più lento. Il tempo sembrava essersi fermato.

Urlò con tutte le sue forze.

- Tu il capellone? Ma se sei completamente calvo! Non hai un capello in testa! -

- Deficiente! Ecco cosa sei: un deficiente! È proprio per questo che tutti mi chiamano capellone. Cretino! -  

Precipitando, prima di giungere al suolo stramazzato, i suoi ultimi pensieri furono per quel destino beffardo. Beffardo e crudele! Fino alla fine era stato ingannato. Persino il suo amico fidato era un suo affiliato e l’aveva consegnato di persona a lui. Consegnato come un pacco appena impacchettato. E poi il capellone era uno completamente calvo. Da ridere.  

Quello fu il suo ultimo pensiero. Poi ci fu un tonfo. Un tonfo tremendo. Alle sue orecchie sembrava quasi un boato! E subito di seguito solo buio e silenzio. Per sempre.

 

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