Ti immagini come sarebbe un viaggio assieme? Magari di ritorno da una vacanza, con te che cambi i CD e metti De André perché vuoi riposare mentre ascolti storie di un'Italia che non c'è più, mentre io guardo scorrere le strisce bianche sotto di noi, e sono indeciso se guardare le tue gambe o la strada. Sarebbe strano vederti respirare sul finestrino, metterti una coperta sul bacino perché ti vedo aver freddo, ricordarmi di portare un cuscino da casa per potertelo passare nel momento in cui decidessi di dormire.

Sarebbe particolare svegliarti alle 4 del mattino, fermi in un'area di servizio, mentre le macchine passano a pochi metri da noi a oltre 200 chilometri orari e io mi fumo una sigaretta, guardandoti dal finestrino prima di svegliarti e chiederti se vuoi un caffè o qualcosa da mangiare. Ti sveglieresti con un piccolo segno sulla faccia lasciato dal cuscino, che te lo avrebbe inciso nelle ore precedenti, proprio mentre dormivi, per via della pressione del tuo corpo attuata su di esso. Probabilmente scenderesti dalla macchina sbadigliando, rubandomi dalle labbra metà sigaretta, scherzando su quanto la mia macchina sia scomoda e io ti risponderei molto ironicamente, dicendoti che mancano soltanto 500 chilometri prima di tornare a casa e che se vuoi puoi già cominciare a incamminarti autonomamente e da sola, sapendo che per nessuna ragione al mondo, probabilmente neppure di vita, ti lascerei da sola.

Ci incammineremmo dentro il punto vendita, ti aprirei la porta girevole e saremmo immediatamente parte di una realtà che non ci appartiene minimamente, ma che in quell'istante sarebbe nostra più di ogni altra cosa, perché per i camionisti, netturbini o semplicemente baristi presenti in quel posto in quel momento saremmo semplicemente due ragazzi ancora spensierati, che addosso non hanno quei segni indelebili inflitti dalla vita e dal dolore. Io quei segni non voglio averceli mai, indipendentemente da con chi vivrò la mia vita. Forse li accetterò soltanto in punta di morte, quando avrò attorno tutti i miei cari che pregheranno nella speranza che la mia vita si allunghi di qualche ora, ma a me non importerà, perché il mondo avrà già tirato le mie somme ed elaborato le mie statistiche, mancherà soltanto qualche piccolo ritocco ai dettagli.

Comunque sarebbe curioso sapere come bevi il cappuccino appena sveglia alle 4.30 del mattino, come mangi i cereali Kellog’s che tanto ti piacciono, come quando mi raccontavi, mentre eravamo in quarantena, che non riuscivi a svegliarti in tempo e facevi colazione durante la lezione. Probabilmente rimarresti con il labbro superiore sporco di schiuma e morirei dal ridere a pulirti con il mio pollice sinistro, mentre mi guardi con una faccia arrabbiata come a dire “non c'è bisogno che ti prendi cura di me”, ma a me piacerebbe tantissimo farlo, forse per sentirmi un po’ più accudito anch'io.

Finita la nostra colazione notturna cammineremmo per tutto l'Autogrill, perché non si può uscire da dove si entra, e verso la fine daresti un occhio allo scaffale dei CD, dove casualmente ti cadrebbe l'occhio su una playlist di chitarra classica e mi chiederesti di comprarla, dato che nella mia macchina c'è soltanto il lettore CD e non possiamo mettere musica in nessun'altra maniera. Saliremmo in macchina, accendendo entrambi una sigaretta, con te che torni ad appoggiarti sul cuscino e, una volta trovata la posizione esatta, cambieresti il disco in riproduzione con quello appena comprato per sapere se il tuo intuito musicale avesse avuto ragione. Quella sarebbe la colonna sonora del nostro viaggio di ritorno dalle vacanze

 

Samuele Meante

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