"In mare non è come a terra."
Quante volte l'aveva ripetuto, borbottando frasi incomprensibili al vento.

In mare, la parola solidarietà prende corpo e la puoi vedere in tutta la sua valenza. Il mare lo devi ammirare, vivere e, se è il caso, anche temere. Lui sorrideva quando gli facevano notare come i pescatori fossero leggendari nel fare le previsioni del tempo e di come sarebbe girato il vento nelle prossime ore. Loro non svelano mai i loro segreti. Perchè era così e lo sarebbe stato sempre, in virtù di regole non scritte ma che si tramandano da generazione in generazione.
Assorto nei suoi pensieri, lui riparava con maestrìa le sue reti, strumenti fondamentali per catturare i figli del mare, come lui amava chiamarli. 
Quante storie aveva sentito sul suo mestiere e chissà quante ancora era destinato a sentirne. Lui non ne raccontava mai. Eppure ne aveva di storie da raccontare, storie fatte di notti buie come fondi di caffè, di mare in burrasca e di cuori impauriti che battevano al ritmo di vele al vento. Non ne raccontava mai perché ogni volta gli sembrava come se tutti, volontariamente o involontariamente, avessero la presunzione di conoscere il mare. Lui invece sapeva bene che non era lui a conoscere il mare ma era il mare a conoscere lui. Le sue paure, le sue ansie, le sue delusioni e le sue gioie. Il mare bagnava da una vita la sua pelle, così come un padre accarezza un figlio e come per incanto sa tutto di lui. 
Aveva fatto della sua passione il lavoro di tutta una vita. Ora però, il mare, lo vedeva diversamente. Lo vedeva come una fonte di fatica e di schiena spezzata. 
Lui, in cuor suo, aspettava di finire i suoi giorni perché sperava che almeno da lassù potesse finalmente godere la vista del suo mare. Una vista non più guastata per colpa della fatica e della schiena spezzata.

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