Che godimento può avere il tempo a veder scorrere le vite di ognuno di noi come se scivolassero sulla superficie oliata delle nostre continue esperienze?

E più passa il tempo, più si sente padrone del mondo, un padrone solitario, però e senza scrupoli perché non reca aiuto a nessuno, non conforta, non risparmia alcuno ma continua imperterrito per la sua strada, senza sapere nulla della meta, senza vedere risultati alla sua opera se non le perdite lungo il cammino, come pietre preziose smarrite, destinate a non trovarsi mai più. Miete vittime, offre olocausti senza un perché, quasi volesse autocelebrarsi per la sua opera di continua selezione nella vita.

Ma una cosa sola offre ad ognuno di noi, che, forse, in altre condizioni non esiste: la libertà.

La libertà di vivere il proprio tempo come si vuole, di impiegarlo in esperienze differenti, che fanno crescere e che ci fanno passare dalla incoscienza all'illusione, alla  progressiva delusione, alla nostalgia, alla dannazione o alla glorificazione se, quando il contatore segnala la prossimità del nostro arrivo, ci si ė convinti che tutto non aveva senso o ci si affida alla misericordia del nostro Padre creatore.

Il tempo si azzera e il contatore passa ai nostri figli, testimoni di altri percorsi.

Ė come se si facesse la voltura dello stesso contatore con utenti diversi ma portatori del nostro stesso dna. Ecco che allora siamo nell'eternità, perché anche se non ci siamo più, originali, unici ed irripetibili, rimaniamo  nei sospiri, nelle emozioni dei nostri figli e respiriamo con essi, siamo dentro loro cosi come noi abbiamo custodito il respiro dei nostri genitori.

Ecco cosa vuol dire essere genitori e figli oltre il tempo.

Ma Paolo non ha capito nulla di ciò e ha portato sua madre all'ospizio.

Sola ė rimasta. Non ė autosufficiente. Ma Paolo ha dimenticato che quando lui ė nato anche lui non era autosufficiente e sua madre l'ha lavato, l'ha cullato, l'ha custodito e non ha mai pensato di portarlo in un orfanotrofio, perchè mai e poi mai  l'ha considerato una creatura ingombrante.

Tutti i racconti

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Flavio Rossi uscì dalla banca con la ricevuta ancora tra le dita, piegata in quattro come faceva sempre. Era una mattina qualunque nella bassa modenese: aria ferma, odore di polvere e di campagna, il rumore lontano di un trattore. Aveva appena fatto un bonifico e stava già pensando a cosa mangiare [...]

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