Quello che segue è un piccolo esercizio di stile che mi hanno fatto fare ad un corso di scrittura creativa. Prendetelo per quello che è, ossia un mero esercizio :)

 

La luce del salotto cominciò a sfarfallare, sino a che non si spense del tutto. Clara accese una piccola candela per non rimanere del tutto immersa in quel buio che da sempre l'aveva intimorita. Sentì la porta d'ingresso aprirsi e, dopo un lungo e silenzioso istante, richiudersi con un tonfo. Un respiro affannoso e stanco era entrato nella casa, accompagnato da puzza di alcol.

"Quello stronzo è tornato" pensò Clara.

Suo padre apparve sulla soglia del salotto. Il suo sguardo era perso. Si tirò su i pantaloni, cercando di nascondere l'addome globoso che si ritrovava.

- Accendi la luce. Che ti pare, che dobbiamo stare al buio come dei morti? -

Senza guardarlo in faccia, Clara prese la candela e fece per andarsene. Lui la bloccò per un braccio.

- Accendi, ho detto! -

- Non abbiamo pagato la bolletta - rispose lei con voce strozzata - e quindi ci hanno staccato la corrente. -

Lui la fissò con sguardo vacuo. Poi le assestò uno schiaffo che rimbombò in tutto il silenzio della casa. La ragazza cadde a terra.

- Lurido aborto! Dovevi pensarci tu a pagarla! -

Clara si massaggiò il viso dolorante e rigato di lacrime.

- E con quali soldi? -

L'omone le tirò un calcio nel costato, facendole lanciare uno straziante e soffocato grido di dolore.

- Non ti azzardare, sai! Non ti azzardare a parlarmi così, mai! -

Poi, con la figlia lasciata sul pavimento in preda ai dolori, se ne andò in camera.

"Perché non ti sei portato via questo stronzo, invece che mia madre?"

Clara si rialzò, aiutandosi con il tavolo lì vicino.

"Prima il gas, adesso la corrente elettrica... e poi?"

Sul tavolo c'erano i moduli per ipotecare la casa. La ragazza li guardò, distrutta. Nella stanza accanto suo padre aveva cominciato a russare rumorosamente. Lei si accasciò sulla sedia, rincuorata solo dalla tenue luce della candela.

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