Bizz non parla.

Le rare volte che lo fa, emette a mala pena un suono.

"Bene, grazie" intuisci dalle sue labbra, quando gli chiedi: "Come stai, Bizz?".

 

Si chiama Bizzaro.

La scelta, poi, è la tua: se chiamarlo Bizzarro o Bizz.

Nessuno lo chiama per nome. Persino i suoi genitori, pensi, lo chiameranno Bizz.

 

"Se emettessi un suono - quando muovi le labbra - comunicare sarebbe più facile, Bizz"

A volte, ti sembra di tormentarlo. "Ehi, Bizz", "Com'è andata, Bizz?", "Trenta e Lode come sempre, Bizz?".

Non fai che chiamarlo Bizz.

Bizz, Bizz, Bizz.

È il rumore che devi fare nella sua testa: una sorta di fastidioso brusio.

Con gli altri, non senti il bisogno di terminare ogni frase col loro nome.

Ma Bizz devi sempre chiamarlo: perché Bizz non è mai veramente lì.

Non gli importa di essere lì.

Ha l'aria trasognata - quasi profetica - di certa gente che aspetta al binario: quella che sa già dove saranno le porte, quando il treno si fermerà.

 

A volte, ti sembra di piacergli.

Dove c'è un capannello di gente, se ci sei tu, allora c'è anche Bizz. Un po' scostato: come l'epiciclo, rispetto al deferente, di un'orbita tolemaica.

Bizz, coi pantaloni a zampa; i calzini che si affacciano dai suoi sandali, come volti dietro un'inferriata.

Il capannello si scioglie, gocciolando persone una ad una: rimanete solo tu e Bizz.

Allora ti proponi una sfida: di riuscire a far ridere Bizz.

Finché, un giorno, lui fa ridere te.

 

Ci sono i "Comunisti" al Paolotti. Bizz non si fa dare il volantino e non lascia il suo numero di telefono.

"Come, Bizz?" gli chiedi "Non vuoi distruggere il Capitalismo?"

"No" ti risponde Bizz. C'è sempre un po' di bava nella sua bocca: forse è per questo che la apre così di rado. "E anche se volessi, non mi servirebbe il loro volantino".

 

Poi, un giorno, Bizz ti spezza il cuore.

Stai confrontando i risultati di un compitino.

Ti è uscito un numero strano, ma era successo anche l'altra volta e Bizz ti aveva detto che era giusto.

Ti passa accanto, come una cometa, seguendo un'orbita lunga e schiacciata.

Sente solo quell'ultima frase: "Mi ha detto Bizz che era giusto".

"Ma se io non ti ho mai parlato" dice.

"Come, Bizz?" gli chiedi "Come non mi hai mai parlato?"

Fingi di scherzare, ma sei serio: quasi disperato. Come un astronomo - che ha affastellato epicicli su epicicli, per descrivere il moto di un pianeta - davanti all'eleganza e semplicità delle tre Leggi di Keplero.

"Oggi" ti consola Bizz "Oggi non ti ho mai parlato"

E tu sei salvo.

Il tuo modello, forse, è troppo complicato, ma valido.

Bizz non lo ha ancora sostituito con uno migliore.

 

 

 

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